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giovedì 24 marzo 2016

Novità uscite Arpeggio Libero

Libri libri libri... Letture letture letture! 


Buongiorno care e cari lettori! :-D

Vi segnaliamo due nuove uscite dal catalogo Arpeggio Libero: due letture diverse per incontrare tutti gusti!

Partiamo con il primo...


Il trolley rosa

Paola Brighenti

"Il trolley rosa" narra di Alias, un barbone che non abbandona mai il suo trolley rosa. Perché...
Vive ai margini della società, ossessionato dalla scomoda presenza di uno sconosciuto che cerca di sequestrarlo.
É la storia di un uomo senza memoria in un libro ricco invece di "memoria", dove passato, presente e futuro si intrecciano in una trama avvincente.
É un romanzo che parla di annullamento di sè e di rinascita, di dolore e di tenerezza, di solitudine e di affetti, di sconfitta e di speranza.

 
Il secondo titolo è della nostra maglozza, Alessandra!
Noi della redazione di Magla siamo orgogliose di lei, un romanzo unico nel suo genere, assolutamente da leggere...

Faust - Cenere alla cenere

Alessandra Nitti

Uno straordinario viaggio nell'animo umano, onirico e sconvolgente. 
Un prodotto editoriale di livello elevato, scaturito dalla penna unica di Alessandra Nitti.
Link per acquisto




Inoltre, segnaliamo che il volume dell'altra maglozza Loriana si attesta quale titolo più venduto della settimana in casa Arpeggio Libero, posizione immutata dalla sua pubblicazione! Un bel risultato di cui vogliamo rendervi informati...


4 Petali rossi - Frammenti di storie spezzate

Arianna Berna, Monica Coppola, Loriana Lucciarini e Silvia Devitofrancesco

L'antologia solidale di Arpeggio Libero a sostegno della lotta contro la violenza sulle donne. Le vendite contribuiranno alla realizzazione della Casa delle Donne nella Marsica del centro antiviolenza BeFree. All'interno del volume quattro racconti su varie tipologie di violenza (utilizzo del corpo femminile, stupro etnico, femminicidio, stalking e violenza psicologica) e un pratico manuale SOS antiviolenza, scritto da BeFree. Un progetto editoriale unico, che tende a sensibilizzare sul tema grazie ai racconti e realizza concretamente un'opera importante, quale la casa rifugio in Abruzzo.

mercoledì 14 ottobre 2015

Segnalazione uscita - IL GIOCO DELL'ERBORISTA, il fantasy di Luca Di Gialleonardo (Nero Press edizioni)

Sinossi

Panfilo, figlio adolescente di una coppia di contadini, conosce Annatea, una bizzarra erborista che vive da sola nel bosco. Tornato a trovarla il giorno successivo, Panfilo
incappa in Corrado, fuorilegge che resta colpito da una macchia rossiccia che il ragazzo ha sull’avambraccio fin dalla nascita. Il brigante lo rapisce e lo porta nella sua misteriosa
terra di origine: Selleria, un’isola sconosciuta e nascosta da una nebbia che provoca visioni infernali. L’isola è contesa tra il popolo dei Selleri e quello dei Corviniani, tra i quali
si combatte una guerra secolare, della cui nascita si sono persi i ricordi.
A causa della macchia che ha sull’avambraccio e di una profezia che lo riguarda, Panfilo diventerà ago della bilancia in questa guerra.
Ma Panfilo è davvero un predestinato? O soltanto una pedina in un gioco molto più grande di lui? 


L'Autore
Luca Di Gialleonardo nasce il 31 ottobre del 1977 a Teramo, trascorre i primi anni di vita a Sassuolo (MO) e si trasferisce in via definitiva ad Anagni (FR), lo storico paese famoso per lo “schiaffo”. Non appena impara a leggere e scrivere, queste due attività diventano i suoi interessi principali. Nel 2009 pubblica con Delos Books il romanzo La Dama Bianca, nella collana Storie di draghi, maghi e guerrieri. Nel 2013 è finalista al Premio Urania, mentre nel 2014 arriva finalista al Premio Tedeschi e al Premio Odissea. Per la Delos Digital pubblica gli ebook Di fame e d’amore e Di rabbia e di dolore (in coppia con Andrea Franco), due episodi di The Tube Exposed; Big Ed, romanzo breve per la collana Serial Killer; Il calice della vendetta e Trenta baiocchi, nella collana History Crime. Nel 2014 pubblica il romanzo fantasy La Fratellanza della Daga e il romanzo di fantascienza Direttiva Shäfer (entrambi per la Delos Digital). Nel 2015, per la collana Delos Crime (Delos Digital), pubblica il racconto lungo Mario non sbaglia. Ha pubblicato diversi racconti in riviste e antologie. Sulla Writers Magazine Italia cura una rubrica su tecnologia e scrittura e per la Delos Digital ha pubblicato il manuale Tutti i segreti di Word per chi scrive. Laureato in Economia, lavora in una società di servizi per i fondi pensione. 


Il commento dei lettori
Il racconto è solo l’inizio di una serie e devo dire che mi ha da subito affascinata. I toni caldi e prorompenti di esso ci inoltrano fin da subito in un vero fantasy, tutto da scoprire. La scrittura magnetica di Luca Di Gialleonardo è davvero sorprendente, con tanti piccoli particolari davvero fantasiosi e originali.

Titolo: Il gioco dell'Erborista - Bracciorosso (vol. I)
Autore: Luca Di Gialleonardo
Editore: Nero Press
Genere: Fantasy
Formato: ebook Kindle
Anno: 2015
Prezzo: 2,99 euro
oppure Acquistalo direttamente sul sito della Nero Press qui

[emozioni tra le pagine] - Ash, Malinda Lo


venerdì 20 febbraio 2015

Scritti da voi - La maledizione del personaggio


Tutti noi scrittori abbiamo un personaggio cui siamo più affezionati, uno che magari riusciamo a delineare meglio, a rendere amato anche dai lettori.
Quando ero “dall’altra parte della barricata” , ovvero quando leggevo e non osavo sperare di esser considerata una scrittrice, mi è capitato di innamorarmi dell’ispettore Adamsberg, oppure di sognare di essere come Robin Hood (ehm, lo ammetto, non avevo l’animo della principessa da salvare, nemmeno da bambina), di fantasticare sulla vita di Momo o di esser pronta a combattere i draghi al fianco di Nihal; insomma, di esser tanto coinvolta dal libro che stavo leggendo da arrivare a considerarne i personaggi al pari di vecchi amici ai quali davo appuntamento e ritrovavo ogni qual volta sfogliassi le pagine sulle quali era raccontata la loro storia; quando terminavo il libro, mi sorprendevo a sperare in un seguito perché sentivo la mancanza dei personaggi che avevo imparato a conoscere.
Mi sentivo un po’ in colpa perché leggevo tante biografie ed articoli riguardanti autori i quali parlavano di quanto fosse difficile liberarsi di un determinato personaggio da loro creato; così difficile che alcuni sono arrivati perfino ad odiare le loro stesse creazioni. Basti pensare, fra tutti, a Sir Arthur Conan Doyle che aveva fatto morire Sherlock Holmes e poi era stato costretto a scrivere un romanzo nel quale si scopriva che non era morto davvero, per le insistenze del pubblico.
Mi sentivo in colpa perché non volevo che uno scrittore arrivasse ad odiare un proprio personaggio e al tempo stesso ero incuriosita dai meccanismi mentali che portavano a una situazione del genere.
Ho potuto capirlo soltanto adesso che sono diventata scrittrice anche io (così dicono) e i miei scritti vengono letti da molte persone. Nel mio piccolo, mi sono trovata nella stessa situazione: ho creato dei personaggi che chi mi legge ha amato a tal punto da chiedermi di scrivere ancora storie sul loro conto.
Devo fare una premessa doverosa: per quanto mi riguarda, sono più che felice di questa reazione del pubblico. Una delle soddisfazioni più grandi per chi scrive, per me, è scoprire che ciò che creo piace, appassiona, fa sognare e fantasticare, ridere, piangere, emozionare. È altrettanto bello vedere un proprio personaggio crescere, assumere una personalità propria, maturare e vivere nell’immaginario collettivo come se fosse una persona reale.
Però.
C’è un però che ho realizzato soltanto ora e che secondo me spiega come alcuni scrittori siano arrivati ad odiare le loro creature. Proverò a spiegarvelo e non per dirvi di smettere di chiedere che si parli ancora di un determinato personaggio, ma per invitarvi ad aprire la mente (se siete lettori, non vi sarà di sicuro difficile farlo) per accogliere le nuove storie che vengono proposte anche se il vostro scrittore preferito non vi ha inserito il vostro eroe o la vostra eroina.
Dovete sapere che siamo dei creativi, innanzi tutto: la creatività non ha regole, non sopporta le ripetizioni e si spegne quando diventa routine. Chi scrive ha tante storie da raccontare, pronte in punta di penna: la fantasia galoppa, gli stimoli sono molteplici, infiniti e non sempre i personaggi già creati si adattano a nuovi contesti. E così, nasce quella voglia di liberarsi di loro per poterne creare altri e cambiare ambientazione, iniziare nuove avventure, nuove sfide, magari cambiando genere.
Non sempre va bene, non sempre riusciamo a ricreare la stessa magia, ma a volte invece si scopre che quella nuova è perfino migliore di quella precedente. Possiamo soltanto sperare di esser in grado di inventare nuovi personaggi che siano in grado di farsi amare come gli altri.
E poi c’è la paura, la famosa “ansia da prestazione”, quella che ci fa dire “Era perfetto così, adesso se scriverò ancora di questo personaggio, potrei rovinare tutto”.
Ecco come nasce la famosa “maledizione del personaggio” e ciò che abbiamo creato con tanto amore diventa la nostra croce.
Una croce che in realtà, anche se molti non lo ammettono, siamo ben felici di portare: significa comunque che almeno una volta nella nostra vita siamo stati in grado di fare quello che sognavamo, ovvero trascinare nel nostro mondo di fantasia i lettori e coinvolgerli a tal punto da lasciare un segno di noi.
Dal mio punto di vista, quello di un’ autrice esordiente che si sta ancora cercando di abituare all’apprezzamento che riceve perché non sperava in tanta fortuna, la maledizione del personaggio è qualcosa di ancora molto lontano, ma finalmente comprensibile e forse perfino auspicabile.


di Laura Roggero

giovedì 20 febbraio 2014

Scritti da voi - La maledizione del personaggio

Tutti noi scrittori abbiamo un personaggio cui siamo più affezionati, uno che magari riusciamo a delineare meglio, a rendere amato anche dai lettori.
Quando ero “dall’altra parte della barricata” , ovvero quando leggevo e non osavo sperare di esser considerata una scrittrice, mi è capitato di innamorarmi dell’ispettore Adamsberg, oppure di sognare di essere come Robin Hood (ehm, lo ammetto, non avevo l’animo della principessa da salvare, nemmeno da bambina), di fantasticare sulla vita di Momo o di esser pronta a combattere i draghi al fianco di Nihal; insomma, di esser tanto coinvolta dal libro che stavo leggendo da arrivare a considerarne i personaggi al pari di vecchi amici ai quali davo appuntamento e ritrovavo ogni qual volta sfogliassi le pagine sulle quali era raccontata la loro storia; quando terminavo il libro, mi sorprendevo a sperare in un seguito perché sentivo la mancanza dei personaggi che avevo imparato a conoscere.
Mi sentivo un po’ in colpa perché leggevo tante biografie ed articoli riguardanti autori i quali parlavano di quanto fosse difficile liberarsi di un determinato personaggio da loro creato; così difficile che alcuni sono arrivati perfino ad odiare le loro stesse creazioni. Basti pensare, fra tutti, a Sir Arthur Conan Doyle che aveva fatto morire Sherlock Holmes e poi era stato costretto a scrivere un romanzo nel quale si scopriva che non era morto davvero, per le insistenze del pubblico.
Mi sentivo in colpa perché non volevo che uno scrittore arrivasse ad odiare un proprio personaggio e al tempo stesso ero incuriosita dai meccanismi mentali che portavano a una situazione del genere.
Ho potuto capirlo soltanto adesso che sono diventata scrittrice anche io (così dicono) e i miei scritti vengono letti da molte persone. Nel mio piccolo, mi sono trovata nella stessa situazione: ho creato dei personaggi che chi mi legge ha amato a tal punto da chiedermi di scrivere ancora storie sul loro conto.
Devo fare una premessa doverosa: per quanto mi riguarda, sono più che felice di questa reazione del pubblico. Una delle soddisfazioni più grandi per chi scrive, per me, è scoprire che ciò che creo piace, appassiona, fa sognare e fantasticare, ridere, piangere, emozionare. È altrettanto bello vedere un proprio personaggio crescere, assumere una personalità propria, maturare e vivere nell’immaginario collettivo come se fosse una persona reale.
Però.
C’è un però che ho realizzato soltanto ora e che secondo me spiega come alcuni scrittori siano arrivati ad odiare le loro creature. Proverò a spiegarvelo e non per dirvi di smettere di chiedere che si parli ancora di un determinato personaggio, ma per invitarvi ad aprire la mente (se siete lettori, non vi sarà di sicuro difficile farlo) per accogliere le nuove storie che vengono proposte anche se il vostro scrittore preferito non vi ha inserito il vostro eroe o la vostra eroina.
Dovete sapere che siamo dei creativi, innanzi tutto: la creatività non ha regole, non sopporta le ripetizioni e si spegne quando diventa routine. Chi scrive ha tante storie da raccontare, pronte in punta di penna: la fantasia galoppa, gli stimoli sono molteplici, infiniti e non sempre i personaggi già creati si adattano a nuovi contesti. E così, nasce quella voglia di liberarsi di loro per poterne creare altri e cambiare ambientazione, iniziare nuove avventure, nuove sfide, magari cambiando genere.
Non sempre va bene, non sempre riusciamo a ricreare la stessa magia, ma a volte invece si scopre che quella nuova è perfino migliore di quella precedente. Possiamo soltanto sperare di esser in grado di inventare nuovi personaggi che siano in grado di farsi amare come gli altri.
E poi c’è la paura, la famosa “ansia da prestazione”, quella che ci fa dire “Era perfetto così, adesso se scriverò ancora di questo personaggio, potrei rovinare tutto”.
Ecco come nasce la famosa “maledizione del personaggio” e ciò che abbiamo creato con tanto amore diventa la nostra croce.
Una croce che in realtà, anche se molti non lo ammettono, siamo ben felici di portare: significa comunque che almeno una volta nella nostra vita siamo stati in grado di fare quello che sognavamo, ovvero trascinare nel nostro mondo di fantasia i lettori e coinvolgerli a tal punto da lasciare un segno di noi.
Dal mio punto di vista, quello di un’ autrice esordiente che si sta ancora cercando di abituare all’apprezzamento che riceve perché non sperava in tanta fortuna, la maledizione del personaggio è qualcosa di ancora molto lontano, ma finalmente comprensibile e forse perfino auspicabile.


di Laura Roggero