giovedì 11 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - IL SABATO DEL VILLAGGIO, GIACOMO LEOPARDI

 

I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXV - IL SABATO DEL VILLAGGIO 

La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell'erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch'ebbe compagni dell'età più bella. Già tutta l'aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre Giù da' colli e da' tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo. Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l'altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s'affretta, e s'adopra Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l'ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno. Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita E' come un giorno d'allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo'; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

(A cura di Pino Prete)

martedì 9 febbraio 2016

mEEtaler - "Bunny" di Daniele Imbornone - racconto in lettura gratuita, clicca qui!

[Letti per voi] - Chi è morto alzi la mano, Fred Vargas


Cari lettori, vi sto proponendo vari volumi in lettura, perché spero di incuriosirvi su titoli che a me hanno coinvolto e appassionato. Uno fra questi, letto già qualche tempo fa, ma sul quale non avevo avuto modo di scrivere, è il giallo di Fred Vargas. Un’autrice che non conoscevo, che ho scoperto grazie al consiglio di un’amica e che, grazie alla mia natura di lettrice onnivora senza alcuna preclusione di genere o autore, ho potuto apprezzare. Infatti, preso il suo romanzo in mano mi sono innamorata! La Vargas è bravissima e se amate il giallo non potete non leggere qualche suo lavoro… oggi vi parlo di “CHI E’ MORTO ALZI LA MANO” uscito nel 2013… Dunque, iniziamo!




Fred Vargas “Chi è morto alzi la mano” - ET Einaudi – 2013 – pp. 267

La trama: Tre giovani storici, ognuno nel momento più difficile d’esistenza personale, quasi tutti con la laurea ancora inutilizzata e con lavori precari che non aiutano la sopravvivenza quotidiana, si ritrovano quasi per caso dopo gli anni di studio e d’Università. A questi tre, Lucien, Marc e e Mathias, si aggiunge l’anziano zio di uno dei tre, ex investigatore della polizia, ora in pensione: un personaggio con più di un’ombra nel passato e dal carattere cinico e distaccato.

Cosa può accomunare questi personaggi opposti e differenti fra loro? La risposta è scontatamente banale: un appartamento da poter dividere, con un affitto quasi irrisorio, che potrà permettere a ognuno di loro di ripianare la propria situzione economica e potersi dare, finalmente, prospettive diverse per il futuro. Quindi i quattro vanno a vivere insieme e, benché la convivenza non sia propriamente facile, riescono anche a legarsi da un’amicizia profonda e da altrettatna collaborazione.

Loro vicina di casa è una famosa cantante lirica, ormai ritiratasi dalle scene; la donna stringe amicizia con gli uomini e un giorno confessa loro la sua strana inquietudine per un albero installato misteriosamente nottetempo nel suo giardino. Di fronte all’incredulità dei suoi ascoltatori, la cantante giura ai quattro che quell’arbusto non c’è mai stato e esprime la propria sensazione d’imminenza inspiegabile. Quando la donna sparisce, i nostri eroi non possono porsi delle domande e fare qualche supposizione… così, quasi senza volerlo davvero, i tre giovani più lo zio si ritrovano a interessarsi dell’omicidio, tentando di risolvere questa storia complessa e intricata, grazie alle doti intuitive e investigative che ognuno di loro possiede, intervenendo nelle indagini della polizia chiamata a risolvere il caso con le informazioni e le supposizioni che sono in grado di fornire.

Lucien, Marc e e Mathias, soprannominati dall’ironico ex detective i “tre evangelisti”, San Luca, San Marco e San Matteo, sono tre giovani dalle personalità complesse e ben tratteggiate dall’autrice, personalità che diventano complementari grazie alla collaborazione che riescono a costruire. Ecco la descrizione che fa dei tre giovani uomini, l’arguto zio:

“Sotto quelle volte a tutto sesto, sembravano tre statue viste di spalle. La statua di Lucien a sinistra, quella di Marc al centro, quella di Mathias a destra. San Luca, San Marco e San Matteo, ognuno pietrificato nella propria alcova. Dei tipi strani e degli strani santi”

I tre ragazzi sono differenti tra loro: uno intuitivo e chiacchierone, l’altro preciso, attivo e perso nelle sue elucubrazioni mentali, il terzo silenzioso e acuto osservatore. Ed è proprio mettendo in sinergia le singole capacità, che verrà data soluzione del caso, anche se saranno determinanti intuito e improvvisazione…

La recensione:
Un giallo da leggere tutto d’un fiato e dal finale assolutamente inaspettato e spiazzante. Godibilissimo, intricato, avvincente, con protagonisti che il lettore imparerà ad amare e considerare come cari vecchi amici, apprezzandone i pregi, ma anche i difetti.

Lo stile asciutto e la narrazione serrata di questa brava autrice non vi lasceranno scampo: io ne divorato le 265 pagine in una notte!

Superconsigliato a tutti!


L’autrice: Fred Vargas, archeologa, è nata nel 1957. Ha conquistato un vasto pubblico di lettori in tutta Europa e soprattutto in Italia. I casi del commissario Adamsberg comprendono L’uomo dei cerchi azzurri, L’uomo a rovescio, Parti in fretta e non tornare, Sotto i venti di Nettuno, Nei boschi eterni, Un luogo incerto e La cavalcata dei morti. I casi dei tre evangelisti comprendono, oltre a questo volume, anche Un po’ più in là sulla destra e Io sono il Tenebroso.
∼ Loriana ∼





[Magla's Addicted] - SCHERZO, Leopardi


I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XXXVI - SCHERZO


Quando fanciullo io venni A pormi con le Muse in disciplina, L'una di quelle mi pigliò per mano; E poi tutto quel giorno La mi condusse intorno A veder l'officina. Mostrommi a parte a parte Gli strumenti dell'arte, E i servigi diversi A che ciascun di loro S'adopra nel lavoro Delle prose e de' versi. Io mirava, e chiedea: Musa, la lima ov'è? Disse la Dea: La lima è consumata; or facciam senza. Ed io, ma di rifarla Non vi cal, soggiungea, quand'ella è stanca? Rispose: hassi a rifar, ma il tempo manca.

(a cura di Pino Prete)

mercoledì 3 febbraio 2016

[Magla's Addicted] - Il primo amore, poesia di Wislawa Szymborska

Wisława Szymborska
– Il primo amore -

Dicono che il primo amore sia il più importante. Ciò è molto romantico ma non è il mio caso. Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato, è accaduto e si è perduto. Non mi tremano le mani quando mi imbatto in piccoli ricordi e in un rotolo di lettere legate con lo spago nemmeno con un nastrino. Il nostro unico incontro dopo anni, la conversazione di due sedie intorno a un freddo tavolino. Atri amori ancora respirano profondamente in me. A questo manca il fiato per sospirare. Eppure proprio così com’è, è capace di ciò di cui quelli non sono ancora capaci: non ricordato, neppure sognato, mi familiarizza con la morte.

(a cura di Pino Prete)

lunedì 1 febbraio 2016

mEEtaler - "Fuochi d'artificio" di Laura Bassutti - racconto in lettura gratuita, clicca qui!

[Magla's Addicted] - Alla sua donna - Leopardi


I 41 CANTI DI GIACOMO LEOPARDI

XVIII - ALLA SUA DONNA 


Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O ne' campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? o te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?
Viva mirarti omai Nulla speme m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella.
Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india.
Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme de' giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.
Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra ne' superni giri Fra' mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.

(a cura di Pino Prete)