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lunedì 26 ottobre 2015

[Magla's addicted] - La vita non mi spaventa (Maya Angelou)

Maya Angelou
– La vita non mi spaventa -

La vita non mi spaventa per niente
Ombre sul muro Rumori lungo il corridoio La vita non mi spaventa per niente Cani infuriati che latrano Enormi fantasmi in una nuvola La vita non mi spaventa per niente
La vecchia cattiva Mamma Oca I leoni in libertà Non mi spaventano per niente Draghi che sputano fiamme Sul mio copriletto Non mi spaventano per niente
Io faccio “buh” Dico “pussa via” Mi diverto A vederli correre Non piangerò Così voleranno via Mi basta sorridere Per farli impazzire La vita non mi spaventa per niente
Ragazzi violenti che fanno a botte Tutta sola di notte La vita non mi spaventa per niente Pantere nel parco Estranei al buio No, non mi spaventano per niente
Quella nuova classe dove Tutti i ragazzi mi tirano i capelli (Ragazzine smorfiose Dai capelli ricci) Non mi spaventano affatto
Non mostratemi rane e serpenti Aspettandovi che io urli Se mi spavento Lo faccio solo nei miei sogni
Ho un incantesimo Nascosto nella manica, Posso camminare sul fondo del mare Senza bisogno di respirare
La vita non mi spaventa per niente Per niente Per niente La vita non mi spaventa per niente.

(a cura di Pino Prete)

mercoledì 21 ottobre 2015

[Magla's addicted] - Gli uomini, Maya Angelou

poesia di Maya Angelou
Gli uomini


Quando ero giovane, ero solita guardare nascosta dietro le tende gli uomini che andavano e venivano per strada. Uomini vecchi, ubriachi. Uomini giovani, più acidi della senape. Li vedevo. Gli uomini vanno sempre da qualche parte. Loro sapevano che io ero lì. Con i miei quindici anni, affamata. Si fermavano sotto la mia finestra con le spalle alzate come i seni di una adolescente, l’orlo della giacca gli carezzava il sedere. Gli uomini.
Un giorno ti prendono con delicatezza tra le loro mani, come se tu fossi l’ultimo uovo crudo della terra. Poi stringono. Un poco, nient’altro. La prima stretta è gradevole. Un abbraccio veloce. Gentili fino alla tua resa. Un pochino ancora. E comincia il dolore. Ti strappano un sorriso che scivola nel panico. Quando finisce l’aria, e il cerebro deflagra, esplode brevemente ferocemente come la capocchia di un fiammifero. Fatto a pezzi.
È il tuo succo quello che scende lungo le tue gambe. Che ti macchia le scarpe. Mentre la terra torna a raddrizzarsi, e i sapori cercano di ritornare sulla lingua, il tuo corpo è già chiuso. Ormai per sempre. Non esistono chiavi.
Poi si chiude anche la finestra della tua mente. Lì, dietro l’oscillare della tende, continuano a camminare gli uomini. Sanno sempre qualcosa. Vanno sempre da qualche parte. Io, questa volta, voglio soltanto fermarmi a guardare.
Forse.

(a cura di Pino Prete)