lunedì 25 maggio 2015

Letteratura.info - Isabella di Morra: l'infelice silenzio della poesia



I fieri assalti di crudel Fortuna
scrivo piangendo, e la mia verde etate;
me che 'n sí vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.
Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate;
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna,
e col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l'alma sciolta
essere in pregio a piú felice rive.
Questa spoglia, dov'or mi trovo involta,
forse tale alto Re nel mondo vive
che 'n saldi marmi la terrà sepolta.  


Isabella di Morra possiede una personalità cara al femminismo vero, un'umanità che nei secoli è servita alle donne per rappresentarsi, per tentare un confronto anche attraverso dei testi scritti che raccontano, ma si ostinano a non parlare, eludendo la realtà sociale e politica.
Lei è la poetessa infelice, dalla vita travagliata, ma che nonostante ciò continua a destare curiosità da ogni parte del mondo. 
La sua storia è tanto breve quanto annegata nella disgrazia: figlia del barone di Favale, fu barbaramente uccisa dai suoi fratelli a causa della relazione clandestina con Diego Sandoval de Castro. Non esistono notizie certe riguardo il rapporto tra i due amanti, ma ciò è bastato a porre fine alla vita della giovane poetessa, che ci ha lasciato molto più dell'amarezza.
Benché i testi giunti a noi siano relativamente pochi, alcuni hanno stabilito la vicinanza della sua poetica alle icone classiche del Petrarchismo, e delle fondamentali influenze del suo tempo; altri ancora ripetono un errore di continuità in tale ragionamento, poiché l'inusuale corrente di Isabella non si allaccia a nessun genere. Assomiglia a quella di Leopardi; possiede tutti gli ingranaggi esatti che tendono ad etichettarla come la poetessa malinconica e dal pessimismo radicato nei versi, eppure non conosciamo la concezione dell'esistenza, o del pensiero nei confronti dell'uomo. Cogliamo solo la solitudine di una donna che, nella sua breve esistenza, ha scritto di lei, delle sue pene e delle sue angosce, in un corpus che solamente adesso riesce a trovare un alito di considerazione.

Al prossimo appuntamento!

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