lunedì 13 luglio 2015

Letteratura.info - Francesco Petrarca: Voi che per li occhi mi passaste 'l core


Voi che per li occhi mi passaste 'l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

È vèn tagliando di sì gran valore,
che' deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d'amor che m'ha disfatto
da' vostr'occhi gentil'presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto 'l colpo al primo tratto
che l'anima tremando si riscosse
veggendo morto 'l cor nel lato manco.


Il Canzoniere di Petrarca affronta più temi, con tante concezioni e paradigmi diversi, un riflesso di un pensiero che, tuttavia, non è mai stato limpido. Assume man mano caratteri sempre più generali, e il sonetto d'apertura "Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono" ha dunque un significato preciso e inequivocabile.
L'introspezione, insieme a una sincera meditazione interiore priva d'incoerenza, è forse il principale elemento petrarchesco utile alla nostra personale chiave di lettura, affinché si possano captarne al meglio le gradazioni, le quali si presentano in una struttura ciclica.
Si palesa come un uomo affranto dalle colpe che lo hanno reso vile, capace di commettere - nella sua ottica - uno dei peccati maggiori: aver amato una donna terrena, allontanandosi da Dio.
Più volte l'idea sentimentale e i dettagli amorosi di Petrarca sfociano nella religione, ma questo sonetto mette in luce non solo i soavi turbamenti provati nel periodo dell'innamoramento, ma soprattutto la vergogna nel ripensare all'ostacolo della sua personale morale, costruito dal suo imprevedibile cuore.
Vi è un contrasto netto tra presente e passato: Petrarca ricorda i giorni in cui, da giovane osservatore dell'amore, gode delle dolci vibrazioni della sua amata. Diviene poi mortale pentito, dall'anima infelice che tenta di essere perdonato, di ricevere comprensione e compassione.
Se l'annegare nei ricordi inerenti a Laura, per quanto fondamentali, lo conduce verso uno stato d'animo quasi idilliaco e sereno, nell'ultima parte del componimento si può intravedere un cambio di spirito, una desolazione e una frustrazione perpetua che accompagnerà Petrarca rilegandolo tra le fauci dei suoi concetti, pronti a ricordargli quanto il suo primo traviamento giovanile sia stato capace di portarlo temporaneamente all'interno del covo dei buoni sentimenti, ma a un prezzo troppo alto, tanto da classificarlo vano, privo di significato, superficiale se paragonato a ogni sentimento celestiale, impotente di fronte al regno del cielo. 


Al prossimo appuntamento!


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