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venerdì 24 marzo 2017

[eventi] - Festival Letterario Fiori di Vite a Crocetta del Montello





La primavera porta aria nuova a Crocetta del Montello, grazie alla prima edizione del Festival Letterario Fiori di Vite, un calderone di eventi e incontri che percorreranno trasversalmente il mese di aprile e la prima settimana di maggio con appuntamenti destinati a un pubblico eterogeneo.








Si parte sabato 1 aprile con l'apertura del primo evento collaterale - fortemente voluto dall'Associazione Culturale Terre di Vite, che ha ideato e organizzato il Festival - presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Crocetta, in via Sant'Andrea, di fronte al Municipio: per tutto il mese sarà attiva, grazie a Great Escape Padova, una Escape Room temporanea dal titolo “La Cripta”, nella quale i partecipanti (in gruppi da 2 o più persone) saranno chiusi e messi alla prova con enigmi e indovinelli per 60 minuti, a meno che non riescano a “uscirne” prima.



Da domenica 23 aprile, invece, si entra nel vivo della manifestazione, con l'inaugurazione delle mostre che verranno allestite nelle sale espositive di Villa Ancilotto, sede delle attività del Festival. Alle 10:30 si presenteranno ufficialmente il programma e gli espositori ( Mostra “Fiori e stagioni” con quadri di Giulia Belle', Mostra fotografica “SaveTheDateProject” di Giulia Zanella e Mostra fotografica “Storie di corpi e di colori” con le opere di bodypainting di Gilberta Bianchin, oltre alla mostra “Terra e Mare” curata da Fusion Art Center, organizzazione di Padova), brindando con i vini dell'Azienda Agricola De Bacco di Seren del Grappa (BL). A seguire pranzo con quota di partecipazione alla Pizzeria Ristorante Don Matteo, di Crocetta del Montello.



Dopo la mattinata inaugurale le mostre chiuderanno, riaprendo martedì 25 aprile alle 10:00 e rimanendo visitabili fino a domenica 7 maggio, giornata conclusiva del festival, con i seguenti orari: LUN chiuso



MAR 10:00-12:30 /15:00-18:00



MER 15:00-18:00



GIOV 10:00-12:30 /15:00-18:00



VEN 15:00-19:00



SAB 10:00-12:30 /15:00-19:00



DOM 10:00-19:00



La serie di incontri con gli autori avrà inizio venerdì 28 aprile alle 19 con Fulvio Ervas. Sabato 29 alle 17:30 un incontro sul tema della violenza contro le donne, con il confronto tra due autrici che nei loro testi hanno trattato questa tematica: Annalisa Rizzi e Arianna Berna. Sempre sabato 29, alle 19, Luigi Sorrenti – autore pugliese che vive a Roma – racconterà i suoi romanzi e la sua particolare esperienza editoriale.



Domenica 30 il calendario prevede un'intera giornata (dalle 10 alle 19) dedicata alla Fiera della Piccola e Media Editoria Indipendente, con esposizione dei volumi di 11 case editrici (Kellermann Editore, Arpeggio Libero Edizioni, DBS Edizioni, Edizioni Il Ciliegio, A.Car Edizioni, Gainsworth Publishing, Sad Dog Project, Ellin Selae, Silele Edizioni, Dielle Editore, Elmi's World), e due autori singoli (Matteo Modesto e Simona Cremonini). A partire dalle 14 sei incontri con autori ed editori, che presenteranno i loro lavori.




14:00 Sonia Santin e Camilla Peruch – "Piave e Grande Guerra" (Collana Kilometri di Storie, KM1 - Kellermann Editore)






15:00 Simona Lapucci – "Gli spettri del Passato" (Edizioni Il Ciliegio)




16:00 Viaggio nel Noir surreale con Diego Tonini, Lorenzo Sartori e Giacomo Festi (Sad Dog Project)




16:30 Le novità Gainsworth Publishing - Lorenzo Sartori, Diego Tonini e Ester Trasforini (Gainsworth Publishing)




17:00 Fabio Dessole - “A.D. 1243” (Arpeggio Libero Editore)




18:00 Amos Cartabia – "L'aquila e la colomba" (Acar Edizioni)










Alle 11:30 la premiazione del concorso letterario “Fiori di Vite- Storie di Territorio”, seguita da un piccolo rinfresco. Alle 19, conclusasi la fiera, avremo l'incontro con Piergiorgio Pulixi, talento del noir italiano.



Giovedì 4 maggio alle 20 altro evento collaterale :“Un Delitto Avrà Luogo”, Murder party – Gioco di ruolo investigativo - con l' Associazione Carri Disarmati di Montebelluna (prenotazione obbligatoria (per info e prenotazioni Biblioteca Comunale di Crocetta del Montello 0423666631; fioridivite.fl@gmail.com))



Gli incontri con gli autori riprenderanno venerdì 5 maggio alle 19 con Giovanna Zucca, autrice di “Assassinio all'Ikea” e “Turno di notte”. Sabato 6 alle 17:30 Antonio Paolillo presenterà uno dei suoi volumi e alle 19 Riccardo Gazzaniga racconterà il suo “Non devi dirlo a nessuno”, ambientato a Lamon. Domenica 7 giornata conclusiva con due incontri, dei quali uno doppio: alle 17:30 con la giornalista e blogger letteraria Giulia Ciarapica ci parlerà delle sue passioni e della sua esperienza lavorativa, mentre alle 18:30 gli autori Matteo Strukul e Mirko Zilahy ci intratterranno con una chiacchierata tra amici alla scoperta dei loro mondi.
(COMUNICATO STAMPA DEGLI ORGANIZZATORI)

Magla vi da appuntamento a Crocetta del Montello!

domenica 26 aprile 2015

Van Ghogh alive - la mostra impossibile

Se c'è un caso in cui Arte&Scienza si sono fuse alla perfezione per creare qualcosa di unico, questo è la mostra su Van Ghogh a Firenze. E se adesso vi aspettate una meticolosa spiegazione delle tecnologie utilizzate nella sua realizzazione o un infinito quanto sterile elenco delle opere esposte, siete completamente fuori strada. Di siti informativi ce ne sono tanti: noi abbiamo preferito mostrarvi l'evento direttamente attraverso gli occhi di chi c'è stato. Ecco quindi il reportage di Federica Storcé, studentessa 23enne di Giurisprudenza, che ci racconta la straordinaria esperienza vissuta.


Van Gogh VIVE . . . in HD!

“Andiamo a vedere una mostra su Van Gogh?”A questa domanda potevo rispondere solamente: “Certo che sì!”.
Van Gogh è forse il primo da cui abbia imparato cosa voglia dire “dipingere”. Correvano gli anni delle scuole elementari mentre oggi quelli dell’università ma il primo amore, come si dice, non si scorda mai.
E finalmente ora potevo andare a vedere dal vivo ciò che avevo ammirato sempre e soltanto sulle pagine di qualche libro di storia dell’arte.
Mi preparavo quindi ad un ambiente del genere, più o meno: corridoi, quadri appesi ai muri, spiegazioni a lato, capannelli di gente davanti ad ogni opera, tendenziale silenzio.
E invece ancora non sapevo che non sarebbe stato così.
Infatti cercando informazioni sui biglietti scopro che la mostra si intitola “Van Gogh Alive” e promette “un’esperienza visiva e divulgativa inedita”, per dirla con il curatore italiano Fabio Di Gioia .
Si tratta infatti di una mostra multimediale, che mette in campo notevoli tecnologie: mi sarei trovata davanti agli occhi oltre 3000 immagini proiettate in altissima definizione che si sarebbero adattate alla conformazione interna della ex chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio, in Firenze, luogo prescelto per l’installazione della stessa. Oltretutto la prima volta di quella mostra in un ambiente architettonico tanto ricco come quello di una chiesa, invece che in locali più scarni come vecchi magazzini o impianti industriali abbandonati che finora l’avevano ospitata in giro per il mondo.
Tutto questo sarebbe stato possibile grazie al sistema SENSORY4 che incorpora ben 40 proiettori HD, è dotato di una grafica multicanale e di un’acustica surround, tipica delle sale cinematografiche.
Sì, perché questa mostra non avrà bisogno soltanto di essere vista bene ma anche di essere letta e sentita.
Infatti l’evento sarà organizzato su più livelli interconnessi: ci sarà spazio per i quadri più famosi e per quelli meno conosciuti come pure per gli schizzi e le bozze dell’artista olandese, nel frattempo avremo l’occasione di leggere stralci di lettere tratti dalla fitta corrispondenza che Vincent intratteneva con il fratello Theo e di apprezzare qualche passaggio delle opere musicali più in voga ai tempi di Van Gogh.
A questo punto ero entusiasta e non vedevo l’ora di andare a vedere con i miei occhi l’effetto dell’innovativo sistema SENSORY4.
Ci siamo. Prima di entrare nella sala trovo molto utile soffermarmi su alcune riproduzioni delle opere dell’artista, montate nel primo ambiente della mostra con tanto di spiegazione che mi rinfresca la memoria sulla vita e sullo stile di Van Gogh, oltre a fornirmi un particolare succulento che non ricordavo: mentre era in vita, il genio olandese riuscì a vendere soltanto uno tra i suoi quadri! Sì, avete capito bene: soltanto uno.
Salita poi una rampa di scale mi trovo immersa in un ambiente veramente particolare.
Avete presente quello che avevo immaginato all’inizio? Corridoi, quadri, capannelli di gente silenziosa? Niente di tutto questo. Mi ritrovo in un ambiente multi screen dove “I mangiatori di patate” o “I girasoli” o la “Notte stellata” mi ruotano attorno, proiettati non solo su tutte le pareti della Chiesa ma anche per terra a formare una lunga passerella di opere d’arte.
E ciò che più attira la mia curiosità è che non c’è nessuna barriera, nessun “NON TOCCARE”, anzi! Sono numerosissime le famiglie con bambini di quattro o cinque anni che scorrazzano allegri sopra i quadri di Van Gogh o che si mettono seduti per terra con il naso all’insù incuriositi da tutti quei colori. E la cosa divertente è che lo possono fare! E per di più senza disturbare nessuno perché la loro confusione è sovrastata dalla musica, amplificata dall’impianto surround, di Handel, Schubert, Sakura e tanti altri che aiutano a capire i diversi stati d’animo dell’artista mentre scorrono le immagini dei suoi capolavori.
Così mi metto seduta per terra anche io e comincio il mio viaggio nella vita dell’artista olandese, che durerà quaranta minuti. Le immagini sono talmente grandi e nitide che qualcuno allunga la mano per toccarle mentre a un certo punto prende vita sulle pareti della chiesa un treno che ci porta insieme a Van Gogh da Parigi ad Arles, cittadina della Provenza dove egli vivrà intensi momenti di ispirazione e prolificità artistica. Insomma, un insieme di musica, immagini e parole, quelle dello stesso artista, messe perfettamente a sistema. Così, per esempio, quando verso la fine arriva “Il campo di grano con volo di corvi”, opera che lo stesso Vincent cerca di spiegare al fratello in una lettera: “Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema.” Funesto presagio di ciò che accadrà di lì a poco. Infatti lo stesso anno in cui fu dipinto questo quadro, il 1890, Van Gogh morì a causa di un colpo d’arma da fuoco, probabilmente auto-inflitto.
La sensazione che mi rimane, una volta uscita dalla mostra, è quella di aver fatto un tuffo nella vita di Van Gogh. Le immagini dei suoi quadri ancora girano nella mia mente. La forza delle sue parole mi stuzzica l’anima.
Un bell’esempio di come il mondo digitale possa far vivere l’arte in un modo nuovo a chi è abituato a fruirne secondo canali tradizionali e allo stesso tempo di quanto possa aiutare ad allargarne il godimento anche a chi probabilmente non si sognerebbe mai di entrare in un tradizionale “Museo”.
Se per caso vi fosse venuta voglia di andare a vedere di cosa si tratta vi consiglio di approfittare del prolungamento della mostra fino al 2 giugno 2015 così da approfittarne anche per fare una passeggiata a Firenze, ne vale sempre la pena.
Federica - che ringraziamo per il suo interessantissimo contributo - ci lascia con un'ulteriore perla: se volete entrare ancora di più nella vita di Van Ghogh, ecco un video che non potete assolutamente perdervi. ;)



Vuoi scrivere anche tu un articolo per Magla o seguire un'intera rubrica?
Manda il tuo articolo o la tua idea alla mail magla.isoladellibro@gmail.com e potrai presto apparire sui nostri schermi! ;)




∼ Marta∼






giovedì 16 aprile 2015

Disegno digitale: è proprio vero che fa tutto il pc?

Arte&Scienza

Disegno digitale, questo sconosciuto. Se non sapete cosa sia una tavoletta grafica, se siete rimasti al “riempi tutto” di paint o al contrario siete convinti che il mouse vi trasformi di colpo in Giotto, oggi cambierete idea. Scopriamo cosa può nascere dall'unione di talento e tecnologia e, soprattutto, perché non è vero che “fa tutto il computer”.

A parlarcene è una giovane e promettente artista di Bitonto, Marina Mundo, che gestisce una pagina di vignette sarcastiche e un po' misantrope, M2 vs The World.

Ciao, Marina, e grazie per aver accettato questa intervista. Parliamo subito dell'argomento di oggi: il disegno digitale. Puoi spiegare a noi neofiti cos'è e soprattutto quanto incide sull'esito di un lavoro? Cosa fa il computer e cosa, invece, spetta ancora all'artista?

Innanzitutto ringrazio Marta per l'opportunità che mi è stata data, è un onore parlare della mia passione principale e spero di essere chiara nello spiegare i concetti che esprimerò.Il disegno digitale è una forma d'arte in continua crescita, sia dal punto di vista dell'hardware utilizzato (ovvero la grandissima gamma di tavolette grafiche che vengono sfornate in ogni stagione) che dal punto di vista dei software con cui si opera al computer; gli schermi per computer e le schede grafiche ricoprono anch'essi un ruolo molto importante nella resa di ciò che viene disegnato, consiglio dunque a chi voglia approcciarsi al disegno digitale di informarsi sulle varie possibilità che vengono offerte dal mercato.
Tornando a noi, ogni artista ha il suo personale approccio a questa tecnica. Personalmente, per questioni di sensibilità della mia tavoletta, trovo utile l'uso di una bozza fatta a mano, a penna o matita, prima di passare al software che uso solitamente, in modo da rendermi conto concretamente delle masse che voglio rappresentare in una tavola. Una volta scansionata, con l'ausilio della tavoletta grafica e un buon software, dalla bozza ci si potrà muovere come più si preferisce, scegliendo uno stile pittorico, uno fumettistico ecc., a differenza di cosa è più vicino alle proprie attitudini; per rendere più semplice la modifica di uno o più elementi, è utile lavorare su livelli diversi: uno per la lineart, uno o più per gli elementi da colorare e così via per gli sfondi, gli effetti di luce ecc.
Il problema di tutti i neofiti (compresa me, qualche anno fa) è che i disegni all'inizio potranno sembrare freddi, eccessivamente schematici, perché tra la nostra mano e il disegno c'è altro di mezzo, perché magari non si riesce a tracciare delle belle linee, o non si conoscono tutte le possibilità per sfumare “naturalmente” un colore. Non disperate: è una questione di esercizio, come in tutte le cose bisogna solo prenderci la mano. I buoni risultati verranno man mano che acquisterete dimestichezza con la tavoletta e col programma che utilizzate.


Ti è capitato di essere sottovalutata per via di queste modalità di disegno? Quanto spesso ti trovi a difenderti o a dover sfatare falsi miti sul disegno digitale?

Devo ammettere che più passa il tempo, più vedo che finalmente non si dà più per scontato che “fare le cose a computer” non è un gioco da ragazzi o che tutti possono fare. All'inizio, mi è capitato spesso di vedere gente dapprima meravigliata per i miei lavori e che al suono di “ho usato la tavoletta grafica” cambiava espressione, come fosse scontato che un prodotto digitale fosse automaticamente ben fatto. Tuttavia non mi sono mai scoraggiata, anzi, questa visione delle cose mi è servita come spinta a cercare il mio tocco personale e naturale in ciò che creavo a computer. Attualmente, so ben difendermi da chi ancora pensa che il disegno digitale sia una passeggiata argomentando con tutte le nozioni che ho imparato e che ho ancora da imparare sul vasto mondo del digitale.

Dopo aver parlato dell'argomento in generale, parliamo di te. Come ti sei avvicinata al disegno? Hai iniziato subito con il pc o è stato il seguito di una fase più “classica”?

Mi sono avvicinata al disegno quando ero una bambina, ovviamente con pastelli e pennarelli. Il mio approccio al disegno digitale è avvenuto nel momento in cui ho avuto il mio primo computer, munito di scanner e su cui era installato Adobe Photoshop, circa a 13 anni. Ho iniziato scansionando saltuariamente qualche schizzo e ho provato a colorarlo servendomi del suddetto software, emulando le colorazioni di svariate immagini che trovavo in giro per la rete. Penso che sia fondamentale la confidenza con la cara matita per poter riuscire ad avere ottimi risultati in digitale; in sostanza, tradizionale e digitale per me vanno di pari passo.

Parliamo della tua pagina: M2 vs The World. Chi è e cosa fa M2? Quali personaggi occupano il suo mondo?

M2 è una persona che non sopporta l'ipocrisia, le mode e la superficialità della gran parte delle persone al giorno d'oggi e lo dimostra in modi poco carini e a volte addirittura violenti (non per nulla la sua arma preferita è il lanciafiamme). Spesso i personaggi che popolano il suo mondo sono le incarnazioni dei disvalori contro cui combatte, altre volte si rapporta a personaggi storici o esistenti a differenza dei temi trattati nelle varie vignette. Ah, ricordiamo che ama la buona musica e i musicisti, e talvolta si batte anche per loro. Le ho dato vita due anni fa e non mi pento minimamente di averlo fatto, mi diverto moltissimo ad esprimere disappunto attraverso le sue espressioni e i suoi gesti. Sono felice di ricevere pareri positivi e ne approfitto per ringraziare moltissimo coloro che mi supportano e si divertono a leggere le avventure di M2.

E chi è invece Marina? Cosa c'è oltre M2, artisticamente e non?

Nonostante la signorina di “M2 vs the World” abbia le mie sembianze, io, Marina, mi reputo una persona alquanto tranquilla, disponibile e piena di interessi come la musica, il cucito e la fotografia; non nego di avere una buona dose di ironia che mi porta a vedere il lato divertente delle cose, come anche una parte rabbiosa che tiro fuori solo quando ce n'è bisogno. Tralasciando la pagina “M2 vs the World” ed a prescindere dai miei lavori, il disegno è il mio mezzo di comunicazione principale da quando ero bambina; sono riuscita a portarlo avanti ed affinarlo frequentando un corso di fumetto nella mia città mentre frequentavo il liceo e fondendo le nozioni che apprendevo al mio interesse per il digitale, fino a comprare la mia prima tavoletta grafica. Non potrei mai passare una giornata senza abbozzare qualcosa: ovunque vado, porto sempre con me un blocco da disegno e un borsellino con matite e gomme. Non nascondo che ho passato un periodo della mia vita distante dal disegno, non avendo abbastanza fiducia nelle mie capacità; tuttavia, al momento sono in grado di supportare ed ammirare i lavori di tanti artisti che seguo, talvolta traendone spunto per sperimentare tecniche nuove; il mio attuale obiettivo è esercitarmi ogni giorno per migliorare sempre di più in quello che amo fare e che vorrei diventasse un lavoro a tutti gli effetti. 

Riassumi in una considerazione la tua opinione sull'argomento di oggi.

Penso che sia più che giusto parlare del disegno digitale, di tutto il lavoro di ricerca che gli artisti fanno per realizzare al meglio le loro opere e così impedire di dar seguito alla gente che ancora non considera il disegno (tradizionale e ancora di più digitale) il frutto di una professione a tutti gli effetti, che si lamenta dei costi per la realizzazione di una tavola o un quadro, che vuol pagare in visibilità: invito tutti i disegnatori che stanno leggendo a non essere ingenui, e invito voi che vi arrabbiate per il costo di un disegno a rendervi conto di quanto tempo e sudore c'è dietro la preparazione di un'illustrazione, un fumetto o altro, digitale o tradizionale che sia.Ribadisco i miei sentiti ringraziamenti a Marta per avermi dato l'opportunità di dire la mia su un argomento che mi sta veramente a cuore, ringrazio tutti coloro che hanno letto questa intervista con la speranza che abbiate apprezzato le mie parole e infine ringrazio tanto chi segue e apprezza il mio operato, commenta e condivide le mie opere, lo apprezzo davvero molto. Cari saluti a tutti!
Noi ringraziamo Marina per la sua disponibilità e vi ricordo che potete trovare i suoi contatti alle seguenti pagine facebook: M2 Vs the word e M2 - Artworks&co.
Al prossimo appuntamento!


Un esempio di disegno in digitale
∼ Marta∼





mercoledì 25 marzo 2015

"People in a City" ovvero: Condividere cultura, non cazzate






In realtà, immagino che per chi abbia visto “The Avengers” o conosca i super eroi della Marvel o abbia passato l’infanzia a cagarsi in mano ogni volta che Lou Ferrigno si trasformava in Hulk non sia difficile capire quanto megalomane io possa sentirmi nel pensare a “People in a City”.
Tutto inizia dopo aver finito di scrivere un libro, che indovinate un po', si chiama proprio cosi.
Storie apparentemente slegate tra loro con protagonisti personaggi random che ad un certo punto...no, niente spoiler.
Beh, dopo averlo finito, non sono più riuscito a concludere nulla di buono. Ogni cosa che scrivevo sembrava privo di coerenza, volevo scrivere romanzi che parlassero di milioni di cose che però non capivo perché volessero stare assieme. Finché una domenica mattina, mentre ero in macchina, mi viene in mente una cosa.
C’era in effetti qualcosa che invece sembrava unire il tutto. Tutte le storie, i personaggi, persino alcuni eventi che rimanevano senza una causa narrativa valida trovavano una giusta dimensione in quel modo.
Mi riferisco alla Città. Ogni cosa che scrivevo difatti era sempre ambientata in questa Città, che poi sarebbe il posto da cui vengo se fosse figo.
Quello era il segreto! Creare una Città e inserire le storie! Ma come?
E allora, in ordine sparso perché altrimenti starei qui a scrivere ore e ore, la mia testa inizia a pensare a tutte le cose che ho imparato e visto da quando ho iniziato a frequentare Internet.
Perché vedete, io credo che Internet sia la cosa più bella e straordinaria che potesse capitarci. Ci permette di comunicare con chiunque nel mondo, di sapere quello che vogliamo sapere e ha permesso a roba come 4chan di diventare comicità rispettata.
Perché quando si parla di “People in a City” mi riferisco all’uso che intendo fare di Internet riguardo la scrittura e la condivisione.
Creare una Città virtuale piuttosto che un solo romanzo era solo l’inizio. Il passo successivo è stato puntare più in alto.
Perché infatti non cercare di dare vita a qualcosa che potesse essere utile non solo a me, ma a tutti?
Perché sapete, io ho capito una cosa nel corso di questi ultimi anni. Sono una persona fortunata perché ho avuto modo di conoscere alcune delle persone più talentuose di questo mondo.
Allora ho deciso. Nella mia Città ci sarebbe stato spazio per tutti. E non mi riferisco però a chiunque scatti una foto al proprio gatto. O che prenda una penna, faccia due rime e si crede Rimbaud perché la sera al bar beviamo assenzio.
No, parlo delle persone piene di talento.
Parlo di Kenzo de la Vega che una volta ho sentito suonare in un bar, lo “,Shine” insieme ai Bleu Van Gogh e ho pensato “Loro non dovrebbe suonare qui. Dovrebbero suonare ovunque nel mondo.”
Parlo di Sara Sofia, fotografa fantastica e mia “prima cliente” <3
O di Marika Moretti e le sue foto. Come fai a non innamorartene, quando le vedi?
Tutto il resto è stato poi un volo in picchiata, di quelli che ti getti nel vuoto solo per prendere lo slancio che ti serve ad andare più in alto, verso luoghi che non conosci neanche, che non vedi, ma sai che devi andarci.
Carla Sofia, mia carissima amica e a cui devo talmente tanto che non so come farò per ripagarla, mi ha disegnato la mappa della Città, su cui inserisco foto e disegni, copertine di racconti che parlano di quel dato punto.
Ho iniziato a conoscere persone fantastiche che hanno iniziato a collaborare nei modi più disparati.
Benny, la mia “soul sista”, ha dato vita ad un blog chiamato “Benny in a City” in cui i suoi testi straordinari si legano a fotografie meravigliose, e Philgrim ha iniziato a scrivere e ad aiutarmi, diventando per me come un fratello.
Valy e il suo PlushinGeek  hanno dato un negozio alla Città, dove potete comprare ogni cosa vi venga in mente. Il loro motto difatti è ‘Creiamo ciò che desideri”.
E in Selene Maestri ho scoperto qualcuno di preciso, professionale e talentuoso. Tre cose che difficilmente puoi trovare in un singolo essere umano, soprattutto in un periodo in cui tutti amano piangersi addosso dalla mattina alla sera pur di non alzare il culo.
Per non parlare di Antonio del Maestro. Ci siamo conosciuti da poco eppure abbiamo già capito una cosa. “Great minds think alike”. Abbiamo avuto la stessa visione del futuro e la abbiamo canalizzata su strade parallele. Accanto a “People in a City” potete infatti trovare “IoPosto”, collettivo di Blog dove mettersi in gioco, seriamente, e che ha grandi ambizioni.
Perché la differenza tra noi e tutti gli altri sta nell’impegno che mettiamo in ciò che facciamo. Abbiamo tutti intenzione di non abbandonare i nostri sogni, i nostri progetti. E quindi ci diamo una mano a vicenda, pur stando lontani e sparsi un po’ per tutta l’Italia.
E di preciso, allora, cosa facciamo, vi chiederete?
Beh, usiamo Internet per farci pubblicità non invasiva. Scriviamo un racconto e lo riempiamo di contenuti che non sono fini a se stessi, bensì vogliono farvi scoprire musica, fotografia illustrazione di qualità. Vogliamo che la Città sia un punto di incontro per gente piena di talento, dove generare collaborazioni e progetti di qualità sempre più più elevata e soprattutto libera.
Perché una delle cose che la gente tenda a non vedere, è che il modo di fare le cose sta cambiando.
La scrittura sta cambiando. Il modo di fare pubblicità, di pubblicare e di gestire i diritti, sta cambiando. Quindi abbiamo dovuto lavorare molto anche in questo senso, scrivendo in maniera molto libera, utilizzando il Copyleft piuttosto che il Copyright per tutelare il sito (e già mi immagino “Copyleft? cos’è? Andate ad informarvi, perché Internet e arte vogliono dire anche questo)
Da pochi giorni per esempio ho creato una Galleria d’Arte, “La Galerie des Nuits Blanches”, un punto che puoi trovare in Città e in cui ambiento storie e racconti con i miei protagonisti, ma dove in realtà potete trovare i contatti di veri artisti. E’ una vetrina, in cui i racconti diventano il veicolo per promuovere l’arte e l’artista.
Cliccando su alcuni quadri verrete spediti nei vari blog che stiamo costruendo e leggere storie, ascoltare musica e scoprire persone che stanno tentando di dimostrare che la condivisione è un mezzo potente e bellissimo, se usato nel modo giusto.
E con Lobo dei Sick’n’Beautiful, la persona più folle che conosca, stiamo tentando di fare la stessa cosa anche per le band emergenti.
Insomma, siamo persone che ad un certo punto hanno deciso di smetterla di pensare che prima si stava meglio e fossero tutti più bravi e hanno iniziato a guardarsi attorno.
E sapete una cosa?
Le cose che vediamo ogni giorno, sono straordinarie, e sono proprio accanto a noi, a portata di mano.
Quindi perché non venite a fare un giro in Città anche voi? ;)

 The City (Questi sono i siti e i blog che fanno parte della Città, e che potete trovare appunto sparsi sulla rete, ma che potete raggiungere dall’Hub centrale rappresentato da “People in a City.com”)




Ash in the Streets

domenica 22 marzo 2015

L'arte che non si vede: le minisculture di Jonty Hurwitz

?  Lo Speed Dating è un sistema organizzato di appuntamenti al buio tra uomini e donne single. Si ha un dato numero di minuti per parlare e conoscere la persona che ci sta di fronte: al termine di questo periodo l'organizzatore suona una campanella e si cambierà partner.

DING!


I vostri primi appuntamenti sono stati davvero incredibili (ve li siete persi? Rimediate qui). Eppure il più strano sta ancora arrivando. Perché ora di fronte a voi c'è un ingegnere sudamericano che vi porge il proprio personale omaggio: solo che voi non vedete niente. Uno scherzo di cattivo gusto? Niente affatto. Il suo nome è Jonty Hurwitz e vi sta offrendo qualcosa di unico: la scultura più piccola al mondo.

Se c'è un caso in cui arte e tecnologia si sono fuse alla perfezione, è quello delle mini-sculture di Jonty Hurwitz: unendo le sue conoscenze ingegneristiche a una spiccata vena artistica, Jonty crea sculture di dimensioni impossibili alla visione umana, se non con microscopi elettronici a scansione, solitamente usati per ricerche in scala molecolare e atomica.


"A nano sculpture about trust, tiny in space
yet born of a love spanning a lifetime"
.
Ed è così che nasce Trust, la più piccola figura umana mai realizzata in forma d'arte: le fattezze di una donna perfettamente riportate in dimensioni paragonabili a quelle di un capello. Una figura umana racchiusa in pochi millesimi di millimetro
Dieci mesi di lavoro, set con oltre 250 macchine fotografiche per estrapolare l'immagine che, grazie a sofisticatissime tecnologie di stampa 3D, viene riprodotta come plasmando argilla a dimensioni microscopiche. Eppure l'artista-ingegnere non si ferma qui: in mesi di lavoro nascono ben 7 sculture, tutte di dimensioni impercettibili alla vista ma di una precisione e un dettaglio formidabili.


E poi, la tragedia. Proprio la peculiarità di questo tipo di arte ne determina la rovina: un errore del macchinario che effettua la scansione, e i capolavori di Jonty Hurwitz sono persi per sempre. Eppure lo shock iniziale viene presto sostituito da una consapevolezza: "Improvvisamente" ha detto lo scultore "mi sono reso conto che quelle nano-sculture avevano dato vista a una storia: è il desiderio, tutto umano, di voler creare qualcosa di unico. E' una storia tragica, ma non priva di ironia: un oggetto fisico invisibile all'occhio umano è scomparso per sempre, per lasciare posto a una storia indelebile".

Poetico, vero? Quindi attenti a non distruggere il suo invisibile dono, mentre l'ingegnere sudamericano si avvia verso nuovi e speriamo indistruttibili lavori. La nostra rubrica invece vi dà appuntamento al prossimo articolo, per un nuovo, imperdibile Speed Date di Arte&Scienza! Alla prossima! ;)


∼ Marta∼

*Per approfondire il lavoro di Jonty Hurwitz, ecco il link al suo sito.*






domenica 15 febbraio 2015

Domenica di Arte&Scienza: Speed Date #1

?  Lo Speed Dating è un sistema organizzato di appuntamenti al buio tra uomini e donne single. Si ha un dato numero di minuti per parlare e conoscere la persona che ci sta di fronte: al termine di questo periodo l'organizzatore suona una campanella e si cambierà partner. 



DING!
La campanella suona, iniziano gli appuntamenti. Vi guardate attorno, con quel misto di disinvoltura e ed emozione di chi non vuole ammettere di essere eccitato all'idea di un appuntamento al buio.

E così vedete avvicinarvi al vostro tavolino un uomo dalla lunga barba ondulata, bianca come la chioma che gli scende fin oltre le spalle. Il suo sguardo è intenso, misterioso e un po' beffardo mentre vi scruta, sedendosi di fronte a voi.
Ha solo cinque minuti per colpire la vostra attenzione, ma siamo sicuri che ci riuscirà. Perché lui è uno dei più grandi geni dell'umanità. E il suo nome, è Leonardo da Vinci.

Parlando di uomini d'arte e scienza, non si può non iniziare con lui, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi geni esistiti al mondo. Eclettico e poliedrico, i suoi studi hanno spaziato praticamente ogni campo dello scibile umano, dall'arte alla scienza e tecnica. Di certo conoscete moltissime delle sue opere... ma scommettiamo che in questo appuntamento riuscirà a sorprendervi?


Ecco dunque i talenti di Leonardo da Vinci, uomo d'arte e di scienza.

  • Pittura: arte per la quale forse è più famoso. Eppure, per Leonardo la pittura è scienza, rappresentando "al senso con più verità e certezza le opere di natura".
  • Invenzioni: tra i suoi progetti e prototipi più innovativi troviamo precursori del paracadute, dell'elicottero, della bicicletta, di automobili a molla, di un palombaro-sottomarino, di un proiettore con tanto di camera oscura. 
  • Anatomia: lo studio della più perfetta delle macchine, con particolare attenzione ai muscoli, alle ossa, alla meccanica del corpo e alla circolazione del sangue.
  • Ingegneria e architettura: progetta grandi opere di idraulica, ingegneria militare, architettura e urbanistica e fa perfino da designer di interni ed esterni per palazzi signorili.
  • Scrittura: lato sconosciuto ai più, Leonardo è anche autore di trattati e racconti brevi, forse autobiografici (uno scritto umoristico riguardante un giovane pittore è citato nel libro Conspiratio di Furio Thot).
  • Musica: progetta vari strumenti musicali, anche automatizzati, i più famosi dei quali sono il tamburo meccanico, la viola organista e la clavi-viola.
  • Scenografia, trattatistica, 

Impressionati? Dovreste. E se siete tra quelli che ritengono arida la scienza e ancor più gli scienziati, pensate un po': il quadro forse più famoso del mondo è opera proprio di uno di noi. ;)
Ma ehi, la campanella sta suonando, e Leonardo si alza per andare ad incantare con le sue arti altri pubblici. Ma voi rimanete dove siete, eh. Perché lo Speed Date è appena iniziato: appuntamento a domenica 1 marzo con un altro grande scienziato e artista del passato!




martedì 25 marzo 2014

"People in a City" ovvero: Condividere cultura, non cazzate





In realtà, immagino che per chi abbia visto “The Avengers” o conosca i super eroi della Marvel o abbia passato l’infanzia a cagarsi in mano ogni volta che Lou Ferrigno si trasformava in Hulk non sia difficile capire quanto megalomane io possa sentirmi nel pensare a “People in a City”.
Tutto inizia dopo aver finito di scrivere un libro, che indovinate un po', si chiama proprio cosi.
Storie apparentemente slegate tra loro con protagonisti personaggi random che ad un certo punto...no, niente spoiler.
Beh, dopo averlo finito, non sono più riuscito a concludere nulla di buono. Ogni cosa che scrivevo sembrava privo di coerenza, volevo scrivere romanzi che parlassero di milioni di cose che però non capivo perché volessero stare assieme. Finché una domenica mattina, mentre ero in macchina, mi viene in mente una cosa.
C’era in effetti qualcosa che invece sembrava unire il tutto. Tutte le storie, i personaggi, persino alcuni eventi che rimanevano senza una causa narrativa valida trovavano una giusta dimensione in quel modo.
Mi riferisco alla Città. Ogni cosa che scrivevo difatti era sempre ambientata in questa Città, che poi sarebbe il posto da cui vengo se fosse figo.
Quello era il segreto! Creare una Città e inserire le storie! Ma come?
E allora, in ordine sparso perché altrimenti starei qui a scrivere ore e ore, la mia testa inizia a pensare a tutte le cose che ho imparato e visto da quando ho iniziato a frequentare Internet.
Perché vedete, io credo che Internet sia la cosa più bella e straordinaria che potesse capitarci. Ci permette di comunicare con chiunque nel mondo, di sapere quello che vogliamo sapere e ha permesso a roba come 4chan di diventare comicità rispettata.
Perché quando si parla di “People in a City” mi riferisco all’uso che intendo fare di Internet riguardo la scrittura e la condivisione.
Creare una Città virtuale piuttosto che un solo romanzo era solo l’inizio. Il passo successivo è stato puntare più in alto.
Perché infatti non cercare di dare vita a qualcosa che potesse essere utile non solo a me, ma a tutti?
Perché sapete, io ho capito una cosa nel corso di questi ultimi anni. Sono una persona fortunata perché ho avuto modo di conoscere alcune delle persone più talentuose di questo mondo.
Allora ho deciso. Nella mia Città ci sarebbe stato spazio per tutti. E non mi riferisco però a chiunque scatti una foto al proprio gatto. O che prenda una penna, faccia due rime e si crede Rimbaud perché la sera al bar beviamo assenzio.
No, parlo delle persone piene di talento.
Parlo di Kenzo de la Vega che una volta ho sentito suonare in un bar, lo “,Shine” insieme ai Bleu Van Gogh e ho pensato “Loro non dovrebbe suonare qui. Dovrebbero suonare ovunque nel mondo.”
Parlo di Sara Sofia, fotografa fantastica e mia “prima cliente” <3
O di Marika Moretti e le sue foto. Come fai a non innamorartene, quando le vedi?
Tutto il resto è stato poi un volo in picchiata, di quelli che ti getti nel vuoto solo per prendere lo slancio che ti serve ad andare più in alto, verso luoghi che non conosci neanche, che non vedi, ma sai che devi andarci.
Carla Sofia, mia carissima amica e a cui devo talmente tanto che non so come farò per ripagarla, mi ha disegnato la mappa della Città, su cui inserisco foto e disegni, copertine di racconti che parlano di quel dato punto.
Ho iniziato a conoscere persone fantastiche che hanno iniziato a collaborare nei modi più disparati.
Benny, la mia “soul sista”, ha dato vita ad un blog chiamato “Benny in a City” in cui i suoi testi straordinari si legano a fotografie meravigliose, e Philgrim ha iniziato a scrivere e ad aiutarmi, diventando per me come un fratello.
Valy e il suo PlushinGeek  hanno dato un negozio alla Città, dove potete comprare ogni cosa vi venga in mente. Il loro motto difatti è ‘Creiamo ciò che desideri”.
E in Selene Maestri ho scoperto qualcuno di preciso, professionale e talentuoso. Tre cose che difficilmente puoi trovare in un singolo essere umano, soprattutto in un periodo in cui tutti amano piangersi addosso dalla mattina alla sera pur di non alzare il culo.
Per non parlare di Antonio del Maestro. Ci siamo conosciuti da poco eppure abbiamo già capito una cosa. “Great minds think alike”. Abbiamo avuto la stessa visione del futuro e la abbiamo canalizzata su strade parallele. Accanto a “People in a City” potete infatti trovare “IoPosto”, collettivo di Blog dove mettersi in gioco, seriamente, e che ha grandi ambizioni.
Perché la differenza tra noi e tutti gli altri sta nell’impegno che mettiamo in ciò che facciamo. Abbiamo tutti intenzione di non abbandonare i nostri sogni, i nostri progetti. E quindi ci diamo una mano a vicenda, pur stando lontani e sparsi un po’ per tutta l’Italia.
E di preciso, allora, cosa facciamo, vi chiederete?
Beh, usiamo Internet per farci pubblicità non invasiva. Scriviamo un racconto e lo riempiamo di contenuti che non sono fini a se stessi, bensì vogliono farvi scoprire musica, fotografia illustrazione di qualità. Vogliamo che la Città sia un punto di incontro per gente piena di talento, dove generare collaborazioni e progetti di qualità sempre più più elevata e soprattutto libera.
Perché una delle cose che la gente tenda a non vedere, è che il modo di fare le cose sta cambiando.
La scrittura sta cambiando. Il modo di fare pubblicità, di pubblicare e di gestire i diritti, sta cambiando. Quindi abbiamo dovuto lavorare molto anche in questo senso, scrivendo in maniera molto libera, utilizzando il Copyleft piuttosto che il Copyright per tutelare il sito (e già mi immagino “Copyleft? cos’è? Andate ad informarvi, perché Internet e arte vogliono dire anche questo)
Da pochi giorni per esempio ho creato una Galleria d’Arte, “La Galerie des Nuits Blanches”, un punto che puoi trovare in Città e in cui ambiento storie e racconti con i miei protagonisti, ma dove in realtà potete trovare i contatti di veri artisti. E’ una vetrina, in cui i racconti diventano il veicolo per promuovere l’arte e l’artista.
Cliccando su alcuni quadri verrete spediti nei vari blog che stiamo costruendo e leggere storie, ascoltare musica e scoprire persone che stanno tentando di dimostrare che la condivisione è un mezzo potente e bellissimo, se usato nel modo giusto.
E con Lobo dei Sick’n’Beautiful, la persona più folle che conosca, stiamo tentando di fare la stessa cosa anche per le band emergenti.
Insomma, siamo persone che ad un certo punto hanno deciso di smetterla di pensare che prima si stava meglio e fossero tutti più bravi e hanno iniziato a guardarsi attorno.
E sapete una cosa?
Le cose che vediamo ogni giorno, sono straordinarie, e sono proprio accanto a noi, a portata di mano.
Quindi perché non venite a fare un giro in Città anche voi? ;)

 The City (Questi sono i siti e i blog che fanno parte della Città, e che potete trovare appunto sparsi sulla rete, ma che potete raggiungere dall’Hub centrale rappresentato da “People in a City.com”)






Rumigal