lunedì 27 aprile 2015

Letteratura.info - Eugenio Montale: Spesso il male di vivere (Ho incontrato)




Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia, 
era l'incartocciarsi della foglia 
riarsa, era il cavallo stramazzato. 

Bene non seppi, fuori del prodigio 
che schiude la divina Indifferenza: 
era la statua nella sonnolenza 
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato


"Spesso il male di vivere ho incontrato" è una poesia di Eugenio Montale e fa
 parte dell'omonima raccolta “Ossi di Seppia”; risulta il perfetto cardine del pensiero filosofico dell'autore.
La stagnante emotività del “male di vivere” si lega alla concezione negativa che Montale ha dell'esistenza umana, in generale, in ogni sua sfumatura. Di conseguenza la stessa debolezza della penna, in questo caso, può solamente portarlo a raccontare ciò che vede e che sente, senza però riuscire ad alienare l'infinita ricerca di una soluzione.
L'unica evasione dal pessimismo cosmico è la divina indifferenza che lui, a differenza d'altri, cerca di eliminare. Seguendo l'introspettivo intuito di Montale, possiamo comprendere  la classificazione dei mali del mondo fatta nella prima quartina, rappresentati dallo scrosciante concerto del ruscello, dall'agonia della foglia che cade, da un cavallo stremato. Tutto ciò conduce ad un'unica fonte di bene, ovvero la totale apatia delle proprie tragedie. Vi è un climax ascendente che man mano si smorza, lasciando un leggero retrogusto che ricorda l'atmosfera Leopardiana, cambiandone però il contenuto sentimentale, in quanto Montale è testimone diretto di guide sbagliate, una malattia che si basa su elementi conoscitivi molto più concreti.

Al prossimo appuntamento!


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