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martedì 21 marzo 2017

21 marzo: Giornata mondiale della poesia | Festeggiamola con i versi di Gullotto | [Magla's Addicted] - Vacanze al sole di luglio, Santina Gullotto



VACANZE AL SOLE DI LUGLIO

Santina Gullotto


La sabbia rovente dal sole di luglio, il gelo non scioglie..... L'azzurro del mare ondeggia, infrange e tormenta quel bianco scglio..... Tra i due promontori di capo d'orlando. Il dolore qui dorme..... Tra gente che sembra migliore..... Si culla tra il vento e le onde, come lo scoglio rotondo al centro del mare, che come un sasso scagliato da mano gicante, rimane li fermo arido e bianco..... Il sole lo brucia dall'alba al tramonto, non ggli darà mai tregua e riposo,; proprio come chi la pace mai ti ridarà, solo la notte refrigerio ti dà..... Lontano da quel sole che brucia e torna costante dall'alba al tramonto..... Che tormenta lo scoglio al centro del mare, che assorto e ormai stanco si piega alle onde del mare

(a cura di Pino Prete)

21 marzo: Giornata mondiale della poesia | Festeggiamola con i versi di Antonio Machado | [Magla's Addicted] - a Federico Garcia Lorca di Antonio Machado

Poesia di Antonio Machado
a Federico Garcia Lorca

I Il delitto Fu visto, camminando tra fucili, in una lunga strada, uscire ai freddi campi, ancora con le stelle del mattino. Uccisero Federico quando la luce spuntava. Il plotone dei carnefici non osò guardargli la faccia; Tutti chiusero gli occhi; mormoravano: neppure Dio ti salva! Cadde morto Federico sangue alla fronte e piombo alle viscere ...Sappiate che fu a Granada il delitto povera Granada! -, nella sua Granada... . Il Il Poeta e la Morte Fu visto camminare con Lei solo, non temendo la falce. Fu visto camminare... Di pietra e sogno, amici, fabbricate un tumulo al poeta nell'Alambra, sopra una fonte dove l'acqua pianga e dica eternamente: nella sua Granada fu il delitto, lì in Granada!

(a cura di Pino Prete)

21 marzo: Giornata mondiale della poesia | Festeggiamola con i versi di Leopardi | [Magla's Addicted] - LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA, GIACOMO LEOPARDI

I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXIV - LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA 

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.


(a cura di Pino Prete)

martedì 11 ottobre 2016

[Magla's Addicted] - QUEL CANE FEDELE, Santina Gullotto

L'ANGOLO POETICO DELLA POETESSA SANTINA GULLOTTO CON POESIE TRATTE DAL SUO ULTIMO LIBRO PUBBLICATO DAL TITOLO <<IL BUIO E LA LUCE>>28>> POESIA QUEL CANE FEDELE

 E nella cuccia... A leccarsi le ferite, dopo una stagione di agguerrite lotte... Invano, aspetti stavolta il tuo osso, da quel padrone che ti ha dimenticato, né il guinzagli di una passeggiata... Rivredrai per parecchi giorni. Scende la nebbia sui tuoi stanchi occhi, che da troppo tempo non chiudi per il sonno... La tua solitudine è ormai un'abitudine, che porterai con te per tutti i giorni che vivrai in quella cuccia che non lascerai.

(a cura di Pino Prete)

martedì 7 giugno 2016

[Magla's Addicted] - PROFONDO NEL CUORE, Santina Gullotto


L'ANGOLO POETICO DELLA POETESSA SANTINA GULLOTTO CON POESIE TRATTE DAL SUO ULTIMO LIBRO PUBBLICATO DAL TITOLO <<IL BUIO E LA LUCE>>

PROFONDO NEL CUORE


Sta proprio lì, profondo nel cuore un pensiero che è verità... Brucia ogni volta distorta da chi crede sapere e non sa... L'apparenza inganna l'umana coscienza, annebbiata dall'apparenza... E ferisce l'ingiusta accusa che non t'appartiene, ma solo giustizia umana è... Non sa e non vuole sapere e imprime profonda nel cuore quella ferita che non guarirà... E torna in mente l'ingenuità profonda del cuore che a tutto credeva... Non t'appartiene la falsità, della furba strategia che usando il tuo cuore... si svela presto quello che è...


(a cura di Pino Prete)

lunedì 16 maggio 2016

[Magla's Addicted] - IL TRAMONTO DELLA LUNA, Leopardi

I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXXIII - IL TRAMONTO DELLA LUNA

 Quale in notte solinga, Sovra campagne inargentate ed acque, Là 've zefiro aleggia, E mille vaghi aspetti E ingannevoli obbietti Fingon l'ombre lontane Infra l'onde tranquille E rami e siepi e collinette e ville; Giunta al confin del cielo, Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno Nell'infinito seno Scende la luna; e si scolora il mondo; Spariscon l'ombre, ed una Oscurità la valle e il monte imbruna; Orba la notte resta, E cantando, con mesta melodia, L'estremo albor della fuggente luce, Che dianzi gli fu duce, Saluta il carrettier dalla sua via; Tal si dilegua, e tale Lascia l'età mortale La giovinezza. In fuga Van l'ombre e le sembianze Dei dilettosi inganni; e vengon meno Le lontane speranze, Ove s'appoggia la mortal natura. Abbandonata, oscura Resta la vita. In lei porgendo il guardo, Cerca il confuso viatore invano Del cammin lungo che avanzar si sente Meta o ragione; e vede Che a se l'umana sede, Esso a lei veramente è fatto estrano. Troppo felice e lieta Nostra misera sorte Parve lassù, se il giovanile stato, Dove ogni ben di mille pene è frutto, Durasse tutto della vita il corso. Troppo mite decreto Quel che sentenzia ogni animale a morte, S'anco mezza la via Lor non si desse in pria Della terribil morte assai più dura. D'intelletti immortali Degno trovato, estremo Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni La vecchiezza, ove fosse Incolume il desio, la speme estinta, Secche le fonti del piacer, le pene Maggiori sempre, e non più dato il bene. Voi, collinette e piagge, Caduto lo splendor che all'occidente Inargentava della notte il velo, Orfane ancor gran tempo Non resterete; che dall'altra parte Tosto vedrete il cielo Imbiancar novamente, e sorger l'alba: Alla qual poscia seguitando il sole, E folgorando intorno Con sue fiamme possenti, Di lucidi torrenti Inonderà con voi gli eterei campi. Ma la vita mortal, poi che la bella Giovinezza sparì, non si colora D'altra luce giammai, nè d'altra aurora. Vedova è insino al fine; ed alla notte Che l'altre etadi oscura, Segno poser gli Dei la sepoltura.

(a cura di Pino Prete)

giovedì 21 aprile 2016

[Magla's Addicted] - Novembre profuma di lillà, poesia di Santina Gullotto




NOVEMBRE PROFUMA DI LILLA'
di Santina Gullotto



Giorni che emanano palpabile tristezza, l'aria pungente ad ogni tocco di orologio..... Il calore del sole fievole e sfuggente, è appena più caldo solo a mezzogiorno..... La natura violentata dall'umana avidità, adesso stanca, quel che volevi ti darà..... Mai per quanto di male ha ricevuto, solo in parte te lo renderà. E meno crudele di quanto ti aspetti, di quanto con lei tu sei stato..... E dopo il vento,e fulmini,e aette..... Ti regala un novembre, che profuma di lillà.....

(a cura di Pino Prete)

martedì 19 aprile 2016

[Magla's Addicted] - I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI XIX - AL CONTE CARLO PEPOLI







I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI
XIX - AL CONTE CARLO PEPOLI 


Questo affannoso e travagliato sonno Che noi vita nomiam, come sopporti, Pepoli mio? di che speranze il core Vai sostentando? in che pensieri, in quanto O gioconde o moleste opre dispensi L'ozio che ti lasciàr gli avi remoti, Grave retaggio e faticoso? E' tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell'oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all'intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. La schiera industre Cui franger glebe o curar piante e greggi Vede l'alba tranquilla e vede il vespro, Se oziosa dirai, da che sua vita E' per campar la vita, e per se sola La vita all'uom non ha pregio nessuno, Dritto e vero dirai. Le notti e i giorni Tragge in ozio il nocchiero; ozio il perenne Sudar nelle officine, ozio le vegghie Son de' guerrieri e il perigliar nell'armi; E il mercatante avaro in ozio vive: Che non a se, non ad altrui, la bella Felicità, cui solo agogna e cerca La natura mortal, veruno acquista Per cura o per sudor, vegghia o periglio. Pure all'aspro desire onde i mortali Già sempre infin dal dì che il mondo nacque D'esser beati sospiraro indarno, Di medicina in loco apparecchiate Nella vita infelice avea natura Necessità diverse, a cui non senza Opra e pensier si provvedesse, e pieno, Poi che lieto non può, corresse il giorno All'umana famiglia; onde agitato E confuso il desio, men loco avesse Al travagliarne il cor. Così de' bruti La progenie infinita, a cui pur solo, Nè men vano che a noi, vive nel petto Desio d'esser beati; a quello intenta Che a lor vita è mestier, di noi men tristo Condur si scopre e men gravoso il tempo, Nè la lentezza accagionar dell'ore. Ma noi, che il viver nostro all'altrui mano Provveder commettiamo, una più grave Necessità, cui provveder non puote Altri che noi, già senza tedio e pena Non adempiam: necessitate, io dico, Di consumar la vita: improba, invitta Necessità, cui non tesoro accolto, Non di greggi dovizia, o pingui campi, Non aula puote e non purpureo manto Sottrar l'umana prole. Or s'altri, a sdegno I vóti anni prendendo, e la superna Luce odiando, l'omicida mano, I tardi fati a prevenir condotto, In se stesso non torce; al duro morso Della brama insanabile che invano Felicità richiede, esso da tutti Lati cercando, mille inefficaci Medicine procaccia, onde quell'una Cui natura apprestò, mal si compensa. Lui delle vesti e delle chiome il culto E degli atti e dei passi, e i vani studi Di cocchi e di cavalli, e le frequenti Sale, e le piazze romorose, e gli orti, Lui giochi e cene e invidiate danze Tengon la notte e il giorno; a lui dal labbro Mai non si parte il riso; ahi, ma nel petto, Nell'imo petto, grave, salda, immota Come colonna adamantina, siede Noia immortale, incontro a cui non puote Vigor di giovanezza, e non la crolla Dolce parola di rosato labbro, E non lo sguardo tenero, tremante, Di due nere pupille, il caro sguardo, La più degna del ciel cosa mortale.
Altri, quasi a fuggir volto la trista Umana sorte, in cangiar terre e climi L'età spendendo, e mari e poggi errando, Tutto l'orbe trascorre, ogni confine Degli spazi che all'uom negl'infiniti Campi del tutto la natura aperse, Peregrinando aggiunge. Ahi ahi, s'asside Su l'alte prue la negra cura, e sotto Ogni clima, ogni ciel, si chiama indarno Felicità, vive tristezza e regna.
Havvi chi le crudeli opre di marte Si elegge a passar l'ore, e nel fraterno Sangue la man tinge per ozio; ed havvi Chi d'altrui danni si conforta, e pensa Con far misero altrui far se men tristo, Sì che nocendo usar procaccia il tempo. E chi virtute o sapienza ed arti Perseguitando; e chi la propria gente Conculcando e l'estrane, o di remoti Lidi turbando la quiete antica Col mercatar, con l'armi, e con le frodi, La destinata sua vita consuma.
Te più mite desio, cura più dolce Regge nel fior di gioventù, nel bello April degli anni, altrui giocondo e primo Dono del ciel, ma grave, amaro, infesto A chi patria non ha. Te punge e move Studio de' carmi e di ritrar parlando Il bel che raro e scarso e fuggitivo Appar nel mondo, e quel che più benigna Di natura e del ciel, fecondamente A noi la vaga fantasia produce E il nostro proprio error. Ben mille volte Fortunato colui che la caduca Virtù del caro immaginar non perde Per volger d'anni; a cui serbare eterna La gioventù del cor diedero i fati; Che nella ferma e nella stanca etade, Così come solea nell'età verde, In suo chiuso pensier natura abbella, Morte, deserto avviva. A te conceda Tanta ventura il ciel; ti faccia un tempo La favilla che il petto oggi ti scalda, Di poesia canuto amante. Io tutti Della prima stagione i dolci inganni Mancar già sento, e dileguar dagli occhi Le dilettose immagini, che tanto Amai, che sempre infino all'ora estrema Mi fieno, a ricordar, bramate e piante. Or quando al tutto irrigidito e freddo Questo petto sarà, nè degli aprichi Campi il sereno e solitario riso, Nè degli augelli mattutini il canto Di primavera, nè per colli e piagge Sotto limpido ciel tacita luna Commoverammi il cor; quando mi fia Ogni beltate o di natura o d'arte, Fatta inanime e muta; ogni alto senso, Ogni tenero affetto, ignoto e strano; Del mio solo conforto allor mendico, Altri studi men dolci, in ch'io riponga L'ingrato avanzò della ferrea vita, Eleggerò. L'acerbo vero, i ciechi Destini investigar delle mortali E dell'eterne cose; a che prodotta, A che d'affanni e di miserie carca L'umana stirpe; a quale ultimo intento Lei spinga il fato e la natura; a cui Tanto nostro dolor diletti o giovi: Con quali ordini e leggi a che si volva Questo arcano universo; il qual di lode Colmano i saggi, io d'ammirar sono pago.
In questo specolar gli ozi traendo Verrò: che conosciuto, ancor che tristo, Ha suoi diletti il vero. E se del vero Ragionando talor, fieno alle genti O mal grati i miei detti o non intesi, Non mi dorrò, che già del tutto il vago Desio di gloria antico in me fia spento: Vana Diva non pur, ma di fortuna E del fato e d'amor, Diva più cieca.

(a cura di Pino Prete)

venerdì 15 aprile 2016

[Magla's Addicted] - Bolero, poesia di Julio Cortazàr

Julio Cortazàr
– Bolero

Che vanità immaginare che possa darti tutto, l’amore e la fortuna, itinerari, musica, giocattoli. Di sicuro è così: ti do tutto me stesso, sicuro, però tutto me stesso non ti basta come a me non basta che tu mi dia tutta te stessa. Per questo non saremo mai la coppia perfetta, la cartolina, se non siamo capaci di accettare che solo in aritmetica il due nasce dall’uno più uno.
Di là un foglietto che recita solamente:
sempre sei stata il mio specchio, voglio dire che per vedermi dovevo guardarti.

(a cura di Pino Prete)

giovedì 7 aprile 2016

[Magla's Addicted] - Aspasia, Leopardi


I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXIX - ASPASIA

 
Torna dinanzi al mio pensier talora Il tuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo Per abitati lochi a me lampeggia In altri volti; o per deserti campi, Al dì sereno, alle tacenti stelle, Da soave armonia quasi ridesta, Nell'alma a sgomentarsi ancor vicina Quella superba vision risorge. Quanto adorata, o numi, e quale un giorno Mia delizia ed erinni! E mai non sento Mover profumo di fiorita piaggia, Nè di fiori olezzar vie cittadine, Ch'io non ti vegga ancor qual eri il giorno Che ne' vezzosi appartamenti accolta, Tutti odorati de' novelli fiori Di primavera, del color vestita Della bruna viola, a me si offerse L'angelica tua forma, inchino il fianco Sovra nitide pelli, e circonfusa D'arcana voluttà; quando tu, dotta Allettatrice, fervidi sonanti Baci scoccavi nelle curve labbra De' tuoi bambini, il niveo collo intanto Porgendo, e lor di tue cagioni ignari Con la man leggiadrissima stringevi Al seno ascoso e desiato. Apparve Novo ciel, nova terra, e quasi un raggio Divino al pensier mio. Così nel fianco Non punto inerme a viva forza impresse Il tuo braccio lo stral, che poscia fitto Ululando portai finch'a quel giorno Si fu due volte ricondotto il sole. Raggio divino al mio pensiero apparve, Donna, la tua beltà. Simile effetto Fan la bellezza e i musicali accordi, Ch'alto mistero d'ignorati Elisi Paion sovente rivelar. Vagheggia Il piagato mortal quindi la figlia Della sua mente, l'amorosa idea, Che gran parte d'Olimpo in se racchiude, Tutta al volto ai costumi alla favella, Pari alla donna che il rapito amante Vagheggiare ed amar confuso estima. Or questa egli non già, ma quella, ancora Nei corporali amplessi, inchina ed ama. Alfin l'errore e gli scambiati oggetti Conoscendo, s'adira; e spesso incolpa La donna a torto. A quella eccelsa imago Sorge di rado il femminile ingegno; E ciò che inspira ai generosi amanti La sua stessa beltà, donna non pensa, Nè comprender potria. Non cape in quelle Anguste fronti ugual concetto. E male Al vivo sfolgorar di quegli sguardi Spera l'uomo ingannato, e mal richiede Sensi profondi, sconosciuti, e molto Più che virili, in chi dell'uomo, al tutto Da natura è minor. Che se più molli E più tenui le membra, essa la mente Men capace e men forte anco riceve. Nè tu finor giammai quel che tu stessa Inspirasti alcun tempo al mio pensiero, Potesti, Aspasia, immaginar. Non sai Che smisurato amor, che affanni intensi, Che indicibili moti e che deliri Movesti in me; nè verrà tempo alcuno Che tu l'intenda. In simil guisa ignora Esecutor di musici concenti Quel ch'ei con mano o con la voce adopra In chi l'ascolta. Or quell'Aspasia è morta Che tanto amai. Giace per sempre, oggetto Della mia vita un dì: se non se quanto, Pur come cara larva, ad ora ad ora Tornar costuma e disparir. Tu vivi, Bella non solo ancor, ma bella tanto, Al parer mio, che tutte l'altre avanzi. Pur quell'ardor che da te nacque è spento: Perch'io te non amai, ma quella Diva Che già vita, or sepolcro, ha nel mio core. Quella adorai gran tempo; e sì mi piacque Sua celeste beltà, ch'io, per insino Già dal principio conoscente e chiaro Dell'esser tuo, dell'arti e delle frodi, Pur ne' tuoi contemplando i suoi begli occhi, Cupido ti seguii finch'ella visse, Ingannato non già, ma dal piacere Di quella dolce somiglianza, un lungo Servaggio ed aspro a tollerar condotto. Or ti vanta, che il puoi. Narra che sola Sei del tuo sesso a cui piegar sostenni L'altero capo, a cui spontaneo porsi L'indomito mio cor. Narra che prima, E spero ultima certo, il ciglio mio Supplichevol vedesti, a te dinanzi Me timido, tremante (ardo in ridirlo Di sdegno e di rossor), me di me privo, Ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto Spiar sommessamente, a' tuoi superbi Fastidi impallidir, brillare in volto Ad un segno cortese, ad ogni sguardo Mutar forma e color. Cadde l'incanto, E spezzato con esso, a terra sparso Il giogo: onde m'allegro. E sebben pieni Di tedio, alfin dopo il servire e dopo Un lungo vaneggiar, contento abbraccio Senno con libertà. Che se d'affetti Orba la vita, e di gentili errori, E' notte senza stelle a mezzo il verno, Già del fato mortale a me bastante E conforto e vendetta è che su l'erba Qui neghittoso immobile giacendo, Il mar la terra e il ciel miro e sorrido.


(a cura di Pino Prete)

venerdì 1 aprile 2016

[Magla's Addicted] - Sto sognando strade pomeriggio. Antonio Machado

ANTONIO MACHADO
Sto sognando strade pomeriggio. 


Le colline oro, verde dei pini, la quercia polveroso! ... Da dove viene questa strada va? Sto cantando, viaggiatore lungo il percorso ... -la tardi IS cadere. "Al cuore non aveva la spina di una passione; Sono riuscito a strappare un giorno: "Non mi sento il cuore."
E l'intero campo un momento rimane, silenzioso e cupo, meditando. Suoni vento Pioppi sul fiume.
Più sera oscura; e la strada che si snoda e debolmente sbiancamento offusca e scompare.
Il mio canto di nuovo lamentano: "Spina d'oro Sharp, Chi ti sentiresti bloccato nel cuore. "

(a cura di Pino Prete)

giovedì 24 marzo 2016

[Magla's Addicted] - I sogni di un bambino, Antonio Machado

 

Antonio Machado 

I sogni di un bambino


C'era un bambino che sognava, un cavallo di cartone. Apri gli occhi il bimbo e più non vide il cavallino, un cavallino bianco. Il bimbo tornò a sognare; per il crine l'afferrava... Ora non mi sfuggirai! Appena l'ebbe afferrato, il bimbo si svegliò. A veva chiuso il pugno. Il cavallino volò! Serio serio restò il bimbo pensando che non è vero un cavallino sognato.

(a cura di Pino Prete)

lunedì 21 marzo 2016

[Magla's Addicted] - IL PROFUMO DELLA FELICITA', Santina Gullotto


L'ANGOLO POETICO DELLA POETESSA SANTINA GULLOTTO CON POESIE TRATTE DAL SUO ULTIMO LIBRO PUBBLICATO DAL TITOLO <<IL BUIO E LA LUCE>>29>> POESIA
IL PROFUMO DELLA FELICITA'


Profuma come il pane, appena cotto al forno, profuma come il legno dell'ulivo che lo scalderà... Profuma come rose, appena sbocciate nel giardino, profuma come l'aria fresca di primavera, profuma come l'erba tagliata di buon mattino. Profuma come la pelle delicata di un bambino, e come la sua culla dove dormirà. Profuma come la preghiera, sulle labbra d'ogni sera e d'ogni mattina, che detta con il cuore ti benedirà. Profuma come l'amore vero e puro, che scalda il cuore... Nelle cose vere e semplici, è, proprio lì, che trovi il profumo della felicità...

(a cura di Pino Prete)

lunedì 14 marzo 2016

[Magla's Addicted] - Ho i ricordi d'infanzia, Antonio Machado


Antonio Machado  

Ho i ricordi d'infanzia


Ho i ricordi d'infanzia, ho i ricordi, immagini di luce e di palmizi, e in un fulgore d'oro, di campanili, lungil , con cicogne, di paesi con strade senza donne .sotto un indaco cielo, piazze vuote dove crescono aranci luminosi coi loro frutti rotondi e vermigli; nell'ombra di un giardino c'è il limone coi rami polverosi, e limoni d'un giallo impallidito nello specchio dell'acqua della fonte; aroma di garofani e di nardi, forte odore di menta e di basilico; immagini d'ulivi inargentati a un sole ardente che stordisce e acceca, e turchine e remote cime alpestri con rosse tinte d'una sera immensa.


(a cura di Pino Prete)

martedì 1 marzo 2016

[Magla's Addicted] - L'INFINITO, Giacomo Leopardi


I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI
XII - L'INFINITO

Sempre caro mi fu quest'ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare.

(a cura di Pino Prete)

mercoledì 24 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - Una nota di poesia, Santina Gullotto

UNA NOTA DI POESIA
Santina Gullotto


Una nota è ancora una nota, che accompagnano una canzone..... Poesia che vibra nell'aria e raggiunge l'azzurro del cielo, terso e limpido come non mai..... Una nota e ancora un nota, poesia che scivola sull'acqua della piscina e raggiunge perfrino il suo fondo, e di nuovo ritorna a volare nel cielo e si perde nello spazio infinito..... Una nota e ancora una nota Che accompagnano una canzone Che sa solo di poesia..... leggera e leggiadra si diffonde. intorno e nell'aria, riempiendo tutto di armonia..... Una nota e ancora una nota, accompagnano canzoni d'amore, così rare come il ricordo della vita di un giorno lontano.
(a cura di Pino Prete)

martedì 23 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - Poesia di Julio Cortazàr

Julio Cortazàr
– Poesia

Non chiedo di glorie né di nevi, voglio sapere dove si riuniscono le rondini morte, dove finiscono le scatole di fiammiferi usati. Per quanto sia grande il mondo ci sono le unghie tagliate, i pelucchi, i sacchi affaticati, le ciglia che cadono. Dove vanno le nebbie, i fondi di caffè, gli almanacchi di un tempo? Chiedo del nulla che ci muove; in questi cimiteri congetturo che la paura cresce a poco a poco, e che lì cova il Roc.

(a cura di Pino Prete)

martedì 16 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - Spagna in pace, Antonio Machado

Poesia di Antonio Machado
Spagna in pace

Nel mio rifugio moresco, mentre tamburella l'acqua della semina benedetta sui vetri, io penso alla lontana Europa che combatte, al Nord feroce, avvolto nelle piogge autunnali. Dove guerreggiano galli, teutoni ed inglesi, là nelle vecchie Fiandre e in una fredda sera, su cavalieri e fanti, su carri e su cannoni mette il velo la pioggia della melanconia! Avvolgerà la nebbia le rosse spoglie belliche grigia sordina al ferrigno chiarore del campo, le nebbie della Mancia cadranno come un sudario della fiamminga duna sul fango insanguinato. Un imperatore ha schierato le truppe della Germania contro il francese avaro e il triste moscovita, e ha osato sferzare la fulva pantera di Britannia. Mezzo pianeta in armi contro il teutone milita. Signore! La guerra è orrenda e barbara: la guerra, odiata dalle madri, fa infuriare le anime; mentre la guerra passa, chi semina la terra? Chi segherà la spiga, che dal giugno è ingiallita? Albione scruta e insegue le carene sui mari; Germania abbatte templi, dimore ed officine; la guerra mette un soffio di gelo nelle case, la fame sulle strade e nelle donne il pianto. È barbara la guerra e ottusa e regressiva; perché su Europa ancora questa sanguigna raffica che falcia l'anima e questa aggressiva follia? Perché l'uomo si ubbriaca di sangue un'altra volta? La guerra ci riporta [...] il delirio d'orrori di Attila in Europa coi suoi feroci eserciti; le orde mercenarie, i pùnici rancori; la guerra ci riporta i morti millenari di ciclopi, centauri, Eracli e Tesei; risuscita la guerra i sogni cavernicoli dell'uomo con villosi giganteschi mammut. Ebbene? Il mondo in guerra e solo Spagna in pace. Salute, o buon Chisciano! Se è tuo questo contegno, io ti saluto. Salve! Salve, pace spagnola, se non sei pace vile, ma disdegno ed orgoglio. Se sei disdegno e orgoglio, tuo valore, su lustri in questa pace, valida, la spada arrugginita, per teneri a pulita, senza macchia, impugnando l'arma della tua vecchia panoplia disusata; se lucidi e forbisci i ferri per - un giorno - vestir di luce, e in piedi: eccomi, dunque, Spagna, tutta, in anima e corpo, per una guerra mia, eccomi, dunque, armata per la mia propria impresa, dire, affinché chi ascolta dica: è voce non eco. Il buon mancego parla parole di saggezza; sembra che il cavaliere incartapecorito il senno ha riacquistato, con la spada alla vita; pace di Spagna, allora ti saluto. Se sei vergogna umana di ostinati livori con cui mercanti avari s'ammazzano a migliaia, sopra la terra madre che nudi li partorì; se sai come l'Europa intera naufragava in una pace senz'anima, in affanno. senza vita, e che l'annichilava una febbre crudele, Gli uomini di fronte alla guerra che oggi è febbre di questo conflitto fratricida; ......... pace di Spagna, allora ti. dico salve anch'io, e a te, la forte Spagna; se, in pace benedetta, nel tuo disdegno incidi, come sopra uno scudo, due pupille che scrutano e un cipiglio che medita da Campi di Castiglia.

(a cura di Pino Prete)

giovedì 11 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - IL SABATO DEL VILLAGGIO, GIACOMO LEOPARDI

 

I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXV - IL SABATO DEL VILLAGGIO 

La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell'erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch'ebbe compagni dell'età più bella. Già tutta l'aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre Giù da' colli e da' tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo. Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l'altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s'affretta, e s'adopra Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l'ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno. Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita E' come un giorno d'allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo'; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

(A cura di Pino Prete)

martedì 9 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - SCHERZO, Leopardi


I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXXVI - SCHERZO


Quando fanciullo io venni A pormi con le Muse in disciplina, L'una di quelle mi pigliò per mano; E poi tutto quel giorno La mi condusse intorno A veder l'officina. Mostrommi a parte a parte Gli strumenti dell'arte, E i servigi diversi A che ciascun di loro S'adopra nel lavoro Delle prose e de' versi. Io mirava, e chiedea: Musa, la lima ov'è? Disse la Dea: La lima è consumata; or facciam senza. Ed io, ma di rifarla Non vi cal, soggiungea, quand'ella è stanca? Rispose: hassi a rifar, ma il tempo manca.

(a cura di Pino Prete)