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martedì 7 giugno 2016

A.D. 1243 di Marta Tempra e Furio Thot è il libro più venduto della settimana!

Complimenti alla nostra Maglozza Marta Tempra per questo bel risultato!

acquistalo qui

A.D. 1243 - l'ultimo assedio


1237. Sono gli anni dei contrasti tra l’impero e i comuni sostenuti dal papato, lotte intestine che spaccheranno le città, dividendo i padri dai figli, i fratelli dai fratelli.
A Viterbo, Giacinta Brettoni, giovane nobile di parte guelfa, è destinata al convento fin dalla nascita, ma l’avversa fortuna della famiglia la porterà a rinunciare al velo per diventare moglie di un nuovo ricco della città.
Nel frattempo, il poeta siciliano Jacopo degli Altofonte viene convocato alla corte di Federico II e l’iniziale meraviglia si trasformerà in angoscia quando s’innamora perdutamente di Selvaggia, figlia naturale del sovrano e destinata in sposa all’uomo più crudele del suo tempo.
Alle loro storie si unisce quella di Guido, speziale lombardo in fuga con la famiglia da Lodi dopo che la città si arrese all’impero.
Amori infelici, rocambolesche fughe e impetuose battaglie si intrecciano in un romanzo corale in cui le vicende di tutti finiranno per convergere proprio nella città di Viterbo, culminando nella battaglia in cui la valorosa cittadina fronteggerà l’immenso esercito imperiale.
Gli epici giorni dell’anno domini 1243, l’ultimo assedio di Viterbo.

venerdì 15 gennaio 2016

Ecco a voi... le MAGLOZZE!







Nell'illustrazione creata da Clementina Boccellino, sapete riconoscere le autrici che hanno dato vita al mondo di Magla?

Alessandra Nitti è l'intraprendente moretta alla sinistra. Accanto a lei  trovate la riflessiva Clementina Boccellino.
 Loriana Lucciarini è la bruna iperattiva a destra e Marta Tempra le è al fianco sorridente...
 
Volete scoprire di più su di loro? Facile! C'è un blog tutto per le Maglozze dove troverete informazioni, racconti e i loro scritti messi online per voi! :-D

Read it now... you are welcome!

martedì 3 novembre 2015

Amore senza peso - lettera semiseria di una moglie al marito

Dolce, dolcissimo amor mio.
Stella del mio cielo.
Perla del mio mare.
Tricheco del mio circolo polare artico.
Insomma tu, soave balenottero che ti areni ogni notte nel mio letto. Che mi svegli alle due perché “ti è venut' o languorin' e vo' la caponat comm te la fa mammà”. Che sbuffi come una locomotiva, dimenandoti sopra di me... non per darmi piacere, ma per lo sforzo di reggerti sui gomiti e non ridurmi a sottiletta.
Tu. Il mio maritino, la mia dolce metà.
Mamma diceva sempre che la via per il cuore di un uomo passa per il suo stomaco. Ma con te, amore mijo, nello stomaco c'è un vicolo cieco. O forse una rotonda, fai un po' tu. Un'enorme rotatoria in cui non si va da nessuna parte... e a ogni giro ti senti sempre 'cchiu fess.
Forse avrei dovuto capirlo prima. Prima che la tua linea diventasse curva, prima che la fantomatica tartaruga degenerasse in ippopotamo, prima che la misura 1.70 da altezza diventasse diametro.
Avrei dovuto capirlo quando la prima volta che facemmo l'amore, nel mio appartamento da studentessa, e giacevamo stanchi e felici nel letto, ti voltasti verso di me con gli occhi che ti brillavano, mi accarezzasti piano una guancia, scostandomi i capelli dalla fronte, e dolcemente sussurrasti... che tienn 'n frigorifero?
Oppure quando mi portasti in quel ristorantino delizioso, in riva al mare, con il violinista che suonava le nostre canzoni, lì dove il mare luccica... e poi fosti tanto preso dal dessert da dimenticarti l'anello che mi avevi messo nel secchiello dello champagne. E mentre io, sopraffatta dall'emozione, sussurravo commossa il mio “sì”, tu emergevi dalla montagna di profiterol alla crema, bofonchiando un “Prova sto dolce, ammo', è speciale!”.
Eppure non mi sono mai pentita di quel sì guarnito di panna e bignè: sarebbe stato il perfetto specchio della nostra vita, un idillio di pingue tenerezza, di calore e calorie. Taaaaante calorie... a partire dal viaggio di nozze lungo tutti i McDonald d'Italia, fino al primo anniversario, festeggiato alla sagra della cotica al lardo.
E anche se ho dovuto imparare il bricolage per sagomare le porte alla tua mole, anche se in salotto non abbiamo sedie ma solo panchine in pietra, e le tue t-shirt stese ad asciugare sembrano tendoni da circo, anche se per fare la spesa ho dovuto aprire una partita IVA e ho una sfilza di carrelli che neanche i vagoni della circumvesuviana, io ti amo.
Amo ogni tua singola molecola adiposa, ogni caloria che si stratifica sulla tua pancia, ogni crema, sugo, salsa e condimento con cui ti impiastri quotidianamente le maglietta.
Ti amo perché con mestolo e grembiule mi fai sentire 'na regina, perché accanto a te non devo preoccuparmi di bilance e cellulite, perché quando la sera mi spoglio per te, non importa che forma io abbia, negli occhi ti si accende un luccichio che neanche la caponat di mammà.
E allora, amore mijo, lasciamo che i fustacchioni palestrati restino nei loro solarium, le bambole platinate nelle loro biutifarm...tu prendimi la mano e abbracciami, fammi sentire che stretta a te neanche un missile mi potrebbe colpire, che sei la mia morbida barriera contro il mondo, il mio ammortizzatore contro le difficoltà della vita.
Fammi sentire che posso lanciarmi nel vuoto e tu non solo mi prenderai, ma accoglierai il mio atterraggio come il più confortevole dei cuscini.
Cammineremo nella vita come un uomo e una donna, due anime pure senza peso né forma di cui preoccuparsi, piene e felici in un mondo che ha fame di vita.
E la mia vita sei tu, che mi sazi ogni giorno.

Con amore infinito,
tua
Concetta


Ps: core mijo, non mi voler male, insieme a questa lettera troverai il piano alimentare previsto dal tuo nuovo dietologo, ho già riempito il frigo di frutta e verdurine. Ho pensato che così l'avresti presa meglio!





NB: originariamente pubblicato su www.meetale.com, visita la piattaforma!




lunedì 6 luglio 2015

Il Bello della scienza - perché anche la matematica è sexy!


Ammettiamolo, tutti noi pensando a uno scienziato (più che mai un matematico) immaginiamo il classico nerd sfigato alla Big Bang Theory: maglioncino di lana della nonna, capelli in via di estinzione, occhialino potteriano e fisico da 85enne reumatico. Ebbene, per gli studenti (ma soprattutto le studentesse) del University College of London c'è stata una bella sorpresa: a salire in cattedra, invece di un vetusto insegnante paralitico, è stato nientepopodimeno che Pietro Boselli, dottorando in Ingegneria Meccanica ma soprattutto sexissimo modello tutto made in Italy. Viso angelico e un fisico talmente scolpito da non poter passare inosservato neanche nella tenuta da lavoro (più sobria di quella in foto, ma abbiamo scelto questa a beneficio di tutte le lettrici).
La scoperta spetta a una sua giovane studentessa, colpita (e non ce ne stupiamo) dalle notevoli fattezze del nuovo lettore: un clic, la foto sui suoi social e il commento "Quel momento in cui ti rendi conto che il tuo insegnante di matematica è un modello". Da lì alla fama virale sul web, è stato un attimo: la foto di Pietro, prima in cattedra e poi a torso nudo per una posa fotografica, ha fatto il giro del mondo finendo persino su quotidiani nazionali come il Times, People e Il Messaggero.Che altro dire? Sul proseguimento di Boselli come insegnante non si hanno notizie (probabilmente i suoi corsi saranno stati presi d'assalto per finalità non proprio didattiche), la sua carriera da modello tuttavia prosegue inalterata (per nostra fortuna!) per l'agenzia inglese Model1.

∼ Marta∼








domenica 26 aprile 2015

Van Ghogh alive - la mostra impossibile

Se c'è un caso in cui Arte&Scienza si sono fuse alla perfezione per creare qualcosa di unico, questo è la mostra su Van Ghogh a Firenze. E se adesso vi aspettate una meticolosa spiegazione delle tecnologie utilizzate nella sua realizzazione o un infinito quanto sterile elenco delle opere esposte, siete completamente fuori strada. Di siti informativi ce ne sono tanti: noi abbiamo preferito mostrarvi l'evento direttamente attraverso gli occhi di chi c'è stato. Ecco quindi il reportage di Federica Storcé, studentessa 23enne di Giurisprudenza, che ci racconta la straordinaria esperienza vissuta.


Van Gogh VIVE . . . in HD!

“Andiamo a vedere una mostra su Van Gogh?”A questa domanda potevo rispondere solamente: “Certo che sì!”.
Van Gogh è forse il primo da cui abbia imparato cosa voglia dire “dipingere”. Correvano gli anni delle scuole elementari mentre oggi quelli dell’università ma il primo amore, come si dice, non si scorda mai.
E finalmente ora potevo andare a vedere dal vivo ciò che avevo ammirato sempre e soltanto sulle pagine di qualche libro di storia dell’arte.
Mi preparavo quindi ad un ambiente del genere, più o meno: corridoi, quadri appesi ai muri, spiegazioni a lato, capannelli di gente davanti ad ogni opera, tendenziale silenzio.
E invece ancora non sapevo che non sarebbe stato così.
Infatti cercando informazioni sui biglietti scopro che la mostra si intitola “Van Gogh Alive” e promette “un’esperienza visiva e divulgativa inedita”, per dirla con il curatore italiano Fabio Di Gioia .
Si tratta infatti di una mostra multimediale, che mette in campo notevoli tecnologie: mi sarei trovata davanti agli occhi oltre 3000 immagini proiettate in altissima definizione che si sarebbero adattate alla conformazione interna della ex chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio, in Firenze, luogo prescelto per l’installazione della stessa. Oltretutto la prima volta di quella mostra in un ambiente architettonico tanto ricco come quello di una chiesa, invece che in locali più scarni come vecchi magazzini o impianti industriali abbandonati che finora l’avevano ospitata in giro per il mondo.
Tutto questo sarebbe stato possibile grazie al sistema SENSORY4 che incorpora ben 40 proiettori HD, è dotato di una grafica multicanale e di un’acustica surround, tipica delle sale cinematografiche.
Sì, perché questa mostra non avrà bisogno soltanto di essere vista bene ma anche di essere letta e sentita.
Infatti l’evento sarà organizzato su più livelli interconnessi: ci sarà spazio per i quadri più famosi e per quelli meno conosciuti come pure per gli schizzi e le bozze dell’artista olandese, nel frattempo avremo l’occasione di leggere stralci di lettere tratti dalla fitta corrispondenza che Vincent intratteneva con il fratello Theo e di apprezzare qualche passaggio delle opere musicali più in voga ai tempi di Van Gogh.
A questo punto ero entusiasta e non vedevo l’ora di andare a vedere con i miei occhi l’effetto dell’innovativo sistema SENSORY4.
Ci siamo. Prima di entrare nella sala trovo molto utile soffermarmi su alcune riproduzioni delle opere dell’artista, montate nel primo ambiente della mostra con tanto di spiegazione che mi rinfresca la memoria sulla vita e sullo stile di Van Gogh, oltre a fornirmi un particolare succulento che non ricordavo: mentre era in vita, il genio olandese riuscì a vendere soltanto uno tra i suoi quadri! Sì, avete capito bene: soltanto uno.
Salita poi una rampa di scale mi trovo immersa in un ambiente veramente particolare.
Avete presente quello che avevo immaginato all’inizio? Corridoi, quadri, capannelli di gente silenziosa? Niente di tutto questo. Mi ritrovo in un ambiente multi screen dove “I mangiatori di patate” o “I girasoli” o la “Notte stellata” mi ruotano attorno, proiettati non solo su tutte le pareti della Chiesa ma anche per terra a formare una lunga passerella di opere d’arte.
E ciò che più attira la mia curiosità è che non c’è nessuna barriera, nessun “NON TOCCARE”, anzi! Sono numerosissime le famiglie con bambini di quattro o cinque anni che scorrazzano allegri sopra i quadri di Van Gogh o che si mettono seduti per terra con il naso all’insù incuriositi da tutti quei colori. E la cosa divertente è che lo possono fare! E per di più senza disturbare nessuno perché la loro confusione è sovrastata dalla musica, amplificata dall’impianto surround, di Handel, Schubert, Sakura e tanti altri che aiutano a capire i diversi stati d’animo dell’artista mentre scorrono le immagini dei suoi capolavori.
Così mi metto seduta per terra anche io e comincio il mio viaggio nella vita dell’artista olandese, che durerà quaranta minuti. Le immagini sono talmente grandi e nitide che qualcuno allunga la mano per toccarle mentre a un certo punto prende vita sulle pareti della chiesa un treno che ci porta insieme a Van Gogh da Parigi ad Arles, cittadina della Provenza dove egli vivrà intensi momenti di ispirazione e prolificità artistica. Insomma, un insieme di musica, immagini e parole, quelle dello stesso artista, messe perfettamente a sistema. Così, per esempio, quando verso la fine arriva “Il campo di grano con volo di corvi”, opera che lo stesso Vincent cerca di spiegare al fratello in una lettera: “Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema.” Funesto presagio di ciò che accadrà di lì a poco. Infatti lo stesso anno in cui fu dipinto questo quadro, il 1890, Van Gogh morì a causa di un colpo d’arma da fuoco, probabilmente auto-inflitto.
La sensazione che mi rimane, una volta uscita dalla mostra, è quella di aver fatto un tuffo nella vita di Van Gogh. Le immagini dei suoi quadri ancora girano nella mia mente. La forza delle sue parole mi stuzzica l’anima.
Un bell’esempio di come il mondo digitale possa far vivere l’arte in un modo nuovo a chi è abituato a fruirne secondo canali tradizionali e allo stesso tempo di quanto possa aiutare ad allargarne il godimento anche a chi probabilmente non si sognerebbe mai di entrare in un tradizionale “Museo”.
Se per caso vi fosse venuta voglia di andare a vedere di cosa si tratta vi consiglio di approfittare del prolungamento della mostra fino al 2 giugno 2015 così da approfittarne anche per fare una passeggiata a Firenze, ne vale sempre la pena.
Federica - che ringraziamo per il suo interessantissimo contributo - ci lascia con un'ulteriore perla: se volete entrare ancora di più nella vita di Van Ghogh, ecco un video che non potete assolutamente perdervi. ;)



Vuoi scrivere anche tu un articolo per Magla o seguire un'intera rubrica?
Manda il tuo articolo o la tua idea alla mail magla.isoladellibro@gmail.com e potrai presto apparire sui nostri schermi! ;)




∼ Marta∼






giovedì 16 aprile 2015

Disegno digitale: è proprio vero che fa tutto il pc?

Arte&Scienza

Disegno digitale, questo sconosciuto. Se non sapete cosa sia una tavoletta grafica, se siete rimasti al “riempi tutto” di paint o al contrario siete convinti che il mouse vi trasformi di colpo in Giotto, oggi cambierete idea. Scopriamo cosa può nascere dall'unione di talento e tecnologia e, soprattutto, perché non è vero che “fa tutto il computer”.

A parlarcene è una giovane e promettente artista di Bitonto, Marina Mundo, che gestisce una pagina di vignette sarcastiche e un po' misantrope, M2 vs The World.

Ciao, Marina, e grazie per aver accettato questa intervista. Parliamo subito dell'argomento di oggi: il disegno digitale. Puoi spiegare a noi neofiti cos'è e soprattutto quanto incide sull'esito di un lavoro? Cosa fa il computer e cosa, invece, spetta ancora all'artista?

Innanzitutto ringrazio Marta per l'opportunità che mi è stata data, è un onore parlare della mia passione principale e spero di essere chiara nello spiegare i concetti che esprimerò.Il disegno digitale è una forma d'arte in continua crescita, sia dal punto di vista dell'hardware utilizzato (ovvero la grandissima gamma di tavolette grafiche che vengono sfornate in ogni stagione) che dal punto di vista dei software con cui si opera al computer; gli schermi per computer e le schede grafiche ricoprono anch'essi un ruolo molto importante nella resa di ciò che viene disegnato, consiglio dunque a chi voglia approcciarsi al disegno digitale di informarsi sulle varie possibilità che vengono offerte dal mercato.
Tornando a noi, ogni artista ha il suo personale approccio a questa tecnica. Personalmente, per questioni di sensibilità della mia tavoletta, trovo utile l'uso di una bozza fatta a mano, a penna o matita, prima di passare al software che uso solitamente, in modo da rendermi conto concretamente delle masse che voglio rappresentare in una tavola. Una volta scansionata, con l'ausilio della tavoletta grafica e un buon software, dalla bozza ci si potrà muovere come più si preferisce, scegliendo uno stile pittorico, uno fumettistico ecc., a differenza di cosa è più vicino alle proprie attitudini; per rendere più semplice la modifica di uno o più elementi, è utile lavorare su livelli diversi: uno per la lineart, uno o più per gli elementi da colorare e così via per gli sfondi, gli effetti di luce ecc.
Il problema di tutti i neofiti (compresa me, qualche anno fa) è che i disegni all'inizio potranno sembrare freddi, eccessivamente schematici, perché tra la nostra mano e il disegno c'è altro di mezzo, perché magari non si riesce a tracciare delle belle linee, o non si conoscono tutte le possibilità per sfumare “naturalmente” un colore. Non disperate: è una questione di esercizio, come in tutte le cose bisogna solo prenderci la mano. I buoni risultati verranno man mano che acquisterete dimestichezza con la tavoletta e col programma che utilizzate.


Ti è capitato di essere sottovalutata per via di queste modalità di disegno? Quanto spesso ti trovi a difenderti o a dover sfatare falsi miti sul disegno digitale?

Devo ammettere che più passa il tempo, più vedo che finalmente non si dà più per scontato che “fare le cose a computer” non è un gioco da ragazzi o che tutti possono fare. All'inizio, mi è capitato spesso di vedere gente dapprima meravigliata per i miei lavori e che al suono di “ho usato la tavoletta grafica” cambiava espressione, come fosse scontato che un prodotto digitale fosse automaticamente ben fatto. Tuttavia non mi sono mai scoraggiata, anzi, questa visione delle cose mi è servita come spinta a cercare il mio tocco personale e naturale in ciò che creavo a computer. Attualmente, so ben difendermi da chi ancora pensa che il disegno digitale sia una passeggiata argomentando con tutte le nozioni che ho imparato e che ho ancora da imparare sul vasto mondo del digitale.

Dopo aver parlato dell'argomento in generale, parliamo di te. Come ti sei avvicinata al disegno? Hai iniziato subito con il pc o è stato il seguito di una fase più “classica”?

Mi sono avvicinata al disegno quando ero una bambina, ovviamente con pastelli e pennarelli. Il mio approccio al disegno digitale è avvenuto nel momento in cui ho avuto il mio primo computer, munito di scanner e su cui era installato Adobe Photoshop, circa a 13 anni. Ho iniziato scansionando saltuariamente qualche schizzo e ho provato a colorarlo servendomi del suddetto software, emulando le colorazioni di svariate immagini che trovavo in giro per la rete. Penso che sia fondamentale la confidenza con la cara matita per poter riuscire ad avere ottimi risultati in digitale; in sostanza, tradizionale e digitale per me vanno di pari passo.

Parliamo della tua pagina: M2 vs The World. Chi è e cosa fa M2? Quali personaggi occupano il suo mondo?

M2 è una persona che non sopporta l'ipocrisia, le mode e la superficialità della gran parte delle persone al giorno d'oggi e lo dimostra in modi poco carini e a volte addirittura violenti (non per nulla la sua arma preferita è il lanciafiamme). Spesso i personaggi che popolano il suo mondo sono le incarnazioni dei disvalori contro cui combatte, altre volte si rapporta a personaggi storici o esistenti a differenza dei temi trattati nelle varie vignette. Ah, ricordiamo che ama la buona musica e i musicisti, e talvolta si batte anche per loro. Le ho dato vita due anni fa e non mi pento minimamente di averlo fatto, mi diverto moltissimo ad esprimere disappunto attraverso le sue espressioni e i suoi gesti. Sono felice di ricevere pareri positivi e ne approfitto per ringraziare moltissimo coloro che mi supportano e si divertono a leggere le avventure di M2.

E chi è invece Marina? Cosa c'è oltre M2, artisticamente e non?

Nonostante la signorina di “M2 vs the World” abbia le mie sembianze, io, Marina, mi reputo una persona alquanto tranquilla, disponibile e piena di interessi come la musica, il cucito e la fotografia; non nego di avere una buona dose di ironia che mi porta a vedere il lato divertente delle cose, come anche una parte rabbiosa che tiro fuori solo quando ce n'è bisogno. Tralasciando la pagina “M2 vs the World” ed a prescindere dai miei lavori, il disegno è il mio mezzo di comunicazione principale da quando ero bambina; sono riuscita a portarlo avanti ed affinarlo frequentando un corso di fumetto nella mia città mentre frequentavo il liceo e fondendo le nozioni che apprendevo al mio interesse per il digitale, fino a comprare la mia prima tavoletta grafica. Non potrei mai passare una giornata senza abbozzare qualcosa: ovunque vado, porto sempre con me un blocco da disegno e un borsellino con matite e gomme. Non nascondo che ho passato un periodo della mia vita distante dal disegno, non avendo abbastanza fiducia nelle mie capacità; tuttavia, al momento sono in grado di supportare ed ammirare i lavori di tanti artisti che seguo, talvolta traendone spunto per sperimentare tecniche nuove; il mio attuale obiettivo è esercitarmi ogni giorno per migliorare sempre di più in quello che amo fare e che vorrei diventasse un lavoro a tutti gli effetti. 

Riassumi in una considerazione la tua opinione sull'argomento di oggi.

Penso che sia più che giusto parlare del disegno digitale, di tutto il lavoro di ricerca che gli artisti fanno per realizzare al meglio le loro opere e così impedire di dar seguito alla gente che ancora non considera il disegno (tradizionale e ancora di più digitale) il frutto di una professione a tutti gli effetti, che si lamenta dei costi per la realizzazione di una tavola o un quadro, che vuol pagare in visibilità: invito tutti i disegnatori che stanno leggendo a non essere ingenui, e invito voi che vi arrabbiate per il costo di un disegno a rendervi conto di quanto tempo e sudore c'è dietro la preparazione di un'illustrazione, un fumetto o altro, digitale o tradizionale che sia.Ribadisco i miei sentiti ringraziamenti a Marta per avermi dato l'opportunità di dire la mia su un argomento che mi sta veramente a cuore, ringrazio tutti coloro che hanno letto questa intervista con la speranza che abbiate apprezzato le mie parole e infine ringrazio tanto chi segue e apprezza il mio operato, commenta e condivide le mie opere, lo apprezzo davvero molto. Cari saluti a tutti!
Noi ringraziamo Marina per la sua disponibilità e vi ricordo che potete trovare i suoi contatti alle seguenti pagine facebook: M2 Vs the word e M2 - Artworks&co.
Al prossimo appuntamento!


Un esempio di disegno in digitale
∼ Marta∼





domenica 22 marzo 2015

L'arte che non si vede: le minisculture di Jonty Hurwitz

?  Lo Speed Dating è un sistema organizzato di appuntamenti al buio tra uomini e donne single. Si ha un dato numero di minuti per parlare e conoscere la persona che ci sta di fronte: al termine di questo periodo l'organizzatore suona una campanella e si cambierà partner.

DING!


I vostri primi appuntamenti sono stati davvero incredibili (ve li siete persi? Rimediate qui). Eppure il più strano sta ancora arrivando. Perché ora di fronte a voi c'è un ingegnere sudamericano che vi porge il proprio personale omaggio: solo che voi non vedete niente. Uno scherzo di cattivo gusto? Niente affatto. Il suo nome è Jonty Hurwitz e vi sta offrendo qualcosa di unico: la scultura più piccola al mondo.

Se c'è un caso in cui arte e tecnologia si sono fuse alla perfezione, è quello delle mini-sculture di Jonty Hurwitz: unendo le sue conoscenze ingegneristiche a una spiccata vena artistica, Jonty crea sculture di dimensioni impossibili alla visione umana, se non con microscopi elettronici a scansione, solitamente usati per ricerche in scala molecolare e atomica.


"A nano sculpture about trust, tiny in space
yet born of a love spanning a lifetime"
.
Ed è così che nasce Trust, la più piccola figura umana mai realizzata in forma d'arte: le fattezze di una donna perfettamente riportate in dimensioni paragonabili a quelle di un capello. Una figura umana racchiusa in pochi millesimi di millimetro
Dieci mesi di lavoro, set con oltre 250 macchine fotografiche per estrapolare l'immagine che, grazie a sofisticatissime tecnologie di stampa 3D, viene riprodotta come plasmando argilla a dimensioni microscopiche. Eppure l'artista-ingegnere non si ferma qui: in mesi di lavoro nascono ben 7 sculture, tutte di dimensioni impercettibili alla vista ma di una precisione e un dettaglio formidabili.


E poi, la tragedia. Proprio la peculiarità di questo tipo di arte ne determina la rovina: un errore del macchinario che effettua la scansione, e i capolavori di Jonty Hurwitz sono persi per sempre. Eppure lo shock iniziale viene presto sostituito da una consapevolezza: "Improvvisamente" ha detto lo scultore "mi sono reso conto che quelle nano-sculture avevano dato vista a una storia: è il desiderio, tutto umano, di voler creare qualcosa di unico. E' una storia tragica, ma non priva di ironia: un oggetto fisico invisibile all'occhio umano è scomparso per sempre, per lasciare posto a una storia indelebile".

Poetico, vero? Quindi attenti a non distruggere il suo invisibile dono, mentre l'ingegnere sudamericano si avvia verso nuovi e speriamo indistruttibili lavori. La nostra rubrica invece vi dà appuntamento al prossimo articolo, per un nuovo, imperdibile Speed Date di Arte&Scienza! Alla prossima! ;)


∼ Marta∼

*Per approfondire il lavoro di Jonty Hurwitz, ecco il link al suo sito.*






domenica 8 marzo 2015

73 secondi - la prima insegnante dallo spazio





Transoceanic Abort Landing
Cape Canaveral

28 Gennaio 1986
ore 11:30 EST


Il mio nome è Sharon Christa McAuliffe, e sono la prima insegnante dallo spazio.

Ripete quelle parole mentalmente un paio di volte, come un mantra, mentre osserva un suo riflesso deformato nella superficie convessa di una spia del quadro comandi.
Inizierà così, la sua prima lezione di scienze, proiettata dallo Space Shuttle Challanger direttamente in televisione.

Il mio nome è Sharon Christa McAuliffe, e sono la prima insegnante dallo spazio. Da questo luogo straordinario, vi parlerò del fascino delle scienze e della matematica, che sono alla base dell'esplorazione spaziale.

Vede accanto a sé gli altri membri dell'equipaggio, che ha conosciuto durante le simulazioni, muoversi con disinvoltura in mezzo a quegli apparecchi moderni e sofisticati a lei quasi ignoti.
Un brivido le passa per la schiena, sensazione talmente frequente, ultimamente, che ci si sta quasi abituando.
Un brivido quando ha sentito l'ambizioso progetto del presidente Regan, Teacher in Space, per stimolare gli studenti statunitensi allo studio delle scienze.
Un brivido quando, insieme a oltre 11.000 insegnati, ha partecipato alle selezioni.
Un brivido, ancora più intenso, nel caldo di quel 19 luglio in cui la NASA ha scelto proprio lei come candidato primario.
E ora è lì, e i brividi non si contano più, con la schiena incollata al sedile e il vocio di altoparlanti e personale dello shuttle. Il lancio è stato rimandato più volte, e l'ansia è aumentata di pari passo: dal 22 gennaio al 24, poi il 25. Si è cambiato sito, dal Senegal a Casablanca, e ancora data, il 27, e poi eccoli, infine: 28 gennaio 1986, ore 11:38.
Scambia uno sguardo con Micheal J. Smith, il pilota. Anche lui è al primo volo, di professione è militare, veterano del Vietnam: eppure sembra così sicuro, pensa Christa, così a suo agio in mezzo agli strumenti. Non ha paura? Non sente anche lui quei brividi ininterrotti lungo la spina dorsale?
Quasi le leggesse nel pensiero, Smith le sorride, la mano che mima un pollice alto.
Forse chi ha visto la guerra non ha più paura di nulla, riflette.

Il mio nome è Sharon Christa McAuliffe, e sono la prima insegnante dallo spazio.

Si concentra sul mantra. Quella sua semplice, banale frasetta entrerà nella storia. E lei, Christa McAuliffe, diventerà un'icona. La prima insegnante dallo spazio: gli occhi di milioni di studenti da tutto il mondo saranno puntati sullo schermo per seguire la sua lezione...e tra quei milioni, sorride, anche quelli dei suoi due figli.
Rivede il dito cicciotto di Matthew indicarla, dagli spalti del Kennedy Space Center, e la vocina acuta di Fanny strillare “Nello spazio! La mia mamma va nello spazio!”.
Gli occhi di Steven, invece, erano uno strano misto di commozione, orgoglio e angoscia.

Sharon Christa McAuliffe, prima insegnante nello spazio. Suona bene, no?
Lui aveva sorriso del suo entusiasmo, le aveva accarezzato piano la guancia con un dito, abbracciandola più forte contro il petto. Non aveva detto niente, non l'aveva mai fatto, perché l'amava troppo per frenare i suoi sogni. E poi, come suol dire da quando è iniziata quell'avventura, chi è lui per strapparla alla NASA?
Avevano fatto l'amore con tenerezza e un po' di nostalgia, come la notte in cui avevano concepito i gemelli. E chissà, pensa Christa con un sorriso segreto, che il miracolo non si sia ripetuto.
Solo nel dormiveglia aveva sentito, o forse sognato, la risposta del marito a quella sua gioiosa domanda. Il tono di voce era basso, lontano, un sussurro nella sua mente semiaddormentata. Suona bene, sì. Uno splendido necrologio...

Ma ora è lì, e i minuti corrono veloci, sulla strumentazione di bordo. 11:36, ancora pochissimo e decolleranno. Un momento provato e riprovato nelle simulazioni degli ultimi mesi, in cui è stata sballottata, centrifugata, contusa, fino ad imparare alla perfezione i movimenti da fare, come mantenere ferma la postura e la voce per quella sua prima lezione.

Il mio nome è Sharon Christa McAuliffe, e sono la prima insegnante dallo spazio.

Ma la frase, imparata a memoria, evapora improvvisamente dalla testa quando a 6.6 secondi dal lancio si accendono i motori principali: il rumore sovrasta ogni cosa, e lei chiude gli occhi, si avvinghia ai braccioli del sedile mentre il combustibile si accende con un boato, le cariche esplosive rimuovono l'allaccio dello shuttle alla rampa. Nel buio degli occhi chiusi di Christa, tutto inizia a tremare, e in un uragano di rumori e vibrazioni avviene il decollo.

In un unico istante i brividi si coalizzano in una scossa paralizzante, realizza di essere una semplice, indifesa insegnante in una scatola di metallo sparata nello spazio. Senza accorgersene inizia a contare - uno, due, tre... - come quando era bambina e giocava a nascondino, tentando di controllare l'adrenalina che, nel suo nascondiglio, le faceva vibrare i polsi.

Dieci, venti, trenta...

Socchiude piano gli occhi, attorno a lei tutto si svolge come nelle simulazioni. Ognuno è al suo posto, padrone, consapevole, incurante del rumore e del tremito che invece l'hanno sconvolta. Smith comunica con la stazione di lancio, scambiano comunicazioni di servizio.

Sta andando tutto liscio. Se ne accorge e quasi ride, di quella sua folle paura. Se l'avesse vista Steven... mesi ad atteggiarsi a intrepida astronauta, e poi eccola lì, che quasi se la fa sotto per qualche secondo di trambusto.

Cinquanta, sessanta...

Le sue dita pian piano lasciano la presa sui braccioli, la bocca contratta le si plasma in un sorriso. Solo ora si guarda attorno, e Dio, com'è bello il panorama mentre sfrecciano nel cielo.

Settanta secondi, e tutto fila liscio. Rilassandosi, smette quasi di contare, e si gode i brividi, quelli buoni stavolta, della straordinaria avventura che sta per vivere.

Il mio nome è Sharon Christa McAuliffe, e sono la prima insegnante dallo spazio.

Sì, entrerà nella storia. Ed è così emozionata che la voce di Smith arriva remota al suo orecchio.

Settantatre secondi.


Uh oh...”



[Il disastro dello Space Shuttle Challenger avvenne la mattina del 28 gennaio 1986 alle ore 11:39 EST, quando lo Space ShuttleChallenger fu distrutto dopo 73 secondi di volo (all'inizio della missione STS-51-L, la 25ª missione del programma STS e il 10º volo del Challenger) a causa di un guasto a una guarnizione. Alcune parti dell'orbiter come lo scomparto dell'equipaggio e molti altri frammenti furono recuperati dal fondo dell'oceano.]



∼ Marta∼





domenica 1 marzo 2015

Speed Date #2 - Lambrette e rose

?  Lo Speed Dating è un sistema organizzato di appuntamenti al buio tra uomini e donne single. Si ha un dato numero di minuti per parlare e conoscere la persona che ci sta di fronte: al termine di questo periodo l'organizzatore suona una campanella e si cambierà partner. 


DING!
La campanella è suonata, e voi, ancora frastornati dall'incontro con uno dei più grandi geni dell'umanità (vi siete persi lo Speed Date #1? Rimediate qui), vedete già prendere posto al vostro tavolo un personaggio completamente diverso. Ha l'aria taciturna e un po' introversa, quasi distaccata mentre si siede, eppure porta in dono un romanticissimo mazzo di rose blu. Vi dice nulla il nome Pierluigi Torre? Forse no, ma scommettiamo che dopo questo Speed Date non ve lo scorderete più.


Studente prodigio, appassionato dal "bellissimo gioco della matematica", si laurea giovanissimo in Ingegneria Meccanica e subito dopo in Ingegneria Aeronautica. Inventore di velivoli storici (l'idrovolante della trasvolata atlantica di Balbo, a cui lui stesso partecipò) e del precursore della scatola nera, ha consegnato al mondo due "invenzioni" che lo hanno fatto passare alla storia.

Il primo è la Lambretta: simbolo (assieme alla Vespa) dello scooter in tutto il mondo, emblema di un'Italia nel dopoguerra che "vuole volare" (a proposito, sapevate che il marchio è stato ceduto alla società indiana "Scooters of India Limited", che tuttora le produce?).

E il secondo... beh, proprio quelle rose blu che vi ha portato in dono in questo appuntamento. Appassionatissimo di rose, che tiene sul tavolo da lavoro e coltiva sia a casa che di fronte al suo centro di ricerca, applica la scienza a questa sua romantica passione. Il risultato è la rosa blu, perché, affermava agli scettici, con un notevole esempio di scienza e poesia, "il colore è una variabile dell'infinito". Dedicò la scoperta, e il nome della varietà di rosa, all'amatissima moglie Albertina, morta a 54 anni lasciandolo alle prese con una lenta follia paranoica.

Avreste mai detto che un ingegnere aeronautico e appassionato di motori avesse creato il regalo più gettonato per San Valentino? Se la risposta è no, continuate a seguire gli Speed Date di Arte&Scienza su Magla: l'isola del libro! Appuntamento a domenica 15 marzo con il prossimo articolo. ;)
Marta

ps: potete trovare una storia più esauriente su Pierluigi Torre nel libro "Il colore è una variabile dell'infinito" di Roberta Torre, nipote dell'inventore.



domenica 15 febbraio 2015

Domenica di Arte&Scienza: Speed Date #1

?  Lo Speed Dating è un sistema organizzato di appuntamenti al buio tra uomini e donne single. Si ha un dato numero di minuti per parlare e conoscere la persona che ci sta di fronte: al termine di questo periodo l'organizzatore suona una campanella e si cambierà partner. 



DING!
La campanella suona, iniziano gli appuntamenti. Vi guardate attorno, con quel misto di disinvoltura e ed emozione di chi non vuole ammettere di essere eccitato all'idea di un appuntamento al buio.

E così vedete avvicinarvi al vostro tavolino un uomo dalla lunga barba ondulata, bianca come la chioma che gli scende fin oltre le spalle. Il suo sguardo è intenso, misterioso e un po' beffardo mentre vi scruta, sedendosi di fronte a voi.
Ha solo cinque minuti per colpire la vostra attenzione, ma siamo sicuri che ci riuscirà. Perché lui è uno dei più grandi geni dell'umanità. E il suo nome, è Leonardo da Vinci.

Parlando di uomini d'arte e scienza, non si può non iniziare con lui, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi geni esistiti al mondo. Eclettico e poliedrico, i suoi studi hanno spaziato praticamente ogni campo dello scibile umano, dall'arte alla scienza e tecnica. Di certo conoscete moltissime delle sue opere... ma scommettiamo che in questo appuntamento riuscirà a sorprendervi?


Ecco dunque i talenti di Leonardo da Vinci, uomo d'arte e di scienza.

  • Pittura: arte per la quale forse è più famoso. Eppure, per Leonardo la pittura è scienza, rappresentando "al senso con più verità e certezza le opere di natura".
  • Invenzioni: tra i suoi progetti e prototipi più innovativi troviamo precursori del paracadute, dell'elicottero, della bicicletta, di automobili a molla, di un palombaro-sottomarino, di un proiettore con tanto di camera oscura. 
  • Anatomia: lo studio della più perfetta delle macchine, con particolare attenzione ai muscoli, alle ossa, alla meccanica del corpo e alla circolazione del sangue.
  • Ingegneria e architettura: progetta grandi opere di idraulica, ingegneria militare, architettura e urbanistica e fa perfino da designer di interni ed esterni per palazzi signorili.
  • Scrittura: lato sconosciuto ai più, Leonardo è anche autore di trattati e racconti brevi, forse autobiografici (uno scritto umoristico riguardante un giovane pittore è citato nel libro Conspiratio di Furio Thot).
  • Musica: progetta vari strumenti musicali, anche automatizzati, i più famosi dei quali sono il tamburo meccanico, la viola organista e la clavi-viola.
  • Scenografia, trattatistica, 

Impressionati? Dovreste. E se siete tra quelli che ritengono arida la scienza e ancor più gli scienziati, pensate un po': il quadro forse più famoso del mondo è opera proprio di uno di noi. ;)
Ma ehi, la campanella sta suonando, e Leonardo si alza per andare ad incantare con le sue arti altri pubblici. Ma voi rimanete dove siete, eh. Perché lo Speed Date è appena iniziato: appuntamento a domenica 1 marzo con un altro grande scienziato e artista del passato!