lunedì 8 giugno 2015

Letteratura.info - Giuseppe Ungaretti: Veglia



Un'intera nottata 
buttato vicino 
a un compagno 
massacrato 
con la sua bocca
 digrignata
 volta al plenilunio
 con la congestione 
delle sue mani
 penetrata 
nel mio silenzio
 ho scritto
 lettere piene d'amore 

Non sono mai stato 
tanto 
attaccato alla vita
   

“Veglia” è una poesia composta il 23 dicembre 1915 e inclusa definitivamente nella raccolta “L'allegria”. Considerata dunque come un componimento superbo, accerchiata da un alto livello d'espressione che la rende conturbate rispetto a tutti gli altri scritti della raccolta , i pochi versi riflettono gli albori della guerra, una triste e truce ferita mai rimarginata nell'animo del poeta. Accanto a un compagno caduto disgraziatamente in battaglia, Ungaretti descrive nel tratto lugubre della trincea un quadro dove a parlare è l'uomo di fronte alla morte: un corpo ormai privo di vita che attende solamente di essere sepolto. Ne consegue, non senza termini deformi e saturi di crudeltà, una parte d'esistenza che egli stesso conserva e l'orrore provato nell'osservare lo sguardo opaco del defunto; riesce in qualche modo a scuoterlo, ritrovando quella voglia di vivere e di lottare, una spinta verso la luce. Il desiderio di non voler abbracciare la morte è molto più potente del rischio di non riuscire a vivere. L'assenza di punteggiatura aumenta la straziante figura sempre presente, come una flusso di visioni e parole incollate nel suo linguaggio. A dimostrazione di un pensiero non fatalista, gli ultimi versi si dimostrano staccati dal componimento, una voce lontana dal coro, la disperata voglia di continuare a lottare, nonostante abbia visto già chiaramente di cosa sia, effettivamente, capace la guerra. Il suo spirito sarà arricchito anche dalle speranze perdute dell'amico, e si farà portavoce di chi ormai non può più arrancare ai valori della vita. Ungaretti tenta di descrivere in brevi passi il suo indissolubile bisogno di ricercare un senso alla grandiosa serenità che tanto brama e spera. Da sopravvissuto, la resa non è contemplata. Un continuo avvicinamento al candido bagliore del respiro, che conduce alla completezza.

Al prossimo appuntamento!

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