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lunedì 16 maggio 2016

[Letti per voi] - Azzurra e il viaggio nell’oceano di Carmelo Loddo


Buongiorno cari lettori, oggi vi presento una bella favola! Vi parlo, infatti di

“Azzurra e il viaggio nell’oceano” di Carmelo Loddo


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Titolo: “Azzurra e il viaggio nell’oceano – il paese di raccontamiunpo” – Autore: Carmelo Loddo – Editrice: Laruffa Editore – Anno: 2014 – pp. 52 – prezzo: 15 euro

- acquistalo qui – 

L’Autore
loddo_250x285Carmelo Loddo, è di Reggio Calabria ed è padre di quattro figli. Lavora al Ministero degli Interni ed è appassionato di letteratura e Storia antica fin dall’adolescenza. Scrive fiabe, filastrocche per bambini e poesie. Ha pubblicato due volumi di poesia ed ha conseguito numerosi riconoscimenti e premi letterari.




La mia recensione

Una favola per i più piccoli, ma anche e soprattutto per i loro genitori, per ritrovare la magia e la bellezza del mondo attorno a noi e i buoni sentimenti.

La stellina Azzurra viene mandata sulla terra, assieme ad altre temerarie compagne, per compiere la propria missione. Cioè arrivare, dopo innumerevoli peripezie e pericoli, al vulcano Tamberra in tempo per l’eruzione che le spedirà di nuovo in cielo, questa volta trasformate in astri lucenti. Solo una stella ha diritto a volare nuovamente in cielo, le altre che non compiranno la loro missione si ritroveranno a diventar parte dell’oceano.

…Hai due possibilità di scelta. Puoi diventare una stella cometa, avere una vita più o meno breve ma avventurosa, poiché attraverseresti tutto l’universo, o puoi scegliere di diventare una stella con un suo posto fisso nel cielo, per sempre, ma dovrai superare la prova dell’Oceano.

Azzurra è una stellina umile ma coraggiosa, intelligente e generosa. E’ di temperamento curioso e umile; assenti in lei i sentimenti di rabbia, invidia e prepotenza. Riesce a stupirsi e a godere della bellezza che ha attorno a sé, guardando il mondo con occhi puliti e genuini.

…Inizialmente osservò per con un po’ di paura, successivamente si fece largo in lei lo stupore e quando finalmente superò l’impatto ed entrarono completamente nell’atmosfera del pianeta, rimase affascinata dalla bellezza del pianeta Terra.

Grazie a queste qualità riuscirà a compiere la sua missione e a ritrovarsi nel firmamento, non senza una sorpresa speciale, però! :-)

In questa breve fiaba ci sono tutti gli ingredienti per affascinare: la simpatia della stellina, un gruppo di altre figure marine divertenti e curiose, prove di carattere piene di significato e incontri speciali, che aiuteranno Azzurra nel suo cammino.

Contrariamente alle altre, infatti, lei non ha voglia di rivalsa, è generosa ed è animata da sentimenti puri e sinceri. La frase più significativa che pronuncia, e che scatena l’ilarità delle sue boriose compagne d’avventura, è quella che dà il senso all’intera storia:

– Le stelle non sono senza pietà, le stelle sono pazienti e sincere, noi illuminiamo l’universo e la nostra luce è Verità, Saggezza e Carità. –

Azzurra è fedele a se stessa e a ciò in cui crede. Pratica la carità. Vive in verità, arrivando alla saggezza. Le sue scelte infatti la portano ad essere diversa dalle altre, migliore. Ecco come spiega, infatti, la scelta di non mangiare l’unico pasto a sua disposizione, un piccolo riccio che le ha chiesto clemenza, decidendo di sacrificare il suo appetito pur di non togliergli la vita:

– Veramente il riccio non l’ho nemmeno assaggiato. Mi rincresceva ucciderlo, aveva una famiglia. –


- Non lo hai mangiato! – esclamò meravigliata Tempesta – e cosa hai mangiato?

- Ho visto dei cavallucci marini che brucavano l’erba e ne ho mangiata anche io.

Lentamente, l’insegnamento e l’esempio di Azzurra, arriva a trasformare anche altre sue compagne, portando la più prepotente di tutte, Tempesta, a una scelta incredibilmente altruista. Perché, quando entrambe arrivano – uniche di tutto il drappello di avventurose stelle celesti – al vulcano, scoprono che devono compiere una dolorosa scelta:


…la mezzanotte stava per scoccare e l’enorme Stella Guardiana fu implacabile: – Manca solo un minuto, quello necessario per un solo lancio, scegliete voi chi dei due deve partire, fatelo in fretta o entrambe resterete qui.

Ma non vi dico di più per non svelare il finale della fiaba! :-P
libro bUna storia che piacerà a tutti per i significati e gli insegnamenti che offre e gli spunti di riflessione. Perché la storia di Azzurra diventa memoria nei ricordi del bambino (che apre la favola e che è in attento ascolto del racconto fatto dalla nonnina del paese di Raccontamiunpo’) che, guardando il cielo stellato ci confida:
…pensai a quante meraviglie della natura siamo indifferenti…

Un libro che consiglio perché impreziosito da belle ed evocative illustrazioni di Michela Tropea, e perché è una favola, come scrive Mario Caligiuri nella prefazione al libro: “che ha un valore universale, come sempre più importante per gli adulti, che crescendo smarriscono l’incanto e la meraviglia, che per i bambini, che ne comprendono invece la serietà profonda.”

∼ Loriana ∼






venerdì 15 aprile 2016

[Letti per voi] - Autobus per il paradiso di Leo Buscaglia


Ciao followers tutt*!

Volete leggere un libro che vi aiuti ad approfondire i meccanismi delle relazioni personali, che vi spinga a rendere più veri e semplici i vostri rapporti con gli altri, che renda più gioioso il percorso della vostra esistenza?

Ecco il libro che fa per voi: è “Autobus per il Paradiso” di Leo Buscaglia… 

Autobus per il paradiso di Leo Buscaglia
1997 – Mondadori Editore – ISBN 9788804423102 – 308 pp – € 9,50


Desrizione del volume (tratta dal sito Mondadori)

L’amore come fonte d’energia che non diminuisce mai usandola, e che ci fornisce la sicurezza necessaria a sfidare noi stessi e gli altri per cambiare e per crescere.
L’autore ci invita ad appassionarci alla vita, al cibo, alle piante e agli animali; ci insegna la disponibilità, l’amor proprio, il piacere della dignità e la grandezza del donare comunicando e amando gli altri.

Dire “Ti amo” vuole anche dire “Non ti do per scontato”, che la forza che ci ha uniti ancora esiste.
[Leo Buscaglia, “Autobus per il paradiso”]

****

Le parole hanno il potere di costruire, creare e arricchire oltre a quello di ferire e distruggere.
[Leo Buscaglia, “Autobus per il paradiso”]



L’Autore

Felice Leonardo Buscaglia (1924-1998) è stato docente presso la University of Southern California e scrittore statunitense. Nato negli Stati Uniti da genitori italiani (piemontesi) fu il primo ad istituire in America un corso universitario sull’amore; corso che ottenne un inaspettato successo e venne riproposto per molti anni, facendogli ottenere l’appellativo di “Il professore dell’Amore”.


Leo Buscaglia è stato autore di numerosi bestseller sull’educazione e sull’amore: “Vivere, amare, capirsi”, “Amore”, “La coppia amorosa”, “La cucina dell’amore”, “Nati per amare”, “La via del toro” e, infine, il suo ultimo volume scritto un anno prima della morte “Autobus per il paradiso”.


La mia recensione


L’arte di saper vivere con gli altri, di comprendere e gestire la propria serenità. Un famoso sociologo spiega in modo chiaro e sincero quali sono i meccanismi che ci impediscono di essere felici. In questo piccolo volume ci sono perle di saggezza, scritte in modo così chiaro che arrivano dirette nel cuore di chi legge, provocandone un grande cambiamento interiore nel modo di relazionarsi agli altri, di vederne e capirne i comportamenti.

Leo Buscaglia è stato un personaggio fondamentale per la mia crescita umana. Ho incontrato per caso un altro suo libro “Vivere, amare, capirsi” durante la fase adolescenziale; fase complicata e difficilissima per tutti ma soprattutto per me in quel periodo. Vi ho trovato un rifugio e un insegnamento che mai dimenticherò, perché con poche brevi parole Buscaglia riesce a trasmettere la potenza del suo messaggio, che poi è riassunto perfettamente nelle parole del titolo: “vivi”, “ama”, “comprendi”, “perdona”.

In questo libro l’Autore approfondisce in modo più mirato i rapporti umani, le relazioni sociali e l’interazione con gli altri. C’è un breve stralcio che vorrei leggeste, che vi farà sorridere ma che vi porterà anche a riflettere…

…per la famiglia un rivelatore economico più accurato di Wall Street. Potevamo dedurre la nostra situazione economica dalla densità del minestrone: un bel brodo fitto indicava che ai Buscaglia andava tutto bene, una minestra acquosa invece denotava tempi magri, meno ricchi. Per quanto abbondante fosse il cibo servito a casa nostra, non si buttava via mai niente. Andava a finire tutto nella zuppiera. Il minestrone era curativo. Soddisfava le esigenze sia del corpo sia della mente. A qualsiasi ora del giorno o della notte un membro della famiglia tornava a casa era sempre ora di minestrone. Se papà lavorava fino a tardi – e facendo il cameriere succedeva più spesso che mai – mamma si alzava da letto con indosso la vestaglia di cotone, i lunghi capelli castani sciolti sulle spalle in morbide onde, e si sedevano davanti ad un piatto di minestra. Più che altro lei stava ad ascoltarlo mentre mangiando lui le raccontava le tribolazioni e le discussioni o le gioie e i successi della giornata. Se ci facevamo male il rimedio della mamma era immancabilmente un cerotto, un abbraccio e una scodella di minestra. Guariva raffreddore, febbre, il mal di testa, l’indigestione, il mal di cuore e la tristezza. Quante volte un piatto di minestrone è servito a riunirci con calore e gioia? Era un atto di comunione. Se qualcuno passava a trovarci, estranei compresi, ben presto ci saremmo trovati tutti intorno al tavolo della cucina a chiacchierare davanti ad un piatto di fumante minestra. Serviva da prima colazione, da veloce pranzo e da spuntino di mezzanotte. A volte era persino un segnale per qualcuno che aveva voglia di parlare. Mamma morì dieci anni fa circa, sei prima di papà. La casa non fu più la stessa. Qualcuno spense il gas sotto il pentolone della minestra il giorno dopo il funerale e con quella fiamma se ne andò tutta un’era. Oh, è ovvio che a casa mia si prepara ancora il minestrone di tanto in tanto. Ma in quantità minori e solo in particolari occasioni. Il calore rassicurante che riempiva la casa ora manca. Anzi, i più piccoli dicono che fa puzzare la casa, che riempie troppo, o che dopo un po’ li nausea. Sono ben poche le cose su cui poter contare oggigiorno. Ci vorrebbero più zuppiere colme di minestrone nel mondo. Desidero ancora la sua sicurezza, il suo aroma, il suo gusto. Sono certo che vi sono ancora case su questa terra dove bollono ancora simili minestre. Che bollano a lungo!  [Leo Buscaglia, “Autobus per il paradiso”]

Insomma, che aspettate a leggervelo tutto? Sono certa che apprezzerete l’Autore e il suo messaggio, come l’ho apprezzato io! :-)

Alla prossima! (kiss kiss kiss :-*)

∼ Loriana ∼





[Letti per voi] - L’alba dei papaveri, di Adua Biagioli Spadi

 Poesie d’amore e d’identità

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Titolo: ” L’alba dei papaveri (poesie d’amore e d’identità)” – Autrice: Adua Biagioli Spadi – Editore: La vita felice – Genere: poesia – pagine: 88 – anno: 2015 – prezzo: 12.00 euro –  Isbn: 9788877997371 – acquistalo qui



Dalla prefazione di Ilaria Minghetti

L’alba dei papaveri, il giorno che nasce come simbolo della vita che si rinnova continuamente e i papaveri come simbolo della bellezza della spontaneità.
Frutto di un lavoro durato dal 2007 al 2014, la raccolta è nata da un’esigenza di “parlarsi” e successivamente di parlare, da un dialogo prima con se stessa e successivamente con l’altro, da una ricerca prima di valutazione e poi di condivisione su temi nei quali viene data al lettore la possibilità di riconoscersi, di individuare percorsi analoghi.
Poesie d’amore e identità è il sotto titolo indicante due fulcri fondamentali su cui poggia lo sviluppo dei testi: l’amore con tutti i suoi volti, l’identità con la ricerca dei vari aspetti dell’Io relazionato al mondo.
L’alba dei papaveri è un ricordo a sottolineare che il tempo non è mai statico e mai del tutto passato.


La mia recensione


– L’assenza –

Senti, come tutto quaggiù
si trasforma sotto la neve.
Il tetto spiovente è scivolo immacolato,
piegata di peso è la morbida frasca
pare onda appesa all’aria che gela.
L’azzurro bagliore mi sfugge
in opaca crosta di quercia
il fuori condensa perfino quella carezza.
Pure il mio restare in questo fermarsi
un istante biancheggia,
silenzio degli strumenti.
L’orizzonte è un altro e io
non arrivo mai.
Tutto sparisce
sotto la neve che copre,
tranne queste tue rose infuocate
che non so più guardare dentro,
nel profumo dell’assenza.

Le poesie di Adua Biagioli Spadi hanno il tocco delicato del pittore. Esse sono brevi tele dai colori differenti, capaci di cristallizzare in versi un ricordo, un breve palpito di vita.
La penna dell’Autrice è lieve e i componimenti si susseguono con musicalità e sensibilità artistica.
– A un amore –

A te mi rivolgo,
perché so che ci sarai
quando il desiderio di una vita
tasterò fra tocchi rifioriti,
tenendo il frutto colto nel mattino
dal cielo di un balcone.
Questo mare sa di onda che sale
leggera nella calma
corteggia la conchiglia
mentre osservo la lentezza
dei gabbiani, il sibilare
a pelo a pelo sull’arioso soffio.
Proprio da quaggiù,
dove la gente stiracchia
un minuscolo sorriso
dentro a un rito buono,
nell’ovatta della quiete
dove arrischia il sole a picco.
Onde che non fanno salpare.
Il loro moto
fa sperare
di udire la tua voce
che cerco straniera nel tuo campo,
nella sabbia che stringo
ancora nel mio palmo.
Le brevi istantanee, che si dispiegano attraverso le pagine, colpiscono proprio per questa delicatezza costante, trasformandosi in leggere liriche di luce e colori, attraverso cui viaggiano le emozioni.
Oro
L’oro è dove mai lo attendo
nei disincantati luoghi,
perfino nel bruscello degli
inverni succubi del freddo.
Negli angoli tramortiti del giardino
e nel profumo intenso dei tuoi panni
l’oro si nasconde,
si rivela solido gioiello
sprofumato ai mille venti.
L’oro è sempre dentro ai firmamenti,
sa della tua voce,
questo è il gusto intriso del suo canto,
vibra dentro all’invisibile tuo gesto
e sfuma in echi di caldi tuoi respiri.
Dovevo saperlo che eri grappolo d’acini
intrappolato nel mescere dell’ocra,
potevo riconoscere nel sole dei miei drammi,
la fortuna del dono degli intarsi che celavi.
Ma quando vivi l’ora del qui
e il minuto tremolante dell’incerto
non ti avvedi mai
della delizia preziosa che ti porta,
l’Eldorado che possiede forse
finissima polvere di verità.

Ne consiglio la lettura agli amanti della poesia, quella cristallina di luce, soffusa di emozioni.
∼ Loriana ∼

martedì 23 febbraio 2016

[Letti per voi] - Il Cigno nero di F. Corselli


Carissimi lettori, eccomi di nuovo qui a scrivere e raccontarvi di una pubblicazione davvero speciale, particolare nel genere e pregna di poesia. Ecco a voi…



FABRIZIO CORSELLI  - “Nibelung e il cigno nero”  - opera poetica – Linee Infinte Edizioni – 2013 – 84 pagine – prezzo: 10 euro
Dall’introduzione di Liliana Cosi:  Si legge con crescente interesse la poesia di Fabrizio Corselli, è una poetica corsiva, varia e fantasiosa, mai banale. Ma quello che che più colpisce nelle sue poesie è l’immaginazione, i colori che si vedono, il movimento che descrivono, la composizione, l’architettura dell’assieme, i suoni che arrivano all’udito, il fraseggio sempre nuovo, non vorrei parlare di arte globale: no, è poesia, eppure tocca tutte le forme dell’arte. Forse dovrebbe essere sempre così.”
Scrive l’Autore nella sua nota d’apertura del volume: “Ho pensato a Nibelung, sin dall’inizio, più come al manifesto d’una poetica figurativa capace di rappresentare in pieno la sfera delle emozioni attraverso la loro dimensione non solo estetica ma anche sonora. Da questo punto di vista, l’opera presenta una vasta gamma di soluzioni e sperimentazioni a livello fonosimbolico e stilistico, potendo affermare con tranquillità che la stessa opera è in grado di suscitare nel lettore particolari emozioni e sensazioni, in virtù della sua costruzione figurativa e della sua genuinità ispirativa.
Nibelung, di albina stirpe,
colui che i versi invola
oltre i confini del mondo.
(stralcio dalla lirica: Il poeta cigno)

*****

i suoi grandissimi occhi
colore dell’avorio, sciolti
sono in più fii d’argento
così aguzzi da trapassare
il cipiglio più ostinato,
(stralcio dalla lirica:Il poeta cigno)

*****

Vogliono tutte le leggende
che tale sia il suo prodigio
da intessere, ben avveduto,
di ogni minuscola stella
la propria luce splendente:

trasformarle egli è in grado
con un sempice arpeggio
in tanti liquidi filamenti
arpionando ognuno di essi
al volo, come quando l’aria

ineluttabile imprigiona
del polline il dolce vagare
tra un fiore e l’altro;
miele sciolto nelle orecchie
quando una lirica intona.
(stralcio dalla lirica: Il poeta cigno)

*****

Carezza ogni tessitura
della sua stella patrona
colore del mercurio,
tessuti in un solo istante
come nastri apparenti.
(stralcio dalla lirica: cigno nero – parte II)

*****

Arcua le braccia
e una singola piroetta
più in alto slancia
come spuma del mare
erto sul nero scoglio.
(stralcio dalla lirica: cigno nero – parte IV)

*****

Ma nulla può più
l’incanto d’un volteggio
quando caduche
s’estinguono le piume
come foglie d’Autunno.
(stralcio dalla lirica: cigno nero – parte IV)

*****

RAMI D’INVERNO (lirica completa)
Sono lame di ghiaccio
gl’ampi rami frastagliati
di quegli alberi spogli,

tintinnano come sonagli
nello scandire le piaghe
apertesi nei loro cuori.

Flagellano l’aria fresca
come fossero mille sferze,
uno scudiscio nell’animo
mentre sanguinano copiosi.

*****

Un calice alquanto nero
è l’abisso della Poesia,
(stralcio dalla lirica: veleno nero)

*****

Avverte Nibelung quel lutto
farsi sempre più avanti, cheto,
osservando del proprio creato
l’allungarsi delle fitte ombre
mentre scivolano quatte, quatte
tra sottili dita d’inchiostro.
(stralcio dalla lirica: Istanti)


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L’autore: Fabrizio Corselli definito dalla critica “Il Cantore di Draghi, unico e indiscusso bardo italiano” è uno scrittore di poesia a carattere epico-mitologico e un saggista.
Nato a Palermo nel 1973, vive e lavora come educatore a Settimo Milanese. In qualità d’insegnante di Composizione poetica, a partire dal 2001, cura a livello didattico una serie di progetti letterari e Workshop volti a promuovere la poesia presso scuole, biblioteche, librerie e associazioni.
Diverse le pubblicazioni su riviste del settore (Saggi su Poesia ed Estetica) e le collaborazioni con case editrici in qualità di consulente in materia poetica.
Diverse anche le collaborazioni con Associazioni internazionali e note personalità dello spettacolo.
Esperto di Improvvisazione orale a carattere epico. Diversi i laboratori tenuti riguardo alla poesia orale e alla tecnica di composizione poetica (legata all’oralità).
È autore del primo poema fantasy italiano dal titolo Drak’kast – Storie di Draghi, a cura di Edizioni della Sera di Roma. Presso la stessa dirige la Collana Hanami (poesia haiku).
Altre pubblicazioni: Il Portatore di Corni – Saga dei Regni del Nord (La Mela Avvelenata Bookpress, 2014); l’Eredità di Dracula – Liriche gotiche sull’Amore oltre il Tempo (Edizioni della Sera, 2014), in qualità di curatore editoriale; l’antologia Autunno – Haiku (Edizioni della Sera, 2013), in qualità di curatore editoriale; l’opera tematica Nibelung e il Cigno nero (Linee Infinite Edizioni, 2013); l’opera erotica Enfer (Ciesse Edizioni, 2013); il poemetto Il Canto del fuoco presso l’antologia collettiva La Biblioteca dell’Immaginario (GdS Edizioni, 2013); l’antologia Inverno – Haiku (Edizioni della Sera, 2011), in qualità di curatore editoriale.
Sito personale: www.fabriziocorselli.eu



RECENSIONE


Un volume atipico, un atto di coraggio. Il coraggio che ha avuto questo bravissimo e preparatissimo autore, nel proporre un volume scritto in stile epico, sia nei temi che si vanno ad affrontare, sia nella ricerca delle parole e della metrica.

Una scommessa in questo mondo editoriale italiano, dove ormai si punta più a pubblicare ciò che il mercato attuale richiede, piuttosto che a proporre opere di valore e di alto livello. Dove si offre la possibilità di pubblicare al personaggio famoso di turno, sperando di attrarre lettori, o di puntare sul marketing e sul packaging del prodotto editoriale per aumentare le vendite, più che alla sua qualità.

Ho apprezzato molto quest’idea e ho goduto della lettura di questo volume, un viaggio poetico dove l’Autore mi ha trascinato in questo percorso, tra emozioni e poesia.

Consigliato a lettori raffinati, che apprezzeranno senza ombra di dubbio il lavoro a cui l’Autore, Fabrizio Corselli, si è dedicato con passione, competenza, talento e professionalità.

Buona lettura, quindi, e… alla prossima!

∼ Loriana Lucciarini ∼





mercoledì 17 febbraio 2016

[Letti per voi] - In alto a sinistra di Erri De Luca


Saluti a tutti voi lettori… eccomi a presentarvi un libro che ho letto con un sentimento speciale, un libro che ho amato davvero tanto e che vi invito a leggere!

Si tratta di:
Erri De Luca “In alto a sinistra”

Universale Economica Feltrinelli – pp. 128 – 2011
Scrive l’Autore nella IV di copertina: “Le storie di questo libro stanno nel perimetro di quattro cantoni: un’età giovane e stretta di preludio a fuoco; una città flegrea e meridionale; la materia di qualche libro sacro: gli anni di madrevita operaia di uno che nacque in borghesia. Il possedimento, minimo per un passante, è stato immenso per chi ci si è fermato. Esso rinchiude per attrazione un me narrato, più che un io narrante, qualche tu femminile scalzo e ben piantato per terra, un noi premessa di frantumi. I pronomi sono frutti che maturano in stagioni diverse. Qui vengono colti acerbi, prima che si carichino di succhi e di s. Avvengono dei colpi fortunati, qualche salvataggio. Si sbatte a zonzo tra i limiti del campo come biglia di flipper. Resistere al suo piano inclinato è l’ordine del gioco, non finire in buca. L’ultima storia rammenta un’antica uscita di emergenza: in alto a sinistra.”


RECENSIONE

Erri De Luca è un autore sublime: nasconde tra le righe delle pagine perle di bellezza e di poesia che lasciano senza fiato! Una narrazione asciutta e assolutamente poetica nel tessere le parole sulla tela del racconto. Frasi che s’illuminano nel buio per dare emozioni.

Questa raccolta di racconti è un viaggio silenzioso nell’animo umano che, nonostante l’ineluttabilità dell’esistenza – che a volte attanaglia in gola e toglie il fiato – riesce ad avere un barlume di speranza, una vita d’uscita – appunto – in alto a sinistra.


Ecco alcuni dei passaggi più belli, intrisi di poesia…
 “La prima volta in quel corridoio lo feci stendere sopra una barella in attesa di essere ricevuti per i cerchiaggio. E’ una marchiatura a vernice delle zone da irradiare con il laser.”
***
“Lei non può occupare questa barella” spiegai alla persona in camice che mio padre non poteva stare in piedi. Insistette avvicinandosi a lui, allungando una mano per aiutarlo a scendere. Mi piazzai a quei pochi centimetri dalla sua faccia che precedono un bacio o una capocciata in bocca: “Non si alza da qui finché non saremo ricevuti”. Non gli piacqui, se ne andò via. Dalla barella mi urtò con la mano, in segno di lasciar perdere. Gli impedii di alzarsi. Quando di rado gli proibivo fisicamente un gesto, lo ritraeva esitando, e a me restava lo sgomento di averli reso più difficile la dignità.”
 ***
“A noi restava il tempo del frattempo , un participio presente che aveva fretta di diventare passato”
  ***
“I libri insegnano ai ricordi, li fanno camminare. Li ho letti per intero, non ne ho lasciato nessuno a mezzo, per quanto fosse deludente o presuntuoso l’ho seguito fino all’ultima linea. Perché è stato bello per me girare la pagina letta e portare lo sguardo in alto a sinistra, dove la storia continuava. Ho girato il foglio sempre alla svelta per proseguire da quel primo rigo, in alto a sinistra.”
 ***
 “Questo mi mancherà del mondo, mi mancherà più di te, delle tue cure e delle notti di bridge con cui mi hai fatto uscire dal dolore delle ossa.”


Il racconto più bello ed emozionante, da leggere e rileggere per rivivere tutto il passaggio di dolore, è in assoluto l’ultimo, quello conclusivo e il più rappresentativo (che poi da il nome all’intera raccolta): “In alto a sinistra”, appunto. Emozione fluida…

Questo volume, dunque, è un’immancabile lettura, che consiglio a tutti!


foto 
Note sull’Autore: Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato: Non ora, non qui – Odorato e Gusto – Lettere a Francesca – Una nuvola come tappeto – La città non rispose – Aceto, arcobaleno – i colpi dei sensi – In alto a sinistra – Prove di risposta – Pianoterra – Il cronista scalzo e altri scritti – Alzaia – Ora prima – Come noi coi fantasmi – Tu, mio – Tre cavalli – Cattività – Tufo – Un papavero rosso all’occhiello senza coglierne il fiore – Elogio del massimo timore – Montedidio, Altre prove di risposta – Lettera da una città bruciata – Nocciolo d’oliva – Il contrario di uno – Misteri romani – Precipitazioni – Mestieri all’aria aperta – Immanifestazione – Chisciottimista – Sulla traccia di Nives – In nome della madre – Napolide, – Una storia ordinaria – Sottosopra – Lettere fraterne – L’isola è una conchiglia – Senza sapere invece – Almeno 5 – Il cielo in una stalla – In molti giorni lo ritroverai – Il giorno prima della felicità – Tentativi di scoraggiamento (a darsi alla scrittura) – Penultime notizie circa Ieshu/Gesù – Il peso della farfalla – Tu non c’eri – Le rivolte inestirpabili – E disse, Le sante dello scandalo – I pesci non chiudono gli occhi – Il turno di notte lo fanno le stelle – A piedi, in bicicletta – Il torto del soldato – La doppia vita dei numeri – Ti sembra il Caso? – Storia di Irene
Ha all’attivo quattro antologie di poesia: Opera sull’acqua e altre poesie – Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo – L’ospite incallito – Bizzarrie della provvidenza.
…E alcuni scritti teatrali: Spargimento – L’ultimo viaggio di Sindbad – Morso di luna nuova – Chisciotte e gli invincibili
Ha anche curato alcuni volumi de I Classici della Feltrinelli, quali: Esodo/Nomi – Giona/Ionà – Kohèlet/Ecclesiaste – Libro di Rut – Vita di Sansone – Vita di Noè/Nòah – L’ospite di pietra di Puskin

∼ Loriana ∼






giovedì 11 febbraio 2016

[Letti per voi] - Una diagnosi errata, di Remo Ricotti

“Una diagnosi errata” di Remo Ricotti

libro

Titolo: UNA DIAGNOSI ERRATA – autore: Remo Ricotti –


anno 2010 –  pp. 126 – euro 9.50 – edizioni: Pantheon – acquistalo qui

 


dalla Prefazione

Ricotti non scrive gialli; li racconta. Non a caso si autodefinisce “cantastorie”. Un cultore di romanzi del crimine, come me, ne è rimasto piacevolmente sconcertato. Non segue i canoni del giallo classico. Non si scopre il colpevole nelle ultime tre pagine del libro. Il lettore si trova davanti a un omicidio e viene accompagnato da subito nel fare ipotesi, stimolato alle supposizioni, diventando un componente della squadra omicidi e indaga; senza estraniarsi dalla vita che lo circonda, dalla politica, dagli amori.

La mia recensione

Il commissario Remo Camillano è alle prese con un’indagine difficile: un uomo muore a causa di una diagnosi errata del suo medico e quel medico è una sua amica, la dottoressa Laglelli, di cui Camillano è segretamente (ma non tanto) attratto.
Non convinto dell’errore medico il commissario indaga, arrivando a scoprire un giro di usura e intimidazioni, di prostituzione e violenza, perpetrato alle vittime dai componenti della famiglia del morto.
Solo l’acuta intelligenza dell’ispettore permetterà di assicurare alla giustizia il vero autore dell’omicidio.
Di contorno alla vicenda poliziesca troviamo personaggi a cui il lettore si affeziona immediatamente, dall’ispettore capo Trinaca (compagna di Camillano), agli altri del commissariato. Intensa la figura della dottoressa Laglelli, donna indipendente e fiera, che si ritrova – suo malgrado – a sopportare l’accusa di omicidio. Ben articolate le figure della famiglia del defunto: Tavolieri Carlo Alberto, e dei suoi figli, Maura e Bruno.
Un romanzo breve che non delude il lettore e in cui trovare gli elementi classici del giallo, assieme a una tridimensionalità dei personaggi che li rende immediatamente “leggibili”, e permette al lettore di riuscire a “vederli” e “viverli” in modo realistico.

∼ Loriana ∼

Alcuni stralci…

…col trascorrere del tempo si diventa invincibili ponendo il rispetto, la stima e l’amicizia al di sopra di qualsiasi ideologia politico/religiosa.
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E fin qui può sembrare tutto facile, normale squallore di uno spaccato della metropoli il cui velo è stato da noi sollevato o per una soffiata o per culo.
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Cosa c’è di più pericoloso di un ingiustificato odio dichiarato? La fredda, determinata violenza di cui tante volte s’era reso protagonista, malgrado la giovane età?
****
- Quella sera non dovevi scappare – gli sibilò il commissario – Se non l’avessi fatto oggi ti troveresti in un bel loculo invece che crollare sotto i colpi della tua esistenza schifosa.
****
Ma perché, Remo, devi soffrire anche per chi non merita pietà? Perché devi provare pena per un delinquete di quella fatta? Ne consideri, l’età, l’ambiente in cui vive, questo mondo dove l’unico vero Dio riconosciuto è il Dio Denaro, questo malo esempio di inciviltà che ci viene da chi è stato inquisito, magari condannato, e continua a sedere sui banchi del Senato o della Camera e che dovrebbe essere rappresentante della volontà del Popolo…”
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Doveva dirle che lui non era solo un poliziotto rappresentante della giustizia sbagliata e di leggi giuste ma che venivano manipolate dagli avvocati. Che colpa ne aveva lui se c’erano giudici oberati di lavoro e grandi, furbi avvocati pagati per difendere i delinquenti con tutti i mezzi leciti consentiti dalle leggi? Come si fa a difendere uno che violenta o commercia i bambini? Uno che uccide un altro essere umano? E quello che non paga le tasse, si arricchisce indebitamente e manovra i politicanti per costruirgli leggi su misura? Lui, quegli avvocati, li avrebbe arrestati. Come avrebbe arrestato il governo Iracheno che si stava apprestando a concedere lo sfruttamento del proprio petrolio alle compagnie occidentali così, dopo che gli avevano massacrato migliaia di soldati e civili, quelli riscuotevano legalmente il proprio bottino di guerra. Che differenza c’era con il dominio degli antichi popoli duemila anni prima? Questo governo maledetto sotto quali colpi sarebbe crollato? Dov’erano i nuovi barbari?

L’Autore

Remo Ricotti nasce a Roma nel 1940. La musica e la letteratura sono le due sue grandi passioni. Nel 1960 l’Editore Gastaldi gli pubblica un romanzo per ragazzi: Giovanni D’Euridea. Dal 1958 al 1965 compone canzoni e partecipa a numerose manifestazioni anche all’estero. Nel 1965 assunto da una grande azienda automobilistica italiana abbandona i sogni di lirica musicali, ma non la passione di scrivere. Nel 2000, oramai in pensione, riprende i suoi scritti. Scrive per “sentirsi libero, vivo e non essere sopraffatto dalla televisione, dalla pubblicità, dall’apparire piuttosto che essere”.

∼ Loriana ∼



martedì 9 febbraio 2016

[Letti per voi] - Chi è morto alzi la mano, Fred Vargas


Cari lettori, vi sto proponendo vari volumi in lettura, perché spero di incuriosirvi su titoli che a me hanno coinvolto e appassionato. Uno fra questi, letto già qualche tempo fa, ma sul quale non avevo avuto modo di scrivere, è il giallo di Fred Vargas. Un’autrice che non conoscevo, che ho scoperto grazie al consiglio di un’amica e che, grazie alla mia natura di lettrice onnivora senza alcuna preclusione di genere o autore, ho potuto apprezzare. Infatti, preso il suo romanzo in mano mi sono innamorata! La Vargas è bravissima e se amate il giallo non potete non leggere qualche suo lavoro… oggi vi parlo di “CHI E’ MORTO ALZI LA MANO” uscito nel 2013… Dunque, iniziamo!




Fred Vargas “Chi è morto alzi la mano” - ET Einaudi – 2013 – pp. 267

La trama: Tre giovani storici, ognuno nel momento più difficile d’esistenza personale, quasi tutti con la laurea ancora inutilizzata e con lavori precari che non aiutano la sopravvivenza quotidiana, si ritrovano quasi per caso dopo gli anni di studio e d’Università. A questi tre, Lucien, Marc e e Mathias, si aggiunge l’anziano zio di uno dei tre, ex investigatore della polizia, ora in pensione: un personaggio con più di un’ombra nel passato e dal carattere cinico e distaccato.

Cosa può accomunare questi personaggi opposti e differenti fra loro? La risposta è scontatamente banale: un appartamento da poter dividere, con un affitto quasi irrisorio, che potrà permettere a ognuno di loro di ripianare la propria situzione economica e potersi dare, finalmente, prospettive diverse per il futuro. Quindi i quattro vanno a vivere insieme e, benché la convivenza non sia propriamente facile, riescono anche a legarsi da un’amicizia profonda e da altrettatna collaborazione.

Loro vicina di casa è una famosa cantante lirica, ormai ritiratasi dalle scene; la donna stringe amicizia con gli uomini e un giorno confessa loro la sua strana inquietudine per un albero installato misteriosamente nottetempo nel suo giardino. Di fronte all’incredulità dei suoi ascoltatori, la cantante giura ai quattro che quell’arbusto non c’è mai stato e esprime la propria sensazione d’imminenza inspiegabile. Quando la donna sparisce, i nostri eroi non possono porsi delle domande e fare qualche supposizione… così, quasi senza volerlo davvero, i tre giovani più lo zio si ritrovano a interessarsi dell’omicidio, tentando di risolvere questa storia complessa e intricata, grazie alle doti intuitive e investigative che ognuno di loro possiede, intervenendo nelle indagini della polizia chiamata a risolvere il caso con le informazioni e le supposizioni che sono in grado di fornire.

Lucien, Marc e e Mathias, soprannominati dall’ironico ex detective i “tre evangelisti”, San Luca, San Marco e San Matteo, sono tre giovani dalle personalità complesse e ben tratteggiate dall’autrice, personalità che diventano complementari grazie alla collaborazione che riescono a costruire. Ecco la descrizione che fa dei tre giovani uomini, l’arguto zio:

“Sotto quelle volte a tutto sesto, sembravano tre statue viste di spalle. La statua di Lucien a sinistra, quella di Marc al centro, quella di Mathias a destra. San Luca, San Marco e San Matteo, ognuno pietrificato nella propria alcova. Dei tipi strani e degli strani santi”

I tre ragazzi sono differenti tra loro: uno intuitivo e chiacchierone, l’altro preciso, attivo e perso nelle sue elucubrazioni mentali, il terzo silenzioso e acuto osservatore. Ed è proprio mettendo in sinergia le singole capacità, che verrà data soluzione del caso, anche se saranno determinanti intuito e improvvisazione…

La recensione:
Un giallo da leggere tutto d’un fiato e dal finale assolutamente inaspettato e spiazzante. Godibilissimo, intricato, avvincente, con protagonisti che il lettore imparerà ad amare e considerare come cari vecchi amici, apprezzandone i pregi, ma anche i difetti.

Lo stile asciutto e la narrazione serrata di questa brava autrice non vi lasceranno scampo: io ne divorato le 265 pagine in una notte!

Superconsigliato a tutti!


L’autrice: Fred Vargas, archeologa, è nata nel 1957. Ha conquistato un vasto pubblico di lettori in tutta Europa e soprattutto in Italia. I casi del commissario Adamsberg comprendono L’uomo dei cerchi azzurri, L’uomo a rovescio, Parti in fretta e non tornare, Sotto i venti di Nettuno, Nei boschi eterni, Un luogo incerto e La cavalcata dei morti. I casi dei tre evangelisti comprendono, oltre a questo volume, anche Un po’ più in là sulla destra e Io sono il Tenebroso.
∼ Loriana ∼





martedì 15 dicembre 2015

[letti per voi] - Il signore del canto, Andrea Franco

Il signore del canto di Andrea Franco

cop libro

Titolo: Il signore del canto – Autore: Andrea Franco – Edizioni: Delosbooks -

genere: fantasy - pp. 103 – anno: 2009 – prezzo: 6,90 euro – acquistalo qui


Dalla IV di copertina

Nel mondo di al’ajis la Magia è ancora molto potente, ed è dominata dal Canto. Sono lontani i tempi in cui maghi di ogni sorta gestivano i poteri arcani per scopi poco nobili.
La Magia è controllata dalle di’erendis, uniche custodi di segreti antichi.
Quando la Signora del Canto, l’eterea Halædris, si rende conto che l’incredibile potere di un ragazzo, Jamis, può sconvolgere le basi di quella rigida società, fa di tutto per ostacolarlo, limitandone le capacità.
Ma l’amore del giovane per la talentuosa di’erendis Èlhear sarà difficile da frenare. Riuscirà Jamis a infrangere la Regola e a raggiungere nuovamente la sua amata, relegata nella zona più segreta della Scuola? Riuscirà il suo potere a infrangere le basi di quella società le cui regole sono dettate dalla Signora del Canto?

La mia recensione

Nel mondo di Jamis il canto è il modo in cui si controllano i poteri magici.
Tutti i giovani e le giovani, al compimento dei dodici anni, vengono ammessi alla scuola di Canto per imparare a controllare la voce che darà loro potere di realizzare magie. E anche lui, come altri, va a vivere tra le mura della scuola per lunghi anni, da questo momento in poi potrà usare la propria voce, mentre prima ciò è negato.
Sospirò, pensando alla soffocante Regola del Silenzio che dovevano rispettare tutti i bambini. Sembrava chissà quale costrizione. Ognuno di loro aveva atteso con esagerata impazienza la soglia dei dodici anni e poi la vita cambiava all'improvviso, senza lasciare nemmeno troppo tempo ai rimpianti.
Jamis è un giovane che molto ha da apprendere su se stesso e sulle proprie capacità. Durante la cerimonia di ammissione alla scuola la hel'erendis (la grande custode del canto) dimostra subito un atteggiamento sospettoso nei suoi confronti. Il perché di questo comportamento e di quello a seguire sarà un nodo da sciogliere durante la narrazione.
Ritornò in sé appena in tempo per ammirare il sorriso disegnato sul volto della hel'erendis. Per un breve istante rabbrividì: aveva creduto di leggere un lampo d'ira nel suo sguardo, ma poi sfumò tutto rapidamente.
Jamis è legato a Èlhear, la giovane ha doti spiccate e diventa ben presto una delle migliori della scuola. I due si conoscono da piccoli e in entrambi alberga l'amore: i loro cuori sono destinati ad amarsi. Ma l'aver designato Èlhear al titolo di di'erendis superiore la obbliga a una vita da reclusa nell'ala più inaccessibile della scuola, per aspirare alla perfezione e diventare custode del canto magico. Questa decisione viene accettata dalla giovane, mentre Jamis prova un senso di desolazione e frustrazione profondi. Jamis, infatti, non riesce a provare felicità per questa decisione, anche se sa che è un grande riconoscimento per l'amica: in tanti anni solo alcune vi diventano, quelle dal talento più raro.
Di'erendis... ancora una volta quella parola risuonò nella sua testa mentre voltava le spalle all'insegnante e si avviava verso la sua stanza. Come poteva una cosa in cui aveva creduto con tanta devozione sin da quando era nato causargli adesso un dolore così profondo?
Il legame dei due si spezza quando Jamis, che non ha mai brillato in talento, esce dalla scuola e torna in seno alla sua famiglia; mentre Èlhear viene sottoposta alla cerimonia del titolo di di'erendis superiore. Durante questo evento tutti i suoi ricordi vengono cancellati per permetterle una nuova vita, senza più legami. Per la ragazza la notte prima dell'investitura è difficile e angosciosa, tra ricordi di un passato che a breve non ci sarà più e un futuro di dedizione alle arti magiche. Ecco il passaggio che racconta le emozioni contrastanti di Èlhear...
Per la prima volta avevano udito l'assenza di Canto. Questo le aveva stordite, all'inizio, ma poi ogni sensazione era stata sopraffatta da un senso di oleosa tristezza. (…) Quell'ultima notte, affogata nel silenzio, era per i ricordi. Era la loro notte, dedicata alla nostalgia, a perdersi nei vicoli scuri di un'identità che sarebbe stata ottenebrata.
Jamis prova un profondo dolore per il distacco dalla giovane. Il ragazzo arranca nella vita quotidiana tra i problemi di un destino, che non riesce a comprendere in che modo si debba realizzare, e lo sconforto per la perdita della ragazza che ama. Il ritorno a casa per lui è difficile e dovrà fare i conti con le aspettative deluse di una magia che non trova la sua ragione d'esistere.
La notte precipitò sulla città senza che Jamis se ne accorgesse. Stava camminando lungo un sentiero periferico quando si rese conto che la giornata era scivolata via, schiacciata dalla penombra del crepuscolo.
Tanta è la rabbia provata che, pur non avendo mai brillato per poteri particolari e abilità, Jamis sente il bisogno di opporsi a questo destino con tutte le sue forze, anche se ciò significa decidere di credere nel proprio talento e spingere il suo canto e i suoi poteri magici fino al limite estremo, per sfidare le regole della società.
Distolse lo sguardo dalla scuola di Canto e con decisione gli diede le spalle, pronto a tornare a casa. Provò a respirare a fondo, come se in quegli ultimi giorni si fosse fatto mancare anche l'aria, e sentì un senso di pienezza dentro di sé. Come se il mondo reale cominciasse a riprendere forma tutto assieme, decine di persone comparvero attorno a lui. (…) Avrebbe atteso che da guida avesse fatto l'esperienza, non il dolore.
...Potrà l'amore di Jamis sovvertire le regole e dare un futuro diverso a sé e a Èlhear?
...Le sue capacità, sottaciute e nascoste, riusciranno a essere sviluppate per combattere la Signora del canto?
Il finale è inaspettato e sorprende il lettore nelle ultime pagine.
Andrea Franco, un autore che passa con naturalezza dalle intricate trame noir e storiche al racconto fantasy, ci narra una storia intrisa di magia. Personaggi e scene ben tratteggiate, portano il lettore a immedesimarsi in questa breve avventura, che si legge tutta d'un fiato.
Consigliato ai giovani e agli amanti del genere fantasy, ma non solo.

∼ Loriana ∼



giovedì 3 dicembre 2015

[Letti per voi] - Traindogs di Fabio Palombo

Cari lettori, oggi ho il piacere di presentarvi un bellissimo libro! Un libro che ho praticamente amato da subito e divorato poi, una raccolta di racconti brevissimi (11 righe e forse anche meno qualcosa) veramente particolare, dalla nascita ancor più originale… vi ho incuriosito? Allora vado subito a raccontarvi, valà: ecco a voi:

TRAINDOGS, storie di uomini e di donne di Fabio Palombo
Edizioni Et Al. – pp 212 – 2013


Dalla IV di copertina


“Siamo una linea di confine. Tra noi e gli altri. Ogni tanto ci avventuriamo. Qualche volta portiamo a casa ricordi. Qualche volta ferite. Qualche volta non vogliamo più tornare. Siamo piccole esplosioni sotto la superficie, che nessuno vede. Fiumi sotterranei. Siamo muri di parole, alti come le nostre voci, che crollano al primo silenzio. Muti terremoti. Siamo un cuore che batte. Aria che entra ed esce. Siamo carbonio. Idrogeno, ossigeno. Una parte di azoto. E pochi altri elementi combinati secondo natura. Siamo foglie che cadono. E poi di nuovo germogli. E ancora foglie, spazzate via dal vento Siamo rocce erose dalla pioggia. Che prendono forme diverse. Però ci vuole tempo. Però ci vuole vita. Perché noi siamo quello che saremo. E non siamo quello che siamo stati. Siamo solo quello che siamo. Divenire.”

I TrainDogs sono storie di uomini e di donne, di undici righe meno qualcosa, che Fabio Palombo scrive e pubblica su Facebook dall’aprile del 2010. Dai Traindogs sono nati video, mostre e uno spettacolo di racconti e musica itinerante in tutta Italia.”

L’Autore – Fabio Palombo

 
L’autore è direttore creativo di Tbwa, un’agenzia di comunicazione. Ha iniziato a scrivere su facebook i primi TrainDogs, che poi sono diventati un fenomeno mediatico. Ora ha un sito internet dedicato, dove poter trovare i vari testi, video e altro ancora, visita il sito qui

Per saperne di più sulla nascita di Traindogs, leggete quest’interessante articolo

LA MIA RECENSIONE

In sole 11 righe, o poco meno, uno spaccato d’umanità denso e profondo. Scritti con uno stile unico, che riesce a condensare emozioni e pensieri sulla pagina, l’Autore ci racconta gli incontri con uomini e donne che la sua vita da pendolare gli permette di avere. Così, durante la tratta quotidiana sul treno l’Autore inizia a scrivere brevi storie, che poi posta su facebook e che ricevono un immediato consenso.

In 11 righe o poco meno si può riuscire a raccontare l’animo di un uomo o i sogni dell’altro, poco più lontano? Si può riuscire a trasmettere al lettore lo stato d’animo di chi non vede più futuro, oppure a trasformare in parole la sensazione di quel segreto, che la ragazza seduta accanto custodisce gelosamente, ma che le trapela attraverso le mille sfumature di gioia dei suoi occhi?

La mia risposta è sì, Fabio Palombo ci riesce.


“Dentro è fragile come vetro”

Perché il suo sguardo che sa scrutare oltre e la fantasia lo porta, poi, a raggiungere i pensieri degli altri, cogliendoli e riuscendo a raccontarli.

“Gli occhi spesso non trovano le parole, gli occhi gridavano mentre le labbra erano serrate. Gli occhi non hanno le mani, si sa, e quando tentano di aggrapparsi a qualcosa, non riescono a fare presa. E allora la vita diventa una parete smaltata di grasso.”

Con uno stile personalissimo intriso di poesia, riesce a farci immergere nel suo viaggio e a raccontarci le emozioni vissute in esso, attraverso i personaggi…

“Quante volte vi siete immaginati in quei paesi dove non sareste mai stati, a vivere quelle vite, al posto o insieme a loro.”
*****
“Si tengono la mano, e infine quando scendono si salutano come se non dovessero vedersi: si strappano di dosso e si smarriscono. Affronteranno in apnea questa giornata, come tutte le altre, e quando si rivedranno stasera, riempiranno finalmente d’aria i polmoni e ricominceranno a viversi.”

Questo volume, che è tutto da scoprire, apprezzare e che scava in profondità sulle nostre emozioni – da quelle comuni a tutte a quelle più segrete – va letto, perché ognuno di noi si riconoscerà in più di una pagina del libro…

“Gli occhi non hanno la braccia. Non possono afferrarti, stringerti, sbatterti al muro.”

*****

“Ci sono persone di cui nessuno parla mai. Perché a parole non esistono”

Emozioni vibranti, quindi, raccontate da una penna capace e talentuosa, quella di Fabio Palombo. Brevi righe di vita narrate con sensibilità. Consiglio davvero a tutti questo libro bellissimo che, come dice lo stesso autore, si apre a caso e si assapora! Per concludere questa mia recensione ecco alcuni TrainDog che, personalmente, ho apprezzato e amato molto… Buona lettura! :-)
∼ Loriana ∼





martedì 1 dicembre 2015

[Letti per voi] - Ferite a morte di Serena Dandini

Car* lettor* ecco che oggi vi parlo di un libro che tratta un tema importantissimo: il femminicidio.

Scritto da Serena Dandini, nota conduttrice tv e ideatrice di numerosi programmi comico-satirici, il libro è un tentativo di arginare culturamente il fenomeno, complesso e sempre più dilagante, della violenza sulle donne.

Qui ne ve parlo approfonditamente, continuate a leggere…

ferite a morte

FERITE A MORTE – SERENA DANDINI
Rizzoli Editore (Controtempo) – prezzo: 15 euro – 2013 – pp, 216 –
acquistalo qui


La descrizione del volume

“Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: ‘E se le vittime potessero parlare?’ Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. ‘Ferite a morte’ vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l’aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l’argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l’Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni.” (Serena Dandini)


<<In Italia le leggi per proteggere le vittime della violenza ci sono, ma non vengono sempre applicate in modo efficace. E quella in famiglia è la forma più diffusa di violenza contro le donne. “Il continuum della violenza domestica si riflette nel numero crescente di femminicidi causati da partner, coniugi o ex partner. Nel contesto di una società patriarcale dove la violenza domestica non è sempre percepita come un crimine, dove le vittime in gran parte dipendono economicamente dagli autori della violenza e dove persiste la percezione che le risposte dello Stato non saranno appropriate o utili, la maggior parete di questi episodi di violenza non viene denunciata.>>

L’Autrice
dandini foto

SERENA DANDINI, ha ideato e presentato programmi come La tv delle ragazze, Avanzi, Pippo Chennedy Show, L’ottavo nano e Parla con me, conduce The show must go off.

Nel 2010 il suo esordio letterario “Dai diamanti non nasce niente – storie di vita e di giardini” (edito da Rizzoli). Nel 2013, con lo stesso editore, esce “Ferite a morte”. Di questo libro ne è stata poi fatta una trasposizione teatrale, con numerose rappresentazioni in tutta Italia – per saperne di più visitate il sito ufficiale di Ferite a Morte


La mia recensione


La battaglia contro il femminicidio si combatte anche con la cultura.

Serena Dandini sveste, per questa occasione, i panni della conduttrice eclettica, per diventarne voce, è lei infatti che narra le vicende delle donne inserite in questo volume.

Questo libro non solo racconta storie di donne che hanno subito violenze inenarrabili che ne hanno causato, nel maggior numero di casi, la morte o una vita fatta di stenti e difficoltà; ma approfondisce – con il contributo di Maura Misiti – anche gli aspetti legislativi, sociali e di lavoro dei vari centri antiviolenza nei vari Paesi del mondo; cioè l’operato con cui si tenta di arginare il fenomeno complesso della violenza sulle donne. Operato che ancora risulta insufficiente, vista l’incapacità di arginare il picco in crescita di questa violenza che spesso, troppo spesso, si vive tra le mura domestiche.

Interessante la parte documentaristica, emozionante quella letteraria.

<<Non mi spettava Luigi di Varese, ero stata già promessa a qualcun altro, per me era prevista un’altra storia, scritta da quando ero piccola, che non si poteva cancellare. Una storia che veniva da tanto lontano, dalla valle di Bamiyan, dove vivono ancora i miei nonni, ma i Buddha giganti di pietra non ci sono più, facevano paura ai talebani e li hanno abbattuti per sempre; anch’io facevo paura e non ero neanche un gigante.
Gliel’ho chiesto quella mattina: “Mamma, posso scrivermi un’altra storia?”. La invento da me, come i vestiti che so farmi da sola, quelli sbracciati, colorati, che metto di nascosto. Vorrei una storia così, con un finale diverso, dove ci sia pure il viaggio in motocicletta che voleva Luigi, su su, fino a Capo Nord, per scoprire le notti bianche che sono bianche proprio come l’alba chiara di Vasco.
E invece mi è rimasto solo l’arancione del melograno che fiorisce ogni primavera e fa frutti succosi, ricchi di semi rossi come il mio sangue.>>  [“Ferite a morte” – Serena Dandini]

Ne consiglio la lettura, non solo perché è un bel libro da leggere ma perché aiuta a sensibilizzare tutti verso questo fenomeno che vede coinvolti tutta la società civile!


∼ Loriana ∼





lunedì 23 novembre 2015

[Letti per voi] - Una normale strana vita di Arianna Berna


Care e cari lettori, oggi vi parlo di un romanzo profondo e impegnato.

Lo ha scritto una giovane autrice self, Arianna Berna, e tratta il tema attuale della violenza sulle donne.

Ecco a voi “Una normale strana vita”…
   
                                        
titolo: “Una normale strana vita” – autore: arianna berna – genere: narrativa – anno: 2014 – formato 12×18 – 160 pp. – Isbn: 9788891055163 – prezzo: 13.50 euro – acquistalo qui

La trama

Bianca prima s’illude e perdona le bugie del suo uomo, poi subisce e non reagisce quando questi le usa violenza. Tenta di giustificarlo per quel gesto impossibile da comprendere, per una donna innamorata che si affida al proprio partner per riceverne amore.

” L’unica certezza è che lo desidero forse di più di tutte le altre volte. Lo desidero perché credevo di averlo perso e invece è qui, non importa se mi sta facendo male, ho bisogno di sapere che va tutto bene e che siamo ancora un noi. Mi basta averlo qui per cancellare i dubbi e le perplessità, per il resto troveremo una soluzione, magari qualche balla me l’avrà raccontata, ma alla fine non può fare a meno di me. Gli sono entrata nel sangue come lui a me.”

Così Bianca, per troppo amore, viene trascinata nell’orrore di violenza e nella spirale di oppressione psicologica che l’uomo della sua vita le impone. Ma poi arriva il momento speciale di consapevolezza, duro crudo e doloroso, il momento in cui Bianca capisce davvero che deve assolutamente cambiare la sua vita e che è arrivato il momento per farlo. Così parte e ritrova se stessa, si ricostruisce pezzo per pezzo, illusione dopo dolore, dolore dopo amarezza, amarezza dopo consapevolezza. E quando riesce a rompere queste catene, al culmine della sofferenza, la sua vita cambia e il futuro nuovo e diverso – faticosamente raggiunto e fortemente voluto – arriva. 

La mia recensione


Lo stile narrativo è “in prima persona, tecnica di solito difficile da gestire, ma che qui trova un’applicazione coerente, coordinata e lineare, tanto che la narrazione diventa l’ascoltare il racconto di una amica come se fosse accanto a noi in ogni momento. Trama e temi importanti ben incastonati nell’evolvere della narrazione rendono la lettura interessante.” (dal commento di Stefano, tratto dal sito de ilmiolibro.it)

Scrive Lorenza Carli nella sua recensione al libro: “Non esiste amore senza rispetto. Bianca ha bisogno di raccontarsi per esorcizzare i suoi demoni. Ha capito che per conquistare la serenità è necessario passare attraverso il baratro, guardare in faccia la paura, il dolore. Bianca è una donna che ha convissuto con un’ossessione e l’ha scambiata per amore. In nome di questa strana specie di amore ha subito tradimenti e umiliazioni di ogni genere e, come molte donne, ha sempre giustificato, capito, scusato, difeso, perdonato. E’ una storia attuale, che ormai tutte le donne dovrebbero conoscere bene, ma chi ne è vittima sa che ribellarsi è difficilissimo. Il nostro aguzzino è travestito da principe azzurro, o viceversa e troppo spesso una donna maltrattata resta invischiata in questa odiosa tela di ragno mascherata da sentimento. Per fortuna esistono le amiche, almeno in questa storia, esiste la zia Agostina, una sorta di vice madre. E per fortuna che c’è la Grecia: una vacanza con le amiche, ritrovarsi, godere delle piccole cose di ogni giorno, riconquistare un briciolo di sicurezza, sentirsi di nuovo bella, apprezzata. (…)” leggi tutto

La penna di Arianna Berna ci porta a diventar partecipi di questa storia. Così – pagina dopo pagina – ci ritroviamo nei pensieri di Bianca, soffriamo con lei precipitando nel suo inferno personale e gioiamo quando riesce a riprendersi la propria vita, vivendola da protagonista.

L’autrice affronta un tema attuale e purtroppo in crescita, della violenza sulle donne. Lo fa con uno stile puntuale e pungente, descrivendo il percorso psicologico della protagonista in modo lucido e approfondito.

Bianca è stata protagonista di un reading a Parma, insieme ad altre storie, per sostenere la lotta contro la violenza sulle donne, nell’ambito dell’evento Una Carezza rosso sangue. Due estratti del libro “Una normale strana vita” sono stati pubblicati nel libro “Una carezza rosso sangue” a scopo benefico. Per maggiori informazioni questa è la pagina dell’evento vai al sito

Il romanzo è attualmente in vendita nel circuito Feltrinelli e in ebook su Amazon.

Per acquistare il libro di Arianna Berna, leggerne le recensioni e i commenti dei lettori e poter visualizzare l’anteprima delle prime pagine andate qui

Buona lettura!

∼ Loriana ∼








mercoledì 18 novembre 2015

[Letti per voi] - Coriandoli di Martina Semilia

coriandoli

Titolo: Coriandoli – Autore: Martina Semilia – Editore: Arpeggio Libero

genere: racconti brevi – anno: 2015 – pagine: 80 – prezzo: 8 euro – acquistalo qui



Dalla IV di copertina

E in fondo cosa siamo noi se non piccoli coriandoli. Ognuno ha il suo colore, la sua forma, ognuno è diverso dall’altro, e tutti proveniamo dallo stesso ammasso di cellulosa.
Eppure, in ognuna di quelle confezioni di “allegria in busta” vi sono coppie di coriandoli che la lama non ha diviso, e sono rimasti insieme, uniti da quella fibra più spessa, ma così fragile.
Sapevo che quella ero si io, ma quello non era mio marito, era Enzo.
Fortunatamente però quella mattina la lama aveva diviso anche noi, coriandoli erroneamente uniti, lasciandoci librare nell’aria, sfiorandoci ancora un’ultima volta per poi posarci al suolo definitivamente.”

L’Autrice

semiliaMartina Semilia

Classe ’91. Mamma a tempo pieno, studentessa in Scienze dalla Comunicazione all’Università di Verona, apprendista graphic designer. Ha sempre mille progetti per la testa che spaziano dal cinema all’imprenditoria; la scrittura è uno di questi che pratica con passione fin dalle scuole medie.
Scrivere per lei è un bisogno fisiologico, un prurito alle mani, uno sfogo per una mente fin troppo sognatrice.


La mia recensione


Coriandoli è la prima prova d’autrice di Martina Semilia, giovane scrittrice viterbese. Una raccolta di racconti brevi, edita dalla casa editrice Arpeggio Libero di Lodi.
Racconti che sono coriandoli d’esistenza. Anima, vite, uomini, donne, paure, pensieri, scelte, ecco cosa troviamo in questa breve antologia: coriandoli sparsi di vita, pensieri, attimi cristallizzati di varia umanità.
Per la maggior parte di queste storie il lettore s’introduce in un viaggio breve, un’immersione in flash di vita a volte così rapidi che si consumano nel tempo di un pensiero. Invece, per il racconto che dà il titolo all’intera raccolta, Coriandoli, possiamo fare assieme ai personaggi un percorso più lungo e lento; scoprire un tratto d’esistenza più ampio e articolato e una storia complessa, piena di sfaccettature.
I temi affrontati sono quelli esistenziali: la necessità di una scelta, l’agire impulsivo che provoca poi rimpianti, le paure, la scoperta dell’amore, la prevaricazione violenta che sfocia in uno stupro di gruppo, la difficoltà nel vivere che subisce scelte convenzionali, l’adolescenza con i suoi tumulti interiori, la vita adulta con i suoi compromessi graffiati e subiti, l’emarginazione del diverso.
L’autrice riesce a rendere vivide immagini di esistenze scomposte e variegate, dando a tutti i personaggi una tridimensionalità psicologica forte ed efficace, dove i lettori possono identificarsi.
I raccolti inseriti nel volume sono i seguenti: “Addii”, “Coriandoli”, “Improvvisazione”, “Friends?”, “Nel nostro giardino ti incontrai”, “Cronaca privilegiata”, “Profumo”, “Violenza”, “Non cercarmi”, “Perdonami”, “Ricordi”, “Una notte di pazzia”.
Fra tutti quelli che ho apprezzato maggiormente e che voglio segnalarvi sono:

CORIANDOLI, per la profonda caratterizzazione dei personaggi;
NEL NOSTRO GIARDINO TI INCONTRAI, per la delicatezza quasi commovente con cui l’Autrice affronta un tema così importante;
VIOLENZA, per la crudezza con la quale coinvolge il lettore nei panni della vittima impotente di uno stupro;
IMPROVVISAZIONE, per amaro fotogramma di una realtà che troppo spesso brucia i sogni;
RICORDI, per la dolorosa drammaticità della storia.

Infine, ecco a voi due brevi stralci, per comprendere lo stile di questa brava autrice…
Lei è entrata bruscamente nella mia vita e con pochi e semplici gesti si è è accaparrata tutta la mia riconoscenza e tutta la mia ammirazione, è diventata la mia maestra di vita e sì, in un certo senso una sorella maggiore; mi ha insegnato a guardare oltre di come le cose ci appaiono, mi ha aiutato a trovare un ideale e mi ha insegnato a combattere per esso…. [Friends?]
****
I ricordi si fanno spazio davanti ai miei occhi oscurando la visione del mare, si impongono, vogliono farmi soffrire e gioire un’ultima volta, e allora chiudo gli occhi e mi lascio in loro balia…
Un sorriso…
Un flebile sorriso mi appare,
So già a chi appartiene e anche sul mio volto le labbra si increspano debolmente.
La visione si allarga. I suoi occhi.
Sento come una mano stringermi il cuore e un’altra la gola con tutta la loro forza, il mio corpo tremare.
Mi hanno sempre scosso quegli occhi.
Io riapro i miei incapace di resistere. [Ricordi]
Un libro adatto a tutti per i temi trattati. Un libro perfetto per chi ama le antologie di racconti brevi. Un libro che consiglio!

∼ Loriana ∼





lunedì 2 novembre 2015

[Letti per voi] - Karen caffé di Nicole Milton

Karen Caffé, di Nicole Milton

Titolo: “Karen Caffé” – Autore: Nicole Milton – Editore: Triskell edizioni – Anno: 2014 – pagine: 90 – formato: Kindle - acquistalo qui



Sinossi:
Grazie a un’eredità inattesa, la vita di Flora cambia: si trasferisce a Volterra, apre un caffè letterario, adotta un cagnolino, fa nuove amicizie e soprattutto vive una storia appassionata con il commissario Valle.
Sarà la scomparsa di una delle clienti del caffè letterario a determinare una svolta nella relazione fra i due e a chiarire alla dubbiosa Flora la natura dei sentimenti del fascinoso commissario nei suoi confronti.
Info sull’Autrice:
Nicole Milton è lo pseudonimo dell’autrice Laura Bassutti, ottima penna dalle sfumature noir e gialle, che questa volta si è tinta di rosa, per raccontare una storia delicata e intensa, quella del Karen Caffé e della nuova vita di Flora… 

La mia recensione

Karen Caffè ha la giusta alchimia per conquistare i lettori.
Ha l’energia del caffé (la forte personalità di Andrea, l’ispettore).
Ha la dolcezza di un muffin, dall’apparenza semplice ma dal cuore intenso di crema profumata (la personalità complessa di Flora).
Ha il profumo di primavera, portato dalle dolci colline toscane, una ventata che rinnova (proprio come viene rinnovata la vita di Flora dopo la lettura del testamento).
Ha l’esuberanza canina di una piccola amica pelosa, complice di innamoramenti improvvisi.
Ha l’aroma fruttato e profumato di un buon vino friulano, inebriante quanto basta, come una bella signora che improvvisamente scompare.
E poi c’è l’intensa passione di una storia d’amore appena nata ma che è già diventata importante…

Letto tutto d’un fiato perché…
…la storia di Flora fa sognare molti di noi
…le emozioni della protagonista sono le stesse in cui riconoscersi
…la prosa incalzante e rapida usata dall’autrice non consente interruzioni
…le mille domande sono le stesse che almeno una volta nella vita ci siamo posti tutti!
Nicole Milton ha uno stile raffinato e delicato, leggero e rapido, molto descrittivo ma anche conciso e asciutto, all’occorrenza. L’autrice dosa bene entrambi, per rallentare o accelerare il ritmo della narrazione, riuscendo così ad incollare il lettore alla storia e trascinarlo per le vie di Volterra, tra i pettegolezzi della vita di provincia e una storia appena nata che sembra diventare importante finché… finché le paure non sussurrano inquietudini di sconfitta e fino a quando la scomparsa di un’affascinante signora della Volterra bene non complicherà le cose!
Consigliatissimo: 5 stelle belle luminose per questa brava autrice, capace di far sognare ad occhi aperti, anzi, a e-reader acceso! ;-P

∼ Loriana ∼





martedì 13 ottobre 2015

[Letti per voi] - Candido di Voltaire

Buongiorno a tutti car* lettori e followers, oggi vi parlerò di un libro speciale:

Candido, Voltaire


“Candido” di Voltaire – editrice: Newton Compton Editori –
edizione integrale – 2013 – 127 pp. – prezzo: 0.99 euro




Trama

Avventure e disavventure di Candido, ragazzotto ingenuo e buono d’animo, che attraverserà il mondo e vivrà mirabolanti avventure. La storia di Candido offre all’autore la possibilità di disquisire di filosofia e affrontare in modo diretto e puntuale la destrutturazione del pensiero leibniziano.



Dalla IV di copertina – La candida domanda “Perché esiste il male in questo mondo?” ha turbato i pensatori di tutti tempi. Se lo chiede anche Voltaire, in questo piccolo gioiello letterario e filosofico, senza trovare una risposta definitiva, anzi, lasciandoci con il sospetto che una risposta definitiva non esista affatto. Esempio unico di mirabile congiunzione tra ironia, inquietudine metafisica e perfezione stilistica, Candido racconta la storia di un ragazzo che vaga per nazioni e terre nuove e misteriose, affrontando le più diverse avventure. Conosce il dotto fanfarone Pangloss, con cui va incontro alla rovina: parla con religiosi, manichei, donne di facili costumi, scopre addirittura El Dorado. E nel corso del suo viaggio regala al lettore il piacere dell’arguzia unita alla forza dell’intelligenza.

voltaire1L’AutoreFrancois-Marie Arouet, che assumerà lo pseudonimo di Voltaire, nasce a Parigi nel 1694. Scrisse opere storiche, poemi epici, prose filosofiche e letterarie, versi d’occasione e libelli polemici. Divenne uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo. Conobbe la Bastiglia e l’esilio in Inghilterra ma poi tornò a Parigi dove morì nel 1778. Il suo capolavoro fu il Dizionario filosofico.




Stralci


Ho visto, nei paesi che la sorte mi ha fatto percorrere e nelle osterie dove ho servito, un’enorme quantità di persone che esecravano la propria esistenza; ma ne ho viste soltanto dodici metter fine volontariamente alla loro miseria; tre negri, quattro inglesi, quattro ginevrini e un professore tedesco chiamato Robeck.

***

La cattiveria degli uomini gli si mostrava in tutta la sua bruttura; si nutriva solo di idee tristi.

***

“Dovete avere, disse Candido al turco, una vasta e magnifica terra. – Ho soltanto venti jugeri, li coltivo con i miei figli; il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.”

Candido, tornando alla fattoria, fece profonde riflessioni sulle parole del turco. Disse a Pangloss e a Martino: “Mi pare che quel buon vecchio abbia un destino migliore di quello dei sei re con i quali abbiamo avuto l’onere di cenare. (…) So anche, disse Candido, che bisogna coltivare il nostro giardino. – (…) Lavoriamo senza discutere, disse Martino, è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile.”



La mia recensione



Voltaire scrisse quest’opera sotto anonimato, ma il romanzo fu ben presto attribuito a lui, perché “l’incomparabile esprit de Voltaire non poteva essere più dissimulato, poiché una ormai vasta produzione letteraria ed epistolare lo aveva reso celebre in tutta Europa”. (cit. Riccardo Campi nella Premessa)

Ma anche perché il modo di scrivere dell’autore è definito e netto, arguto e sagace che si riconosce subito. Concorcet nel suo Vie de Voltaire del 1791, scrive su Voltaire: “ha la sfortuna di sembrare facile, invece esige un talento raro, quello di saper esprimere in una battuta, in un lampo di fantasia, o attraverso gli avvenimenti stessi del romanzo, i risultati di una profonda filosofia, senza smettere di essere naturale, senza smettere di essere vero… Si deve essere filosofo, e non sembrarlo”.

Voltaire attacca l’approccio filosofico che “tutto è bene”. Dopo il disastroso terremoto di Lisbona del 1755 egli “cristallizzò nei freddi alessandrini in rima baciata del Poème sur le dèsastre de Lisbonine, nel quale, in un profluvio di vocativi e domande retoriche, egli esprimeva i propri dubbi sulla fondatezza dell’ottimismo metafisico di Leibniz e di Alexander Pope”. Candido è la summa di questa sua destrutturazione del pensiero filosofico di Leibniz. Nella filosofia ottimistica Voltaire, infatti, scorgeva non solo un ero acquiescente fatalismo, inteso a scoraggiare ogni umana attività in nome della provvidenziale immodificabilità dell’esistente, ma anche una delle solite imposture della “metafisico-teologo-cosmolonigologia” ovvero un “Romanzo metafisico” che egli sentiva come un oltraggio al bon sens e alla ragionevolezza, il quale aggiungeva alle “tante miserie e orrori (del mondo) l’assurda furia di negarle”. (cit. R. Campi)

L’autore quindi, con il suo arguto stile ironico, contro il quale nessuna coerenza sembra poter resistere attacca l’intero sistema filosofico (incarnato dalla figura di Pangloss) trasformando in macchietta la filosofia leibniziana che, di fronte alle sciagure, trasforma la realtà in ottimistica convinzione grazie a slogan che appaiono in tutta la loro componente grottesca.

Infatti, portando il suo personaggio, Candido nei “suoi viaggi attraverso il Portogallo e la Spagna, in Sud America, in Inghilterra, in Francia, a Venezia, gli incontri con personaggi diversi tra loro, ma per lo più sventurati quanto lui, il suo sodalizio con l’umile e assennato Cacambo e poi con il disilluso Martin, sedicente manicheo – senza diventare fredde allegorie o simboli veri e propri, sono figure o episodi che, prive di spessore realistico e psicologico e come ritagliate in una silhouette, si offrono a Voltaire quali bersagli ai dardi satirici della sua critica. Egli così può colpire in effige i pregiudizi e la stupidità.” (cit. R. Campi)

A chiusura di tutte le avventure del nostro eroe arriva la soluzione a tale interrogativo: “bisogna coltivare il proprio giardino”. Infatti, proprio come indicato da Riccardo Campi nella sua Premessa all’opera: “Sono queste forse le uniche parole del romanzo che non celino alcuna venatura ironica”. Darsi da fare, insomma, in operosità.

La forza di questo romanzo è tutta qui, come le parole di Campi sottolineano:

“Forse per la prima, e certamente per l’ultima volta nella storia della filosofia e delle letteratura, si è ricorsi in Candide alla più aperta comicità per affrontare uno dei temi meno ridicoli e divertenti che abbiano inquietato le indagini dei filosofi: la inconcepibile presenza del male in un mondo creato da un Dio benigno.”
Insomma… l’ho letto tutto d’un fiato! Candido è una figura ingenua e un po’ bambinesca, grazie a lui l’autore fa una critica feroce verso l’approccio filosofico del “tutto va bene” e quindi dell’immancabile fatalismo nell’approccio con le difficoltà della vita.

Le avventure di Candido sono esilaranti, a tratti spietate e di incredibile ferocia, ma nonostante tutto il protagonista arriva alla conclusione della sua storia con la stessa ingenuità con cui è partito. E, finalmente, trova la risposta alla sua domanda: per vivere bene occorre darsi da fare, perché il lavoro è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile” e, forse, occupare il tempo per farsi meno domande!

Da leggere se amate la filosofia e la buona letteratura!


∼ Loriana ∼