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martedì 21 marzo 2017

21 marzo: Giornata mondiale della poesia | Festeggiamola con i versi di Szymborska | [Magla's Addicted] - Szymborska "Prospettiva" (poesia)

Wislawa Szymborska
– Prospettiva


Si sono incrociati come estranei, senza un gesto o una parola, lei diretta al negozio, lui alla sua auto.
Forse smarriti O distratti O immemori Di essersi, per un breve attimo, amati per sempre.
D’altronde nessuna garanzia Che fossero loro. Sì, forse, da lontano, ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra E chi guarda dall’alto Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri, lui si è messo al volante ed è partito in fretta. Cioè, come se nulla fosse accaduto, anche se è accaduto.
E io, solo per un istante Certa di quel che ho visto, cerco di persuadere Voi, Lettori, con brevi versi occasionali quanto triste è stato.

(a cura di Pino Prete)

martedì 15 dicembre 2015

[Magla's Addicted] - Szymborzka "Il 16 maggio 1973" poesia

Wislawa Szymborska
– Il 16 maggio 1973


Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.
Dove sono andata quel giorno, che cosa ho fatto – non lo so.
Se lì vicino fosse stato commesso un delitto - non avrei un alibi.
Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.
Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco, piuttosto che ammettere di non ricordare nulla benché sia vissuta senza interruzioni.
Non ero un fantasma, dopotutto, respiravo, mangiavo, si sentiva il rumore dei miei passi, e le impronte delle mie dita dovevano restare sulle maniglie.
Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,
Forse quel giorno Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.
Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.
Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata
 – niente male come scherzetto perdermi di vista così.
Scuoto la mia memoria –
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.

(a cura di Pino Prete)

giovedì 26 novembre 2015

[Magla's Addicted] - poesia di Szymborska


Wislawa Szymborska
– Poesia


Siamo arrivati al punto che siedo ai piedi di un albero Sul corso del fiume un mattino assolato. È un evento futile che non entrerà nella storia. Non è una battaglia o un patto, per cui le ragioni si esaminano, né un tirannicidio degno di memoria. Eppure siedo al fiume, di fatto. E se sto qui, devo essere uscita da qualche parte ancora prima in molti altri posti devo essere stata, proprio come i conquistatori di terre, prima di salire a bordo. L’attimo fugace persino ha un fervido passato: il suo venerdi avanti il sabato, il suo maggio prima di giugno. Ha i suoi orizzonti altrettanto reali del binocolo d’un capitano. Quest’albero è un pioppo radicato da anni. Il fiume è il Raba che scorre non certo da oggi. Un sentiero non dell’altro ieri battuto fra i cespugli. Il vento, per spazzare via le nuvole, qui deve avercele prima sospinte. E malgrado d’intorno non accade niente di Grande il mondo non è per questo piu povero di particolari motivato peggio, meno preciso di quando se ne impadronivano i popoli in migrazione. Il silenzio non accompagna solo un segreto complotto né il corteo delle ragioni solo un’incoronazione, sanno essere tondi non solo gli inaggirabili anniversari delle rivolte ma pure gli aggirabili ciottoli tutt’intorno alla sponda. Il ricamo delle circostanze è fitto e intricato. Il punto a formica sull’erba. L’ordito dell’onda, in cui s’infila uno stecco. È andata cosi, che sto qui a guardare. Davanti a me una bianca farfalla sbatte nell’aria ali, che solo ad essa appartengono E mi vola sulla mano un’ombra, non un’altra, non chiunque, ma proprio la sua. Ad una simile vista m’abbandona ogni volta la certezza che quel che è importante lo sia più di ciò che non lo è affatto.
(a cura di Pino Prete)

venerdì 20 novembre 2015

[Magla's Addicted] - "L'odio" poesia di Wislawa Szymborska

Wislawa Szymborska
– L’odio

Guardate com’è sempre efficiente, come si mantiene in forma nel nostro secolo l’odio. Con quanta facilità supera gli ostacoli. Come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti. Insieme più vecchio e più giovane di loro. Da solo genera le cause che lo fanno nascere. Se si addormenta, non è mai di un sonno eterno. L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.
Religione o non religione – purché ci si inginocchi per il via. Patria o non patria – purché si scatti alla partenza. Anche la giustizia va bene all’inizio. Poi corre da solo. L’odio. L’odio. Una smorfia di estasi amorosa gli deforma il viso.
Oh, quegli altri sentimenti – malaticci e fiacchi. Da quando la fratellanza può contare sulle folle? La compassione è mai arrivata per prima al traguardo? Il dubbio quanti volenterosi trascina? Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso. Occorre dire quante canzoni ha composto? Quante pagine ha scritto nei libri di storia? Quanti tappeti umani ha disteso su quante piazze, stadi?
Diciamoci la verità: sa creare bellezza. Splendidi i suoi bagliori nella notte nera. Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata. Innegabile è il pathos delle rovine e l’umorismo grasso della colonna che vigorosa le sovrasta.
È un maestro del contrasto tra fracasso e silenzio, tra sangue rosso e neve bianca. E soprattutto non lo annoia mai il motivo del lindo carnefice Sopra la vittima insozzata.
In ogni istante è pronto a nuovi compiti. Se deve aspettare, aspetterà. Lo dicono cieco. Cieco? Ha la vista acuta del cecchino e guarda risoluto al futuro – lui solo.

(a cura di Pino Prete)

mercoledì 18 novembre 2015

[Magla's Addicted] - "Nulla due volte accade né accadrà", Wislawa Szymborska


Wislawa Szymborska
– Nulla due volte accade nè accadrà -


Nulla due volte accade né accadrà. Per tal ragione si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi della scuola del pianeta di ripeter non è dato le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni, non due notti uguali uguali, né due baci somiglianti, né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome qualcuno ha pronunciato, mi è parso che una rosa sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme, ho rivolto gli occhi altrove. Una rosa? Ma cos’è? Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora, dài paura e incertezza? Ci sei – perciò devi passare. Passerai – e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia, sorridenti tra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d’acqua.

(a cura di Pino Prete)

venerdì 13 novembre 2015

[Magla's Addicted] - "Elogio dei sogni", Szymborska


Wislawa Szymborsk
Elogio dei sogni

In sogno dipingo come Vermeer.
Parlo correntemente il greco e non soltanto con i vivi.
Guido l’automobile, che mi obbedisce.
Ho talento, scrivo grandi poemi.
Odo voci non peggio di autorevoli santi.
Sareste sbalorditi dal mio virtuosismo al pianoforte.
Volo come si deve, ossia da sola.
Cadendo da un tetto so cadere dolcemente sul verde.
Non ho difficoltà a respirare sott’acqua.
Non mi lamento: sono riuscita a trovare l’Atlantide.
Mi rallegro di sapermi sempre svegliare prima di morire.
Non appena scoppia una guerra mi giro sul fianco preferito.
Sono, ma non devo esserlo, una figlia del secolo.
Qualche anno fa ho visto due soli.
E l’altro ieri un pinguino. Con la massima chiarezza.

(a cura di Pino Prete)

mercoledì 11 novembre 2015

[Magla's Addicted] - "Nulla è in regalo", Szymborska

Wislawa Szymborska
– Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito. Sono indebitata fino al collo, sarò costretta a pagare per me con me stessa, a rendere la vita in cambio della vita.
È così che è stabilito, il cuore va reso e il fegato va reso e ogni singolo dito.
E’ troppo tardi per impugnare il contratto. Quanto devo Mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo Tra una folla di altri debitori. Su alcuni grava l’obbligo di pagare le ali. Altri dovranno, per amore o per forza, rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare Ogni tessuto che è in noi. Non un ciglio, non un peduncolo da conservare per sempre.
L’inventario è preciso, e a quanto pare ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare Dove, quando e perché Ho permesso che aprissero Questo conto a mio nome.
La protesta contro di esso noi la chiamiamo anima. E questa è l’unica voce Che manchi nell’inventario.

(a cura di Pino Prete)

martedì 10 novembre 2015

[Magla's Addicted] - Szymborska poesia

Wislawa Szymborska 


Vestiario  Ti togli, ci togliamo, 
vi togliete cappotti, giacche,
gilè, camicette di lana, di 
cotone, di terital, gonne, 
calzoni, calze, biamcheria, 
posando, appendendo, 
gettando su schienali di sedie, 
ante di paraventi; per adesso, 
dice il medico, nulla di serio si 
rivesta, riposi, faccia un 
viaggio, prenda nel caso, dopo
 pranzo, la sera, torni fra tre 
mesi, sei, un anno, vedi, e tu 
pensavi, e noi temevamo, e voi 
supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con
mani ancora tremanti stringhe, 
automatici, cerniere, fibbie, 
 ìcinture, bottoni, cravatte, 
colletti e da maniche, 
borsette, tasche, tirar fuori 
-sgualcita, a pois, a righe, a 
fiori, a scacchi- la sciarpa 
riutilizzabile per protratta 
scadenza.

(a cura di Pino Prete)

martedì 20 ottobre 2015

[Magla's addicted] - Il gatto in un appartamento vuoto - Wisława Szymborska

Wisława Szymborska
– Il gatto in un appartamento vuoto -


Morire – questo a un gatto non si fa. Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto? Arrampicarsi sulle pareti. Strofinarsi tra i mobili. Qui niente sembra cambiato, eppure tutto è mutato. Niente sembra spostato, eppure tutto è fuori posto. E la sera la lampada non brilla più. Si sentono passi sulle scale, ma non sono quelli. Anche la mano che mette il pesce nel piattino non è quella di prima. Qualcosa qui non comincia alla sua solita ora. Qualcosa qui non accade come dovrebbe. Qui c’era qualcuno, c’era, e poi d’un tratto è scomparso, e si ostina a non esserci. In ogni armadio si è guardato. Sui ripiani è corso. Sotto il tappeto si è controllato. Si è perfino infranto il divieto di sparpagliare le carte. Cos’altro si può fare. Aspettare e dormire. Che provi solo a tornare, che si faccia vedere. Imparerà allora che con un gatto così non si fa. Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia, pian pianino, su zampe molto offese. E all’inizio niente salti né squittii.

(a cura di Pino Prete)

giovedì 15 ottobre 2015

[Magla's Addicted] - Il primo amore, Szymborska (a cura di Pino Prete)

Wisława Szymborska
– Il primo amore

Dicono che il primo amore sia il più importante. Ciò è molto romantico ma non è il mio caso. Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato, è accaduto e si è perduto. Non mi tremano le mani quando mi imbatto in piccoli ricordi e in un rotolo di lettere legate con lo spago nemmeno con un nastrino. Il nostro unico incontro dopo anni, la conversazione di due sedie intorno a un freddo tavolino. Atri amori ancora respirano profondamente in me. A questo manca il fiato per sospirare. Eppure proprio così com’è, è capace di ciò di cui quelli non sono ancora capaci: non ricordato, neppure sognato, mi familiarizza con la morte.

venerdì 9 ottobre 2015

[Magla's Addicted] - Lo chiamiamo granello di sabbia, Szymborska (a cura di Pino Prete)

Wisława Szymborska Lo chiamiamo granello di sabbia

 Lo chiamiamo granello di sabbia. Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia. Fa a meno di un nome generale, individuale, permanente, temporaneo, scorretto o corretto. Del nostro sguardo e tocco non gli importa. Non si sente guardato e toccato. Ech e sia caduto sul davanzale È solo un’avventura nostra, non sua. Per lui è come cadere su una cosa qualunque, senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora. Dalla finestra c’è una bella vista sul lago, ma quella vista, lei, non si vede. Senza colore e senza forma, senza voce, senza odore e senza dolore è il suo stare in questo mondo.

giovedì 8 ottobre 2015

[Magla's addicted] - Nulla due volte, Wislawa Szymborska (a cura di Pino Prete)

Wislawa Szymborska
– Nulla due volte

Nulla due volte accade 
né accadrà. 
Per tal ragione
nasciamo senza esperienza, moriamo senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi 

della scuola del pianeta 
di ripeter non è dato 
le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni, 

non due notti uguali uguali, 
né due baci somiglianti, né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome 

qualcuno ha pronunciato, 
mi è parso che una rosa sbocciasse sul selciato.
Oggi che stiamo insieme, ho rivolto gli occhi altrove. 

Una rosa? Ma cos’è? Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, ora malvagia, dài paura e incertezza? 

Ci sei – perciò devi passare. 
Passerai – e in ciò sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia, sorridenti,

fra le braccia, anche se siamo diversi 
come due gocce d’acqua.

mercoledì 7 ottobre 2015

[Magla's addicted] - Un'adolescente, Wislawa Szymborska (a cura di Pino Prete)

Wisława Szymborska
– Un’adolescente

Io – un’adolescente? Se ora, d’improvviso, si presentasse qui, dovrei salutarla come una persona cara, benché mi sia estranea e lontana?
Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte per la sola ragione che la nostra data di nascita è la stessa?
Siamo così dissimili che forse solo le ossa sono le stesse, la calotta cranica, le orbite oculari.
Perché già gli occhi è come fossero più grandi, le ciglia più lunghe, la statura più alta e tutto il corpo è fasciato dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.
In verità ci legano parenti e conoscenti, ma nel suo mondo di questa cerchia comune sono quasi tutti vivi, mentre nel mio quasi nessuno.
Siamo così diverse, i nostri pensieri e parole così differenti. Lei sa poco - ma con un’ostinazione degna di miglior causa. Io so molto di più - ma non in modo certo.
Mi mostra delle poesie, scritte con una grafia nitida, accurata, con cui io non scrivo più da anni.
Leggo quelle poesie, le leggo. BÈ, forse quest’unica, se fosse accorciata e corretta qua e là. Dal resto non verrà nulla di buono.
La conversazione langue. Sul suo modesto orologio il tempo è ancora incerto e costa poco. Sul mio è molto più caro ed esatto.
Per commiato nulla, un sorriso abbozzato e nessuna commozione.
Solo quando sparisce e nella fretta dimentica la sciarpa -
Una sciarpa di pura lana, a righe colorate, che nostra madre ha fatto per lei all’uncinetto.
La conservo ancora.

venerdì 2 ottobre 2015

[Magla's addicted] - Wislawa Szymborska i versi di "Fotografia dell'11 settembre" e biografia (contributo a cura di Pino Prete)


"Fotografia dell’11 settembre"

Wislawa Szymborska

 

Sono saltati giù dai piani in fiamme –
uno, due, ancora qualcuno
sopra, sotto.
La fotografia li ha fissati vivi,
e ora li conserva
sopra la terra verso la terra.
Ognuno è ancora un tutto
con il proprio viso
e il sangue ben nascosto.
C’è abbastanza tempo
perché si scompiglino i capelli
e dalle tasche cadano
gli spiccioli, le chiavi.
Restano ancora nella sfera dell’aria,
nell’ambito di luoghi
che si sono appena aperti.
Solo due cose posso fare per loro –
descrivere quel volo
senza aggiungere l’ultima frase.
«Sono, ma non devo esserlo, una figlia del secolo» (Wisława Szymborska) 
Nel 1931 Szymborska si trasferì con la famiglia a Cracovia, città alla quale è stata sempre legata: vi ha studiato, vi ha lavorato e vi ha sempre soggiornato, da allora fino alla morte. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939, continuò gli studi liceali sotto l'occupazione tedesca, seguendo corsi clandestini e conseguendo il diploma nel 1941. A partire dal 1943, lavorò come dipendente delle ferrovie e riuscì a evitare la deportazione in Germania come lavoratrice forzata. In questo periodo cominciò la sua carriera di artista, con delle illustrazioni per un libro di testo in lingua inglese. Cominciò inoltre a scrivere storie e, occasionalmente, poesie. Sempre a Cracovia, Szymborska cominciò nel 1945 a seguire in un primo momento i corsi di letteratura polacca, per poi passare a quelli di sociologia, presso l'Università Jagellonica, senza però riuscire a terminare gli studi: nel 1948 fu costretta ad abbandonarli a causa delle sue scarse possibilità economiche. Ben presto venne coinvolta nel locale ambiente letterario, dove incontrò Czesław Miłosz, che la influenzò profondamente. Nel 1948 sposò Adam Włodek, dal quale divorziò nel 1954. In quel periodo, lavorava come segretaria per una rivista didattica bisettimanale e come illustratrice di libri. Nel 1969 si sposò con lo scrittore e poeta Kornel Filipowicz, che morì nel 1990. La sua prima poesia, Szukam słowa (Cerco una parola), fu pubblicata nel marzo 1945 sul quotidiano «Dziennik Polski». Le sue poesie furono pubblicate con continuità su vari giornali e periodici per parecchi anni; la prima raccolta Dlatego żyjemy (Per questo viviamo) venne pubblicata molto più tardi, nel 1952, quando la poetessa aveva 29 anni. In effetti, negli anni quaranta la pubblicazione di un suo primo volume venne rifiutata per motivi ideologici: il libro, che avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1949, non superò la censura in quanto «non possedeva i requisiti socialisti». Ciò nonostante, come molti altri intellettuali della Polonia post-bellica, nella prima fase della sua carriera Szymborska rimase fedele all'ideologia ufficiale della PRL: sottoscrisse petizioni politiche ed elogiò Stalin, Lenin e il realismo socialista. Anche la poetessa-Szymborska cercò in seguito di adattarsi al realismo socialista: il primo volume di poesie del 1952 contiene infatti testi dai titoli come Lenin oppure Młodzieży budującej Nową Hutę (Per i giovani che costruiscono Nowa Huta), che parla della costruzione di una città industriale stalinista nei pressi di Cracovia. Aderì anche al PZPR (Polska Zjednoczona Partia Robotnicza, «partito operaio unito polacco»), del quale fu membro fino al 1960. Tuttavia, in seguito la poetessa prese nettamente le distanze da questo «peccato di gioventù», come da lei stesso definito, al quale è da ascrivere anche la seguente raccolta Pytania zadawane sobie (Domande poste a me stessa) del 1954. Anche se non si distaccò dal partito fino al 1960, cominciò ben prima a instaurare contatti con dissidenti. Successivamente Szymborska ha preso le distanze dai suoi primi due volumi di poesie. Dal 1953 al 1966 fu redattrice del settimanale letterario di Cracovia «Życie Literackie» («Vita letteraria»), al quale ha collaborato come esterna fino al 1981. Sulle pagine di questa pubblicazione è apparsa la serie di saggi Lektury nadobowiązkowe (Letture facoltative), che sono state successivamente pubblicate, a più riprese, in volume. Nel 1957 fece amicizia con Jerzy Giedroyc, editore dell'influente giornale degli emigranti polacchi «Kultura», pubblicato a Parigi, al quale contribuì anche lei. Il successo letterario arrivò con la terza raccolta poetica, Wołanie do Yeti (Appello allo Yeti), del 1957. Tomba di Wisława Szymborska e dei genitori Dal 1981 al 1983, fu redattrice del mensile di Cracovia «Pismo». Negli anni ottanta intensificò le sue attività di opposizione, collaborando al periodico samizdat «Arka» con lo pseudonimo «Stanczykówna» e a «Kultura». Si impegnò per il sindacato clandestino Solidarność. Dal 1993 pubblica recensioni sul supplemento letterario del «Gazeta Wyborcza», importante quotidiano polacco. Nel 1996 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà». Ha anche tradotto dal francese al polacco alcune opere del poeta barocco francese Théodore Agrippa d'Aubigné. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue. Pietro Marchesani ha tradotto la maggior parte delle sue raccolte poetiche in italiano; Karl Dedecius ha diffuso le sue poesie in tedesco; il Premio Nobel Czesław Miłosz ha tradotto vari testi in inglese, seguito poi da Joanna Maria Trzeciak e dalla coppia di traduttori Stanislaw Baranczak e Clare Cavanagh. La sua più recente raccolta poetica, Dwukropek (Due punti), apparsa in Polonia il 2 novembre 2005, ha riscosso uno strepitoso successo, vendendo oltre quarantamila copie in meno di due mesi. Dopo diversi mesi di malattia, il 1º febbraio 2012, Szymborska è scomparsa nel sonno presso la sua casa a Cracovia. Dopo essere stata cremata è stata sepolta nella tomba di famiglia.