martedì 12 maggio 2015

Letteratura.info - Giovanni Boccaccio: Decameron (Conclusione e difesa)



Il morbido carattere colloquiale e disinteressato della conclusione del Decameron, non estirpa la coerenza degli argomenti utilizzati da Boccaccio, ma si presenta come telo contraddittorio e incoerente nel preciso dibattito che si accinge ad accendere.
L'autore parla alle donne bigotte e ipocrite, illuminante solamente dalle abitudini dei loro limiti. Sono definite con ironia sprezzante, eternamente diverse dalle figure femminili che Boccaccio, nel proemio, s'ostina a difendere a spada tratta.
L'autore si rivolge alle critiche con distacco, stilando però una serie di dettagli e di argomenti che, con facilità, possono essere utili a ricreare ciò che è il suo punto di vista. Alla troppa lascìvia contenuta nella sua opera, Boccaccio ricalca le esigenze stilistiche della matrice principale. Tutto ciò è destinato a un pubblico d'intrattenimento che si distoglie dal senso immorale generico. Il linguaggio azzardato è inoltre in perfetta sintonia con la materia, ovvero, una forma corretta da accostare al tema.
Lo scopo di Boccaccio è sfruttare l'integra comunicazione diretta per creare piacere nel lettore; ciò lo rende immune da qualsiasi accusa.
La variabilità del Decameron porta Boccaccio a soddisfare le esigenze di ogni tipo di pubblico, il quale può avvicinarsi a tipiche rubriche mentali d'appartenenza ritenute affini.
Le parole, gli atteggiamenti, i comportamenti scurrili o denunciati dall'etica in verità non fanno altro che appartenere alla realtà e riflettere l'immagine della vita naturale e nuda.

La sua letteratura non insegna nulla, e non va censurata perché priva di scopi maliziosi.  

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